Inchiesta: Archeologia subacquea

Archeologia subacquea: in arrivo la mappa del mare

L'iniziativa Archeomar ha già individuato oltre 760 siti sommersi nel sud Italia e ora è passata a Toscana e Lazio, per scoprire e tutelare un patrimonio per lo più sconosciuto.

Archeologia Francesco Amorosino 24/03/2011
Titolo: Locandina del progetto
Fonte: Archeomar

Tempeste, scogli, attacchi dei nemici, errori, ammutinamenti, saccheggi: sono innumerevoli i pericoli cui andava incontro chi viaggiava per mare nei tempi antichi, e spesso succedeva che le imbarcazioni colassero a picco e venissero inghiottite dagli abissi, adagiandosi nel fondo del mare dimenticate da tutti. Negli abissi finivano anche i rifiuti come cocci o vecchie anfore, nel mare potevano crollare strutture come peschiere o pezzi di porti. E dal mare tutti questi reperti vengono conservati, perché, soprattutto a elevate profondità, non c'è deterioramento e l'acqua diviene come una macchina del tempo capace di custodire per secoli gli antichi tesori.

L'Italia, non ci si stanca mai di dirlo, detiene una buona fetta del patrimonio culturale mondiale, non solo sulla terraferma ma anche nelle proprie acque territoriali, dove per anni ci si è imbattuti in reperti incredibili, e gli amanti delle immersioni lo sanno bene. Proprio la caratteristica di casualità di questi rinvenimenti ha determinato la precarietà dei siti, spesso saccheggiati da 'cacciatori di tesori' improvvisati o da vere organizzazioni dedite al traffico illecito di beni archeologici. Dall'esigenza di tutelare questa ricchezza nazionale deriva la necessità di conoscere cosa c'è nel nostro Mediterraneo, mappando con perizia scientifica i siti più importanti e andando a scoprirne di nuovi.

Censimento delle coste del Sud ItaliaTutto questo e anche di più è il progetto Archeomar, di cui in questi giorni vengono presentati i risultati della seconda edizione, una grande iniziativa che mira a censire i beni archeologici sommersi nei fondali italiani per poterli conoscere, tutelare e predisporli ad essere fruiti dal pubblico, soprattutto in loco. Istituito con la legge numero 264 dell'8 novembre 2002, il progetto ha iniziato la raccolta dei dati dal Sud Italia, concentrandosi su Campania, Basilicata, Calabria e Puglia, partendo nel 2004 con un lavoro durato quasi due anni. Mentre in questi mesi è alle battute finali il progetto Archeomar 2, finalizzato ad indagare le coste di Lazio e Toscana. Entrambi hanno riportato risultati davvero sorprendenti.

Durante il primo Archeomar, navi oceanografiche supportate da altre imbarcazioni più piccole hanno effettuato 322 giornate di indagini in mare, ispezionando 360 chilometri di fondo marino con il 'side scan sonar' e gli archeologi subacquei hanno effettuato ben 176 immersioni, mentre i ROV (veicoli filoguidati forniti di telecamere) hanno realizzato oltre 300 rilievi. Un lavoro imponente che ha permesso di censire 763 siti archeologici, di cui 476 documentati solo sulla base archivistica e bibliografica, mentre 287 sono stati individuati in mare e quindi posizionati con precisione sulla mappa e studiati. Di questi 99 sono in Calabria, 90 in Campania, 94 in Puglia e 4 in Basilicata, la regione che ha meno coste delle altre. 

I vari siti custodiscono 119 relitti di navi, 47 strutture sommerse (come peschiere, opere portuali o banchine d'attracco), 65 'insiemi di reperti' (spesso sparpagliati sul fondo marino e distanti tra loro), 16 relitti di mezzi non navali come aerei, sottomarini e mezzi da sbarco e, infine, 40 reperti singoli. La maggior parte dei siti si riferisce all'età romana, mentre il 30 per cento circa è di età contemporanea e si riferisce soprattutto ai relitti della prima e della seconda Guerra Mondiale. Dei siti censiti oltre 100 sono del tutto nuovi e frutto solo delle indagini Archeomar: tra questi spiccano i due affascinanti relitti di Capri che presentano carichi di anfore integri e ancora in posizione di stivaggio.

Anfore nei fondali campaniSeppure ancora in corso il progetto Archeomar 2 ha già offerto dei risultati interessanti: in 55 giorni di ricerca effettuati con due navi sono stati individuati 30 siti archeologici, alcuni anche a profondità elevata, fino a 600 metri, tra cui 15 siti del tutto nuovi. Tra questi anche testimonianze dello sbarco degli Alleati nel Lazio durante la seconda Guerra Mondiale, anche se per la maggior parte si tratta di siti dell'età classica romana. Un lavoro davvero difficile e laborioso, con molte ore passate a controllare gli scanner per individuare piccoli puntini sul fondo marino che potrebbero indicare reperti, ma anche scogli. In quel caso si interviene con i robot per indagare da vicino. 

Archeomar è supervisionato da comitati e direzioni scientifiche composte da esperti del ministero dei Beni Culturali e dalla Direzione generale per i Beni Archeologici, mentre la fase più operativa è stata affidata a varie società per i diversi compiti, capitanate alla cooperativa Nautilus di Vibo Valentia sulla base di una gara d'appalto internazionale. Tutta la documentazione prodotta ha dato vita a un sito web dove trova spazio il sistema informativo territoriale, detto GIS, che permette di consultare le mappe già prodotte e le schede dei siti censiti. 

Sono stati prodotti anche un documentario, un atlante fotografico e cartografico e un manuale sulle metodiche. Ultima e non meno importante fase del progetto, è stato fornire alle Capitanerie di Porto, ai Carabinieri, alla Guardia di Finanza e alla Polizia delle schede di memoria SD contenenti tutte le informazioni sui 763 siti sommersi, mossa essenziale per la tutela e la salvaguardia del patrimonio archeologico subacqueo. L'obiettivo è concludere al più presto Archeomar 2, che sta mappando i fondali toscani e laziali, per poter procedere al censimento delle coste delle restati regioni italiane per poi passare anche a fiumi e laghi che, non c'è dubbio, riserveranno ancora molte sorprese.

LINK
- Il sito di Archeomar