Inchiesta: Burlesque

Burlesque: tra Hollywood e Cannes, l'epopea di un genere dal teatro al grande schermo

Cher e Christina Aguilera, da un lato. Uno scatenato gruppo di burrose e travolgenti spogliarelliste dall'altro. Da 'Burlesque' a 'Tournée', ecco come il cinema si appresta a raccontare lo show più scintillante e in voga del momento.

Cinema: Recensioni Laura Croce 04/03/2011
Titolo: Christina Aguilera in una scena del film
Fonte: Sony Pictures

Cavalcare le ultime tendenze non è pratica che si addica particolarmente al cinema: si rischia sempre di cadere in banalità e luoghi comuni, in particolare se a farlo è la grande macchina di Hollywood, capace di passare qualsiasi tema e qualsiasi espressione artistica al tritacarne pur di farne una pappetta digeribile per ogni tipo di pubblico in ogni parte del mondo.

Questo è esattamente quello che è successo al burlesque, anzi al new burlesque, un tipo di spettacolo sensuale ma non erotico che dagli inizi del '900 è tornato in auge nei teatri di tutto il mondo reinventandosi non come semplice antesignano dello spogliarello ma come genere a sé stante. Il burlesque, nel modo in cui si è diffuso oggi, appare fatto sì di corpi femminili che si mostrano con generosità, ma anche di ironia e creatività, di musica e a volte di danza, di costumi originali e sopratutto di donne che si divertono a non nascondersi né dietro i propri veli né dietro a un'estetica finta e convenzionale.

Già da queste poche premesse non è difficile capire come sia stata infelice e poco appropriata la scelta di 'estirpare' il nome di questo spettacolo dal suo contesto e dalle sue semplici regole di base, per applicarlo senza alcuna motivazione convincente su di un film di largo consumo e in stile MTV, costruito mischiando videoclip e citazioni dai più grandi classici del musical.

Il film in questione è ovviamente 'Burlesque' di Steve Antin, un discreto insuccesso di pubblico (e un totale disastro di critica) che doveva rappresentare lo scintillante esordio della cantante pop Christina Aguilera sul grande schermo e il grande ritorno al cinema dell'icona anni '80 Cher. Un cocktail ben preparato sulla carta, che però ha finito col tradursi in una versione romanzata e un po' ridicola dei soliti talent show televisivi, in cui l'immancabile ragazzina di provincia si trasferisce nella grande metropoli, nello specifico Los Angeles, per cercare la sua grande occasione. 

La cantante e attrice Cher in una scena del filmLa troverà, naturalmente insieme al grande amore, nel night gestito da una carismatica ex-vedette ormai sull'orlo della bancarotta, che dopo qualche scetticismo iniziale intuirà l'enorme talento della giovane riponendo in lei ogni speranza per il proprio futuro e quello del locale.  Ma insieme al successo e alla fama arrivano anche le 'grandi scelte' e così la nostra ragazza di provincia si troverà davanti al fatidico bivio: abbandonare chi l'ha sostenuta sin dall'inizio per rincorrere il sogno di diventare una star, o restare fedele ai suoi principi?

Con 'Burlesque', in pratica, sembra di guardare 'Le ragazze del Coyote Ugly' che tentano con poco successo di rifare 'Cabaret', 'Chicago', 'Moulin Rouge' ecc. Tutti i grandi musical mischiati in un calderone pop in cui a salvarsi sono solo le voci, sempre splendide, della cinematograficamente acerba Christina Aguilera e dell'imbalsamata Cher. Non c'è nulla di più triste che vedere una grande performer e la sua personalità grintosa appiattite sotto la maschera monoespressiva di un lifting. 

Se al centro della filosofia del burlesque ci sono l'onestà e la genuinità della bellezza femminile, basta solo uno sguardo sconsolante al viso di Cher, fintamente liscio e ingessato, per capire come l'opera di Steve Antin abbia ben poco a che spartire con quel genere di spettacolo. Nel film, d'altra parte, di 'burlesque' c'è solo il nome del locale in cui si svolgono gli eventi: per il resto si tratta solo di un'infilata di numeri da musical mischiati a coreografie ammiccanti in puro stile videoclip. Un collage malriuscito, fastidioso perché in contrasto totale con tutti i generi che si propone di omaggiare e rieditare in chiave contemporanea.

Ma non bisogna disperare. Se Hollywood per ora ha fallito nel dar conto delle peculiarità di questo nuovo tipo di show ironico e sensuale, c'è chi dall'altra parte dell'oceano ha saputo darne una visione molto più intima e appropriata, guadagnandosi anche il premio per la miglior regia all'ultimo Festival di Cannes. Si tratta di 'Tournée', quarto film da regista dell'attore francese Mathieu Amalric, che uscirà in Italia a metà marzo e che promette di inquadrare con luce del tutto nuova il mondo del burlesque. Girato senza patinature e 'trucchi' hollywoodiani di alcun tipo, 'Tournée' si concentra sul backstage dello show, sul fascino intrinseco delle donne che lo praticano con estremo spirito di indipendenza ma anche con grande solitudine. 

Una scena del film 'Tournée' di Mathieu Almaric

La forza del film non sta solo nella celebrazione della potenza femminea delle sue protagoniste, quanto nello sguardo con cui la regia le osserva. Uno sguardo che per un verso ricerca la totale aderenza al reale, scegliendo un cast di  vere e proprie 'burlesquer' e una messa in scena scarna ed essenziale (tranne le paillettes, le piume e tutti gli altri meravigliosi fronzoli necessari alle performance), ma che dall'altro non osa attardarsi troppo sui loro corpi generosi o sulle loro labbra purpuree, mantenendo sempre un atteggiamento al confine tra il timore reverenziale e il voyeurismo.

Mathieu Amalric - impegnato nel film anche come attore, nel ruolo dell'impresario dedito a portare, tra mille difficoltà, il suo tour di new burlesque in vari teatri di Francia - riesce nell'impresa di non banalizzare il tema e di non cedere alle facili chimere della spettacolarizzazione o, al contrario, della castigazione di uno spettacolo su cui ancora si riversa una curiosità ambivalente e spesso non pienamente consapevole (come ben mostra la scena dello schizofrenico comportamento di una commessa di fronte a una delle spogliarelliste viste la sera prima sul palco). 

Certo, 'Tournée' è ben lontano dall'essere la versione cinematografica di uno spettacolo di burlesque, ma probabilmente è proprio questo che ne garantisce la riuscita: nessuno scimmiottamento, nessuna edulcorazione e nessuna pretesa citazionista. Solo fascinazione, ironia e una buona dose di quel pudore, non moralistico ma semplicemente umano, necessario per dipingere il ritratto di queste moderne amazzoni impegnate a combattere le barriere mentali ed estetiche della nostra società.