Inchiesta: Discarica Malagrotta

Rifiuti: Malagrotta, la politica indecisa siede su una bomba ambientale

Il commissario straordinario Arpa Carrubba e il presidente di Legambiente Lazio Parlati sono d?accordo: la discarica va dismessa. Intanto, il Tar ha sospeso l?ordinanza Alemanno e chiesto una perizia. Si attende l?esito del 31 marzo

Inquinamento e Rifiuti Paola Alagia ó 18/02/2011
Fonte: Immagine dal web

Una storia infinita di proroghe e di ricorsi. Ma, purtroppo, Malagrotta non è solo questo. C'è anche il tasto dolente dell'inquinamento. Fanno male all'ambiente, infatti, i continui rinvii di una soluzione definitiva, gli 'stop and go' della classe politica locale a cui si aggiungono quelli imposti dai pronunciamenti della magistratura, che chiamata in causa, vuole e deve vederci chiaro e riscontrare eventuali illegalità.

LA VITTIMA DELLA MALAGESTIONE RIFIUTI? LA FALDA ACQUIFERA. La falda acquifera, in quest'area, è la vera vittima delle decisioni di comodo che sono state prese o delle non decisioni. E se il sottosuolo non scoppia di salute, l'inquinamento ha già raggiunto anche i corsi d'acqua e neanche gli abitanti della zona vivono tranquilli. "Senza tralasciare il percolato – ha denunciato Sergio Apollonio, presidente del comitato Malagrotta – quel liquido generato dalla decomposizione dei rifiuti che andrebbe estratto e raccolto in appositi contenitori, per essere portato fuori dalla discarica. Cosa che, puntualmente, non avviene".

IL TAR SOSPENDE L'ORDINANZA ALEMANNO. Come se non bastasse, la pur criticata ordinanza del sindaco Gianni Alemanno del 12 novembre scorso  che, comunque, aveva messo in moto la macchina della messa in sicurezza di Malagrotta, è stata sospesa dal Tar. E adesso? Tale sospensiva avrà ricadute sui livelli d'inquinamento?

PARLATI (LEGAMBIENTE): "SPERIAMO CHE LA PERIZIA RISTABILISCA LA VERITA' ". Nannimagazine.it  ha approfondito la questione con Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio: "Questa decisione  non favorisce il lavoro di messa in sicurezza dell'area. Si dovrebbe impedire la fuoriuscita di materiali pericolosi da discarica e, invece, ci si ferma". "Allo stesso tempo, però - ha aggiunto Parlati - spero che questa sia la volta buona per dichiarare una volta per tutte come stanno veramente le cose a Malagrotta. Il Tribunale amministrativo regionale, infatti, ha disposto una perizia tecnica neutrale".

CARRUBBA, COMMISSARIO STRAORDINARIO ARPA LAZIO: "MESE PIU', MESE MENO, LA SITUAZIONE NON CAMBIA". A sentire Corrado Carrubba, commissario straordinario di Arpa Lazio (Agenzia regionale protezione ambientale), invece, "non è che un mese in più o un mese in meno possa determinare un disastro ambientale, se di questo si trattasse. In questo caso, comunque – ha chiarito al telefono con Nannimagazine.it – è di rischio ambientale che bisogna parlare". Su un punto, però, sono d'accordo entrambi: il caso di Malagrotta è, senza giri di parole, grave. Lo ha ribadito Carrubba che ha parlato di "una situazione seria e compromessa. Il dato non è tanto il picco del 2010 rispetto al 2009, ma il fatto più  importante è che le cifre dello scorso anno raccontano di un inquinamento che non accenna a regredire e che, anzi, è in crescita". E lo ha sottolineato Parlati: "Lo scenario  è inquietante. L'inquinamento della falda è stato certificato dall'Arpa: in 22 dei 39 piezometri (sonde inserite nel sottosuolo) sono stati sforati i valori limite di ferro, nichel, arsenico, che hanno toccato livelli 200 volte superiori ai limiti di legge. Il quadro, insomma - ha aggiunto il numero uno di Legambiente Lazio - è preoccupante".

I DATI ALLARMANTI DELLA RILEVAZIONE ARPA. Ma facciamo un passo indietro. Torniamo alla rilevazione Arpa. I dati si riferiscono al periodo febbraio-maggio 2010. L'Agenzia, dopo una serie di prelievi nel sottosuolo, ha diffuso numeri che segnalano un inquinamento altissimo delle falde acquifere, registrando picchi elevatissimi di ferro, manganese, nichel ma anche di arsenico e benzene. Non solo, ma nella relazione Arpa è venuto fuori anche butilbenzene, che ancora non è inserito nella griglia dei composti da tenere sotto controllo ma che risulta comunque tossico. Il dato più preoccupante è quello relativo alla quantità di arsenico e benzene che ha valori da record: ben 200 volte sopra il limite consentito il primo e dodici il secondo. L'analisi, comunque, ha confermato un quadro di contaminazione delle acque sotterranee, ma soprattutto un peggioramento del livello d'inquinamento rispetto alla stessa verifica condotta nel 2009. Da qui, infatti, anche l'Sos lanciato dall'Agenzia a luglio scorso, chiedendo "misure di messa in sicurezza del sito per contenere la diffusione della contaminazione", oltre a "successivi interventi di bonifica". L'ordinanza Alemanno, secondo il commissario straordinario Carrubba, stava andando proprio in questa direzione: "Finalmente, e di questo va dato atto al sindaco Alemanno, il Comune ha adottato un'iniziativa rigorosa, un punto di svolta". 

IN ATTESA DELLA PERIZIA TECNICA DISPOSTA DAL TAR. Peccato che tale  intervento del Campidoglio che prevedeva, appunto, misure urgenti per il controllo dell'inquinamento delle falde acquifere, sia per ora in stand-by. Dopo il ricorso presentato dalla E. Giovi srl (società del gruppo Co.la.ri che gestisce Malagrotta), il Tar ha sospeso il provvedimento del sindaco fino al prossimo 27 aprile e disposto una perizia per verificare l' "idoneità degli interventi" previsti dal primo cittadino, per soddisfare le esigenze di pubblico interesse, richiamate nell'ordinanza e "le condizioni della loro realizzabilità", ma anche per accertare la riconducibilità dell'inquinamento delle falde acquifere ad azioni della E. Giovi (Nel suo ricorso, infatti, la società che fa capo a Cerroni  aveva sostenuto la tesi secondo cui non c'è nessuna possibilità che i dati diffusi dall'Arpa siano riconducibili alla discarica e che  sostanze inquinanti emerse siano addebitabili alla natura geologica dei luoghi e non ad attività antropiche). I risultati della perizia dovranno essere presentati entro il prossimo 31 marzo. E Lorenzo Parlati è fiducioso sugli esiti: "L'area di Malagrotta, è vero, ha troppi impatti ambientali: c'è la discarica, c'è l'inceneritore per l'ospedaliero, c'è la raffineria. Dalla rilevazione dell'Arpa, tuttavia, è emersa la relazione tra l'inquinamento e la discarica. É, quindi, soprattutto quest'ultima la fonte di tutti i mali". Intanto, però, se l'ordinanza si può sospendere, l'inquinamento difficilmente può essere messo in stand-by. Il deterioramento delle falde acquifere non conosce stop così come il grido d'allarme lanciato dagli abitanti della zona che vedono sempre più compromesso il luogo in cui vivono.

LAVORI IN CORSO NEI PRESSI DI MALAGROTTA. Come se questo quadro non fosse già abbastanza fosco, l'area di Monti dell'Ortaccio, anch'essa di proprietà di Manlio Cerroni, continua a far parlare di sé. Nel terreno adiacente a Malagrotta, in queste ultime settimane, i residenti e i comitati di quartiere hanno assistito a un certo dinamismo. "Arrivano numerose e sempre più pressanti le richieste della cittadinanza della Valle Galeria su cosa stia avvenendo nei pressi della discarica di Malagrotta, in un'area ricompresa tra Piana del Sole e l'attuale sito di smaltimento dei rifiuti – ha scritto in una nota Augusto Santori, consigliere Pdl del Municipio XV – Ci associamo quindi alle preoccupazioni espresse dal Comitato Malagrotta e da altre associazioni ambientaliste per sapere cosa stia realmente avvenendo in quella zona". Santori ha chiesto, quindi, alle amministrazioni di fare chiarezza "sugli sbancamenti in corso": "La preoccupazione della cittadinanza è legata in particolare alla debolezza dimostrata negli anni passati dalla classe dirigente locale e regionale", ha insistito Santori parlando di "una implicita  subordinazione al privato che gestisce la discarica, oltre che il gassificatore di Malagrotta, e che risulta anche proprietario delle estese aree adiacenti alla discarica, tra cui quella di Monti dell'Ortaccio, in più di un'occasione indicato dalle passate giunte regionali come potenziale sito per una nuova discarica".

E SE L'IPOTESI  MONTI DELL'ORTACCIO PRENDESSE CORPO? Per ora siamo solo sul piano delle congetture. Ma se l'ipotesi Monti dell'Ortaccio come sito alternativo  diventasse realtà, quali conseguenze ci sarebbero sotto il profilo ambientale? Un interrogativo che Nannimagazine.it ha rivolto sia a Corrado Carrubba che a Lorenzo Parlati. "Quella di Malagrotta è una discarica a esaurimento veloce che andrebbe bonificata e messa in sicurezza – è stata la premessa che ha fatto il commissario straordinario dell'Arpa – ma è anche vero che nessun amministratore può pensare di chiudere la discarica senza avere vie d'uscita. L'errore è stato commesso negli anni passati, quando nessuno, né in Regione né in Comune, ha pensato che prima o poi Malagrotta si sarebbe esaurita e che sarebbe servita un’alternativa". Sui rischi di propagazione dell'inquinamento all'area adiacente di Monti dell'Ortaccio, invece, Carrubba è stato perentorio: "Non si può dire in assoluto e in astratto. Non c'è nessuna norma che impedisca di fare impianti in un'area inquinata. Casomai – ha aggiunto – il problema è di opportunità: occorrerebbe  valutare se è il caso di gravare ulteriormente su un territorio e una popolazione che si sono sacrificati già per tanti anni". 

Per il presidente di Legambiente Lazio, intanto, "anche se Malagrotta chiudesse, il suo territorio per almeno altri 30 anni, come prevedono le leggi, dovrebbe continuare a essere monitorato con analisi e campionamenti". E l'ipotesi Monti dell'Ortaccio ? "Senza dubbio, tale ipotesi, dal momento che quest’area si trova al di là della strada rispetto a Malagrotta, significherebbe estendere verso ovest gli effetti negativi della discarica". Secondo Parlati, però, "l'intera discussione su questo problema continua a essere falsata. Non ha senso pensare a un nuovo sito – ha spiegato – se poi l'80 per cento dei rifiuti che dovrà accogliere non viene prima trattato: un luogo così è chiaro che non esiste da nessuna parte. La soluzione va cercata in un nuovo modello di gestione dei rifiuti, fondato su riduzione, riuso e soprattutto potenziamento della raccolta differenziata, passando al porta a porta. Perché non si comincia a parlare di questo e, a esempio, di come Ama ha intenzione di investire i 630 milioni di euro che i cittadini pagheranno quest’anno in bolletta?".

"MALAGROTTA DEVE CHIUDERE". La discarica più grande d'Europa è ormai quasi satura e se a questo si aggiunge l'inquinamento fuori misura dell'intera area si dovrebbe arrivare a un'unica conclusione: Malagrotta deve chiudere. Lo dice il commissario Carrubba che parla di "dismissione non più rinviabile", lo afferma il presidente Parlati per il quale "la scelta di ulteriori proroghe sarebbe solo surreale" e lo chiedono i residenti. Apollonio, numero uno del Comitato Malagrotta, non usa mezzi termini: "Noi una Malagrotta forever, per l'impotenza della classe politica, non l'accettiamo". I riflettori, adesso, sono puntati sulla perizia richiesta dal Tar: "Che si arrivi alla chiusura di Malagrotta – è stato il ragionamento di Parlati – a mio avviso significa davvero pretendere troppo. Mi auguro, però, che almeno si arrivi ad attestare l'impatto serio della discarica sull'ambiente circostante, che si verifichi come l'inquinamento abbia toccato la falda acquifera, raggiungendo i corsi d'acqua fino al Tevere. Se venisse dimostrato tutto questo – ha concluso il numero uno dell'associazione ambientalista –sarebbe, poi, anche più difficile pensare di poter mantenere ancora in vita Malagrotta".

LA TESTIMONIANZA DIRETTA. Che i fiumi siano stati facile bersaglio della mala gestione dei rifiuti laziali lo dimostra un'esperienza diretta che un paio d'anni fa ha visto protagonista proprio il presidente del Comitato Malagrotta, Apollonio: "Mi trovavo nei pressi del Rio Galeria, all'altezza di via degli Oleodotti, lì dove si trova il gassificatore – ha raccontato a Nannimagazine.it – Ero insieme alla troupe di una tv locale per un'intervista quando abbiamo visto una colata pestilenziale venire giù nel canaletto di scolo delle acque piovane. Per fortuna c'era la telecamera che ha potuto filmare questa gravissima violazione". D'altronde "non da ora – ha rincarato la dose Carrubba – il Rio Galeria, in base ai nostri indicatori di qualità, è tra gli ultimi della classe".

QUEL LEGAME FORTE TRA AMBIENTE E SALUTE. A breve dall'Arpa dovrebbero arrivare nuove rilevazioni, come ha anticipato il suo commissario straordinario: "Il nostro è un piano di monitoraggio annuale, con due campionamenti all'anno. Nei prossimi mesi – ha concluso Carrubba – sicuramente avremo nuovi dati". A proposito di indagini e studi, però, c'è un altro aspetto che merita di essere approfondito e cioè il legame tra l’inquinamento della Valle Galeria e la salute dei suoi abitanti. E Lorenzo Parlati, oltre a sottolinearne la correlazione, ha anche sollevato un interrogativo a cui Nannimagazine.it cercherà di rispondere: "Esiste uno studio epidemiologico sui cittadini della Regione Lazio che risale ai tempi di Angelo Bonelli, assessore all'Ambiente. Dov'è finito? Sarebbe importante conoscerne le conclusioni – ha concluso il presidente di Legambiente Lazio - Anche se da questa indagine non mi aspetterei nulla di buono sotto il profilo della salute perché tale area è altamente inquinata". 

LINK
- Rilevazione Arpa (febbraio-maggio 2010)
- Sentenza Tar di sospensione dell'ordinanza Alemanno