Inchiesta: Rom in Italia

Rom: servizi sociali lontani da bambini e famiglie

Lo rivela una ricerca finanziata dalla Commissione europea in cinque città italiane: Napoli, Roma, Milano, Bari e Bolzano. Troppo spesso sono le forze dell'ordine a portare all?attenzione delle autorità i minori, che poi finiscono nelle case-famiglia.

Immigrazione Paola Simonetti 14/02/2011
Fonte: Immagine dal web

Le tragedie sono figlie di disorganizzazione e inadempienze. Le ultime drammatiche morti avvenute nel rogo di una baracca abitata da rom, a Roma, ripropongono problemi mai risolti sul capitolo nomadi. A cercare di sondarli ci ha provato una ricerca, finanziata dalla Commissione europea nell'ambito del programma "Diritti fondamentali e cittadinanza", condotta in cinque città d'Italia (Napoli, Roma, Milano, Bari e Bolzano) dall'European Roma Right Center, da OsservAzione e dall’Osservatorio sul razzismo dell’università di Roma Tre. 

Ne è scaturita la presa d'atto che l'assistenza sociale nei campi nomadi langue. Resta drammaticamente lontana da famiglie e bambini, soprattutto quando residenti in alloggi abusivi. La delega automatica scatta verso le associazioni del terzo settore, che però rispondono a bisogni strettamente territoriali, senza poter fare  riferimento ad una logica unitaria a livello nazionale.

La conseguenza è una pressochè totale non conoscenza, da parte dei servizi sociali, delle reali condizioni in cui vivono i rom, che sfocia in un mancato intervento, cruciale per prevenire eventi tragici come quelli recenti. L'analisi, che ha preso in esame aspetti legislativi e registrato la situazione sul campo nelle cinque metropoli italiane, ha rilevato che Napoli, Roma, Milano sono interessate dalla dichiarazione dello stato d’emergenza del 2009 prorogato dal governo fino al 2011. 

"Uno degli scopi dello stato d’emergenza era tutelare i diritti dei minori rom – ha spiegato  Daria Storia di OsservAzione – . Ma, a seguito di 95 interviste a famiglie rom nei procedimenti di affido e adozioni, a minori rom in case famiglia, a personale delle strutture e assistenti sociali, giudici minorili, avvocati, associazioni e insegnanti, è emersa in primis l'insufficienza delle politiche sociali. Situazioni che non dovrebbero arrivare in tribunale, finiscono davanti al giudice perché manca l’intervento dei servizi sociali". 

Non sono questi ultimi dunque, ma le pattuglie delle forze dell'ordine, aggiunge la Storia, a portare all'attenzione delle autorità i minori rom: "Le segnalazioni riguardano accattonaggio e assenza da scuola. Queste da sole non giustificano la sottrazione del bambino alla famiglia ma poi aprono procedimenti penali che sfociano nell'affido temporaneo a case- famiglia". Soluzioni queste che, tuttavia, non si rivelano in grado di tutelare realmente il minore: dalle strutture di affido, infatti, i ragazzi fuggono dopo 2 o 3 giorni, con casi di bambini affidati alle case famiglia più di 10 volte in un anno. 

Ma il nodo critico è anche un altro, conclude Daria Storia: "Spesso non ci sono mediatori che spiegano ai genitori cosa succede. Le famiglie rom sono spaventate dall'apertura di questi provvedimenti, perché sprovvisti di documenti o con  precedenti penali. In questi casi i genitori non si presentano in aula e i giudici possono dichiarare l'adottabilità del bambino".