Inchiesta: Inchiesta Aiazzone

Aiazzone: e se fallisse anche B&S? La situazione precipita

Prosegue la nostra inchiesta ? La società dei Borsano e dei Semeraro non è più così sicura di superare lo scoglio del concordato. Intanto anche Panmedia viene risucchiata nel buco nero. Lavoratori senza stipendi e negozi allo sbando.

Cronaca economica Ulisse Spinnato Vega 09/02/2011
Fonte: Immagine dal web

Il marchio Aiazzone vede il baratro ormai a pochi passi. Le prospettive di concordato si fanno difficili per B&S, Holding dell'Arredo è già fallita e l'affittuaria Panmedia è alla canna del gas con fatturati a terra, debiti che galoppano a briglia sciolta e una penuria di liquidità da allarme rosso. I vertici non comunicano con i punti vendita, gli uffici (per esempio Barberino) sono allo sbando e i sindacati non ricevono più notizie sui pagamenti degli arretrati di stipendio. 

Infine, ciliegina sulla torta, arriva il coinvolgimento di Giovanni Semeraro nelle peripezie societarie (e giudiziarie) di Lele Mora e della sua Immobiliare Diana. D'altronde già Nannimagazine.it aveva sottolineato in passato la confidenza dell'imprenditore di Erbusco con i paradisi fiscali tipo il Lussemburgo. Una predilezione per il granducato che ha radici profonde, in verità, anche tra i 'furbetti del comodino'.

IL SILENZIO DI SCICCHITANO. Andando con ordine, è bene cominciare da Holding dell'Arredo. Dopo un'iniziale e cordiale disponibilità, allo studio del curatore fallimentare hanno cambiato atteggiamento (c'è forse lo zampino di Panmedia o di qualcuno dei furbetti?). Scicchitano non risponde più al cellulare e le segretarie hanno sollevato un cortese muro di gomma rispetto a ogni tentativo di contatto per avere nuove informazioni sulla procedura liquidatoria. Le voci, tuttavia, circolano insistenti e in base a quanto emerso finora qualche previsione attendibile la si può pure azzardare: Scicchitano presenterà a Giuseppe Gallo, amministratore di Panmedia, il conto di un canone d'affitto di ramo d'azienda finora non adeguato. E per la società torinese sarà un conto salato, forse troppo.

HOLDING: IPOTESI E INDISCREZIONI. La curatela fallimentare potrebbe disdettare il contratto e in quel caso si aprirebbe un problema gravissimo per i punti vendita ex Emmelunga ma anche Emmeuno e Emmedue (le Srl satellite superstiti, Emmecinque aveva un pugno di dipendenti e ha già chiuso i battenti da tempo). Oppure Scicchitano potrebbe voler verificare i requisiti di capitale e di bilancio di Panmedia e allora avrebbe soltanto da mettersi le mani nei capelli. Intanto, alcune indiscrezioni segnalano che dietro il fallimento di Holding potrebbe esserci un intervento della procura di Roma. Nannimagazine.it sta cercando di verificarle, ma una cosa è certa: il crac della società di Renato Semeraro, per quanto 'pilotato' dai furbetti, ha scombinato i progetti di Gallo e mandato all'aria il piano industriale Panmedia, spingendo anche Gianni Semeraro a una mutazione radicale di atteggiamento.

IL CASO DI PESCARA. I sei punti vendita che l'imprenditore di Erbusco era interessato a rilevare sono quasi tutti ex Emmelunga. Per cui adesso sono indisponibili e rientrano nella gestione della curatela. L'esempio più lampante riguarda Pescara. A dicembre lo store abruzzese doveva chiudere i battenti e il 3 gennaio sarebbero dovute entrale le squadre per la sistemazione dei locali in vista del cambio di casacca e del nuovo debutto. A fine anno, i dipendenti hanno saputo che la data di chiusura sarebbe slittata almeno di un'altra settimana, i lavori non sono iniziati (a parte un intervento degli elettricisti) e al momento i venditori (ancora inquadrati con Emmedue) non hanno notizie né dall'una né dall'altra parte. Il negozio è completamente vuoto e gli addetti stanno lì a rigirarsi i pollici e ad accogliere qualche cliente che di tanto in tanto arriva per lamentarsi delle mancate consegne.

IL DIETROFRONT DI GIANNI SEMERARO. L'unico centro vendita libero da pendenze è quello di Lamezia e su esso al momento si stanno concentrando tutti gli sforzi di Erbusco tramite la Semeraro Sud. Pescara, forse, sarà il secondo a essere preso in carica da Gianni Semeraro, ma l'esito rimane sub judice. Nannimagazine.it aveva raccontato di un contratto di cessione definitiva dello store. Tuttavia si sa che il fallimento ha effetti retroattivi sugli asset dismessi in antecedenza e ciò vale anche se sono intercorsi due anni (un anno invece per la revocatoria ordinaria). Per il resto, l'imprenditore originario di Ostuni ha tolto la propria garanzia nei confronti dei fornitori che mandavano merce agli altri cinque punti vendita inizialmente di suo interesse: un problema in più per Panmedia che ormai gode di scarsa credibilità presso le aziende produttrici. Giovedì scorso, a Roma, i sindacati confederali avevano un incontro con i legali dello stesso Gianni Semeraro per i negozi e gli addetti che lui avrebbe dovuto prendere in carico. Panmedia era attesa al tavolo, ma da Torino non si è fatto vivo nessuno. I legali di Semeraro, dal canto loro, hanno fatto capire alle sigle dei lavoratori che era necessario uno stop in attesa di sviluppi e i confederali sono andati su tutte le furie.

LE DIFFICOLTA' DEI VENDITORI. C'è ancora un altro inghippo che ha a che fare con il fallimento di Holding dell'Arredo: tutta la mobilia in esposizione negli store ex Emmelunga e le merci nei magazzini fatturate a Holding non possono essere toccate perché a disposizione del curatore. Eppure risulta che qualche pezzo in mostra sia stato dato ai clienti disperati e, tra l'altro, parte dei prodotti di magazzino potrebbe essere stata acquistata da Panmedia. Dunque, per i venditori è difficile persino capire cosa devono e cosa non devono toccare, mentre per il curatore sarà lunga e laboriosa la ricostruzione patrimoniale. In più, nemmeno gli acconti di Holding possono essere rimborsati agli utenti, così come sono bloccati i finanziamenti. Una situazione quasi grottesca per i lavoratori che si trovano a fronteggiare la furia (a volte violenta) dei clienti gabbati. "La coda in negozio c'è – dice un dipendente – ma è tutta gente che vorrebbe metterci le mani addosso". L'unica, teorica, possibilità di salvezza è che ora i fornitori chiedano di trasformare i crediti in quote di una nuova società che porti avanti l'attività almeno in via provvisoria.

B&S E IL CONCORDATO. Sullo stato dell'arte del gruppo e la gestione comatosa di Panmedia si tornerà a breve. Prima è importante capire cosa accade all'altra gamba societaria su cui si regge la proprietà Aiazzone: ossia B&S. Se Holding è un arto ormai amputato, la Spa capogruppo è praticamente in cancrena. L'udienza a Tivoli per il concordato preventivo era fissata al pomeriggio del 3 febbraio, ma il Tribunale ha subito deciso un rinvio al 18 febbraio per incongruenze nei documenti presentati da alcuni creditori. In quella sede si dovrà votare e comunque da quel momento, qualora non fosse necessaria una seconda adunanza, i creditori stessi avranno venti giorni per comunicare, via raccomandata, se accettano o rigettano la proposta del debitore al 7,48%. Poi il giudice dovrà omologare o meno il concordato e per farlo ha un tempo teorico di sei mesi a disposizione. Probabilmente il tribunale terrà conto delle esigenze di carattere industriale del marchio e del gruppo. E forse cercherà di abbreviare i tempi. Purtuttavia, sarà difficile avere un responso prima della seconda metà di marzo.

"NON E' DETTO CHE CE LA FACCIANO". I fornitori, molti dei quali sondati da Nannimagazine.it, sono da tempo nettamente schierati per il rifiuto. "La B&S ha presentato una contabilità a dir poco allegra. Dice, per esempio, che su un milione di esposizione ha pagato 800mila euro di cambiali. In realtà quelle cambiali sono protestate, ma loro non le ascrivono nemmeno a bilancio come debito", strepita un creditore che chiede l'anonimato. Un altro spiega: "Hanno presentato come credenziale un valore di 25milioni di euro in mobili. Mi sembrano credenziali un tantino gonfiate. Secondo me hanno stilato bilanci falsi. Tanto si sa che i soldi li hanno già fatti sparire". Le aziende fornitrici temono l'accordo tra le banche per l'accettazione di un concordato che avrebbe il sapore della beffa. "Eppure l'aria sta cambiando. Non è così sicuro che gli istituti di credito si piegheranno – spiega un terzo creditore – I furbetti ci tengono a salvare B&S e forse ci riusciranno. Ma al momento non lo darei per scontato".

L'OMBRA DI GIESSEGI. La partita è decisiva per i Borsano, i Semeraro e Palenzona. Ma, su un altro fronte, è decisiva anche per i lavoratori e per le (residue) ambizioni di Gallo e Panmedia. Se anche B&S dovesse fare crac dopo Holding, sarebbe veramente la fine. Si sa che le aziende fornitrici, quantomeno le maggiori, stanno facendo cartello contro le banche. Vogliono il fallimento e qualcuno già sussurra il possibile sbocco che tutta la vicenda potrebbe avere: "Vedrai che questi falliscono, poi arriva un gigante come Giessegi (Valentini, ndr) e si compra l'intera baracca con due lire. Allora sì che il marchio rinasce su basi solide". L'ipotesi per adesso è poco più che un auspicio, ma in prospettiva nulla è impossibile. Intanto si discute di possibili fondi di investimento interessati all'affare. Mentre è plausibile che lo stesso Gianni Semeraro si sia tirato momentaneamente indietro in attesa di potersi prendere la fetta della torta che gli interessa senza un grosso impegno finanziario (magari rilevando con qualche milioncino una Panmedia a sua volta in via di fallimento).

PANMEDIA IN DISARMO. B&S in bilico, Holding dell'Arredo fallita (in due qualcosa come 500 milioni di debiti o poco meno), la piccola Panmedia che viene risucchiata nel gorgo (con un buco di 15-20 milioni). Il redde rationem si avvicina: poche settimane, qualche mese e tutto potrebbe essere deciso. Nel frattempo la società torinese sembra giocare a nascondino con dipendenti e sindacati, mentre scioperi e agitazioni infuriano nei punti vendita di tutta Italia. I lavoratori attendono le mensilità di novembre, dicembre e ormai anche di gennaio. Più 13esima e 14esima. Ora mancano addirittura i cedolini delle buste paga. "Forse hanno paura che facciamo loro le ingiunzioni", vibra un venditore incavolato. E altri si organizzano con gli avvocati o accarezzano l'idea di rivolgersi all'Ispettorato del lavoro. I negozi sono vuoti e allo sbando, i ricavi (600mila euro circa a dicembre, 2milioni a novembre) sono adesso ai minimi termini e l'azienda nega qualunque comunicazione ufficiale. Nel frattempo le sigle sindacali sono in subbuglio e il 15 febbraio Panmedia sarà chiamata a rendere conto di ciò che sta accadendo presso il ministero dello Sviluppo economico, presenti anche i rappresentanti dei lavoratori. Intanto si è scioperato a Modena, Bologna e Parma per diversi giorni nell'ultima decade di gennaio, tutti i punti vendita toscani sono andati in black-out lo scorso weekend e a Capena i lavoratori incrociano le braccia fino a domenica prossima. Le attività si sono fermate adesso pure a Bari, ma sarebbe troppo lungo elencare i negozi del gruppo, da Nord a Sud, in cui la protesta sta dilagando.

"SCADUTE ANCHE LE LICENZE DEI SOFTWARE". "Venti giorni fa abbiamo fatto una riunione a Pomezia con i nuovi dirigenti Panmedia – racconta una dipendente di Capena – Ci avevano fatto una buona impressione, ma in realtà ci stavano raccontando solo balle. La merce non arriva e ci sono persino scadute le licenze dei computer, dunque non possiamo più vendere". Tra le figure vicine a Gallo presenti a quell'incontro c'era Stefano Favari, il braccio destro, l'uomo cui l'amministratore unico sta delegando sempre più le grane che piovono da ogni parte. "Gallo si nega, forse non ne può più", sibila qualcuno. E intanto si vocifera di un rapporto sempre più difficile con Borsano e Renato Semeraro. Vista la situazione, appare a rischio persino la cassa integrazione per ristrutturazione (quale ristrutturazione?). E qualche sindacalista spiega: "Bisognerebbe almeno estendere l'ordinaria a tutti i dipendenti. Sennò qui c'è il pericolo di restare scoperti. Gallo comunque ne dovrà dare conto a Roma, al ministero".

IL PASTICCIO SULLA CIG. Persino sulla cig è successo un mezzo putiferio. Dopo l'accordo di dicembre, infatti, Panmedia ha atteso fino al termine ultimo del 25 gennaio per presentare il piano di rilancio. Il problema è che l'Inps eroga l'ammortizzatore solo quando l'azienda stila l'elenco dei dipendenti in cui si specifica chi è già sospeso, chi è da sospendere e chi rimane al lavoro. Tale elenco va presentato ogni 20 del mese: dunque Panmedia lo recapiterà all'Istituto previdenziale alla prima data utile, ossia il 20 di febbraio. E soltanto dopo l'Inps inizierà a erogare. "La conseguenza è che i dipendenti sospesi a partire dal 6 dicembre – spiega un Rsa – stanno a casa ma prendono ancora lo stipendio a carico di Panmedia. E questo perché la società torinese non si è preoccupata di presentare l'istanza in tempo utile".

GLI SFRATTI ESECUTIVI. Alcuni auspicano un'amministrazione controllata del gruppo e sperano che il ministero sappia vigilare. "Panmedia ormai non si cura nemmeno dei nostri scioperi, non ci manda alcuna comunicazione. Tanto i punti vendita sono improduttivi – lamenta un altro dipendente – Da un giorno all'altro temiamo di trovare le serrande chiuse alla mattina. Questa settimana, qui a Sesto, il direttore del negozio non potrà nemmeno venire perché gli hanno tolto la macchina aziendale. E noi siamo senza referente". Nel frattempo fanno capolino gli ufficiali giudiziari e partono gli sfratti esecutivi per alcuni store: a febbraio rischiano Albenga e Torino (Corso Allamano); il 23 marzo dovrebbe toccare a Figline Valdarno. "Ma paradossalmente all'azienda non gliene frega nulla. Anzi, nel caso dei punti vendita Emmelunga, loro lasciano dentro la roba e il titolare dell'immobile non gliela può sgomberare. La deve sorvegliare e custodire perché è sotto sequestro", ridacchia beffardo un altro venditore. Le manovre a livello di immobili comunque fervono: mentre anche la B&S Real Estate è in concordato, sembra che l'argomento sia stato oggetto di un faccia a faccia, la scorsa settimana, tra Gian Mauro Borsano e tre (o forse quattro) persone che per un paio di giorni hanno scartabellato negli uffici di Barberino.

"I CONTANTI GIRANO DI QUA E DI LA'". Per chiudere c'è la questione degli incassi, dei loro spostamenti e della loro destinazione. Si sa che Panmedia non accetta pagamenti con carte di credito, ma solo in contanti e assegni circolari. Fiditalia non fa più finanziamenti ed è chiaro che ci sono problemi con i conti bancari. Non uno, ma diversi venditori raccontano: "Non ci sono versamenti alle casse continue. Questi contanti viaggiano a destra e a manca. Arriva sempre qualcuno che ritira gli incassi. In qualche punto vendita è passata addirittura la moglie di Gallo". A Bari invece si è fatto vivo un certo Davide Ghirelli: nessuno lo conosceva in negozio e l'amministrazione si è dapprima rifiutata di consegnargli l'incasso. Poi è intervenuto il direttore vendite, Luigi Corcione, e così è scattato il via libera alla trasmissione del danaro. Ghirelli, titolare del marchio 'Mobil Money' (molto diffuso in Lombardia) è un uomo vicino a Gianni Semeraro. Il suo ingresso nella vicenda segna nuovi interrogativi: collabora con Panmedia? E' interessato anche lui a rilevare qualche punto vendita? 

Ultima, forse oziosa domanda: che fine ha fatto la campagna pubblicitaria? Il rilancio del marchio in tv? Come c'era da aspettarsi, l'iniziativa è morta in culla.