Inchiesta: Università e Lettori stranieri

Università e lettori stranieri: un giudice 'sabota' la riforma Gelmini

A Pavia primo caso di disapplicazione della legge. Picotti: "Sono norme assurde che vanno contro il diritto comunitario". Intanto la Commissione Ue pensa a una procedura di infrazione.

Cronaca Italia Ulisse Spinnato Vega 02/02/2011
Fonte: Immagine dal web

"Il processo breve è una legge che serve agli italiani. É la Corte di giustizia europea che ce la chiede". Il governo italiano mostra una sensibilità a corrente alternata quando si tratta di tener conto dei richiami e delle sentenze che provengono dai giudici lussemburghesi.

RIFORMA GELMINI NEL MIRINO. Per accorgersene è sufficiente prendere il caso della riforma universitaria targata Gelmini, ossia la legge 240/2010 approvata il 23 dicembre ed entrata in vigore il 29 gennaio scorso. Il testo punta a riorganizzare da cima a fondo la vita degli atenei e l'articolo 26 riguarda i lettori di madrelingua straniera che insegnano in Italia. Secondo questi ultimi la norma viola qualcosa come sei sentenze della Corte europea di giustizia in merito al mercato unico, alla libera circolazione delle professioni in seno all'Unione e, dunque, al trattamento economico e di carriera dei lavoratori stranieri nel nostro Paese. Sei pronunciamenti che vanno dal primo del maggio '89 all'ultimo del maggio 2008, passando per l'importante decisione del 26 giugno 2001.

IL PRECEDENTE DI PAVIA. Non serve ricostruire tutti i passaggi legislativi che Nannimagazine.it ha già dipanato in passato. Qui basta soffermarsi sull'ultimo: mentre cresce l'attenzione della Commissione Ue sulle vicende dei lettori stranieri in Italia, la riforma Gelmini rischia in teoria di essere impugnata di fronte alla Consulta (ma ciò può avvenire soltanto per iniziativa di un giudice in dibattimento) per un sospetto di incostituzionalità. Lorenzo Picotti, ordinario di Diritto penale presso l'ateneo di Verona e legale che da tempo segue le vicende di oltre 100 studiosi di lingua straniera, spiega: "Sono molti i profili di aperto contrasto della nuova legge con il diritto dell'Unione europea. Si tratta di norme assurde, illegittime, che vanno anche contro la nostra Carta fondamentale. Abbiamo già un precedente: proprio ieri a Pavia il giudice ha deciso di disapplicarle. In fondo basta fare così, anche senza ricorrere alla Corte costituzionale".

IL DISCRIMINE TRA LETTORI E CEL. Si parte, secondo Picotti, con il mancato riconoscimento del principio sancito dalla legge 230/1962, secondo cui la conversione a tempo indeterminato di contratti a termine dichiarati nulli ha effetto 'ab ovo', ossia fin dalla prima assunzione, con ogni conseguenza favorevole in termini di anzianità retributiva, contributiva e di carriera. Un concetto che la Corte di giustizia Ue ha sancito con particolare forza nella già citata sentenza del 26 giugno 2001. La riforma Gelmini invece nega la ricostruzione unitaria di carriera e ribadisce il discrimine che la legge del 1995 ha introdotto tra lettori e Cel (Collaboratori ed esperti linguistici). Gli effetti in termini di status professionale, di salario e di copertura pensionistica sono devastanti per i docenti stranieri in Italia e Nannimagazine.it ha già ampiamente testimoniato il loro disagio.

RESTA LA DISPARITA' TRA ITALIANI E STRANIERI. "In secondo luogo – spiega l'avvocato Picotti – la nuova norma non precisa che il trattamento del ricercatore confermato a tempo definito è solo il minimo garantito a tutti i lettori assunti in base al Dpr 382/80, e che devono dunque essere fatti salvi i trattamenti più favorevoli, acquisiti contrattualmente o sulla base di precedenti sentenze". La legge Gelmini invece "limita il parametro di riferimento cui adeguare la retribuzione degli ex lettori soltanto a quella del ricercatore confermato a tempo definito – aggiunge il legale – e restringe il trattamento loro riconoscibile, in contrasto aperto con la ratio della legge 63/2004 che puntava a eliminare la discriminazione tra lavoratori italiani e stranieri".

LA TAGLIOLA SUI PROCESSI. "In terzo luogo – prosegue Picotti – la riforma non precisa con chiarezza che la normativa di cui alla legge 63/2004 deve riferirsi a tutti i lettori in servizio presso tutte le università italiane e non soltanto presso le sei indicate dall'articolo 1 della legge del 2004 (l'Università della Basilicata, Milano, Palermo, Pisa, Roma-La Sapienza e l'Orientale di Napoli, ndr)". Inoltre, il giurista fa notare che la Gelmini ha lasciato aperto il capitolo dei lettori che hanno rifiutato di sottoscrivere il contratto da Cel o che hanno ottenuto dai giudici la dichiarazione di nullità dei nuovi contratti e hanno mantenuto la qualifica di lettori. Infine, Picotti critica duramente il provvedimento di estinzione delle pendenze giudiziarie in essere al momento dell'entrata in vigore della legge delega.

PADOVA CONDANNATA A PAGARE 5 MILIONI. Quest'ultimo aspetto è tutt’altro che secondario se si considera che ci sono centinaia di casi aperti, con le università che continuano a subire pesanti multe per i loro errori e per l'insipienza del legislatore. Padova, ad esempio, dovrebbe risarcire 14 lettori con 5 milioni di euro di arretrati; dunque, si capisce bene perché la riforma Gelmini punti ad azzerare tutti i contenziosi. Ora però la Commissione Ue potrebbe battere un colpo contro l'Italia e dare avvio a una procedura di infrazione. David Petrie, il lettore scozzese dell'Università di Verona che guida l'Allsi, ha fatto sentire la sua voce il 25 gennaio di fronte all'Europarlamento. E la Gran Bretagna, sensibilizzata dai 'suoi' lettori, ha promesso iniziative di pressione nei confronti del nostro Paese. Lo stesso Petrie, con amara ironia di sapore 'scottish', chiosa: "Il governo Berlusconi è arrivato laddove gli antichi romani non avrebbero mai osato". 

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- Audizione di David Petrie alla commissione Petizioni del Parlamento europeo (25 gennaio 2011)