Inchiesta: Discarica Malagrotta

Rifiuti: Iervolino, "Il piano della Regione Lazio? Non merita l'ok di Bruxelles"

Secondo l'esponente dei Radicali italiani, però, alla fine ci sarà il disco verde dell'Europa "sempre più simile all'Italia partitocratica". Le incongruenze della politica di gestione targata Polverini. Ma è il nodo economico che paralizza il sistema.

Inquinamento e Rifiuti Paola Alagia 26/01/2011
Fonte: ApLaPresse

"É pura utopia pensare di riuscire a raggiungere entro quest'anno il 60 per cento di raccolta differenziata. E, poi, c'è il silenzio assoluto sul fronte del conferimento dei rifiuti fino al 2014. Dove saranno riversati se non a Malagrotta, in spregio alle direttive europee?". Massimiliano Iervolino, esponente dei Radicali italiani che da tempo segue la vicenda della discarica più grande d'Europa, smonta carte alla mano il piano di gestione dei rifiuti della Regione Lazio, ora all'esame di Bruxelles, e spiega a Nannimagazine.it per quali ragioni "l'Unione europea non dovrebbe fermare la procedura d'infrazione nei confronti del Lazio".

Iervolino, partiamo proprio da qui. Lei sostiene che dalla Commissione Ue non dovrebbe arrivare nessun semaforo verde?
"Se fosse una decisione puramente politica, e non partitica, questo piano se lo sognerebbe il semaforo verde. Ma, purtroppo, anche l'Europa è condizionata da equilibri di potere. Sul Lazio c'è una sentenza (quella del 14/06/07, procedura di infrazione n. 2002/2284, Causa C 82/06) con la quale la Corte di Giustizia europea ha condannato l'Italia per violazione della direttiva 75/442/CEE (articolo 7, n.1, quarto trattino), come modificata dalla direttiva 91/156/CEE.  É stata, infatti, ritenuta fondata la censura della Commissione europea visto che il piano regionale di gestione dei rifiuti approvato "non ha un grado di precisione sufficiente per assicurare la piena efficacia della direttiva 75/442" e non consente di "individuare i luoghi o impianti adatti allo smaltimento dei rifiuti, in particolare per quanto riguarda i rifiuti pericolosi". A mio avviso, questo 'nuovo' piano non dà le risposte necessarie per superare la procedura d'infrazione ma temo che Bruxelles più che al merito della questione stia attenta agli equilibri tra stati membri. Lo diciamo da tempo, purtroppo: questa Europa assomiglia sempre di più all'Italia partitocratica".

Quali sono le incongruenze del piano?
"La giunta Polverini ha presentato all'Unione Europea due piani in uno, quello fantasioso e quello lacunoso. Il primo parla del raggiungimento del 60 per cento di raccolta differenziata entro la fine di quest'anno e, tenendo conto che siamo a circa al 20, l'obiettivo prefissato è per l'appunto fantasioso. Il secondo, definito 'scenario di controllo', prevede la costruzione, entro il 2014, di nuovi impianti sia di termovalorizzazione (senza dire dove) sia di trattamento meccanico biologico. Peccato che, oltre alla scelta miope di perseguire questa strada, non si fa assolutamente cenno a dove andranno a finire i rifiuti a partire dal 2011 e sino alla fine del 2014. Ecco perché  lo 'scenario di controllo' è lacunoso. Anzi, è appositamente lacunoso".

In che senso?
"É semplice: la giunta Polverini sa benissimo che questi rifiuti andranno conferiti a Malagrotta. Tale sito, però, non può essere inserito nel piano dei rifiuti perché la discarica più grande d'Europa viola la direttiva 75/442/CEE, art.4 e la direttiva 1999/31/CE. Questi sono i motivi che dovrebbero portare l'Unione Europea a non fermare la procedura d'infrazione. La Regione Lazio, infatti, non ha rispettato  la direttiva 2006/12/CE (all'art. 7, paragrafo 1, lettera d)".

Ha notato, leggendo la bozza del piano, una presa di distanza dalla gestione Cerroni dei rifiuti?
"Cerroni ha sempre riempito i vuoti della partitocrazia, di destra e di sinistra, senza nessuna differenza. Il governatore Renata Polverini ha intenzione di ridimensionare il potere del presidente del Co.la.ri. (Consorzio laziale rifiuti) attraverso la costruzione in tre anni di nuovi inceneritori, ma se non ci sarà un sostanziale cambio di passo nella politica, Cerroni avrà comunque una grande rilevanza nel business dei rifiuti. Sarà ancora lui a rimanere il punto di riferimento per almeno tre motivi".

Quali sono?
"Malagrotta, innanzitutto, prima di altri tre anni non chiuderà. Bisogna considerare anche che, qualora si costruissero nuovi impianti, Cerroni farebbe parte di queste nuove società. Se, infine, i termovalorizzatori non verranno costruiti, Malagrotta sarà sostituita da Monte dell'Ortaccio. E quest'area, tanto per cambiare, appartiene sempre al presidente del Consorzio Co.la.ri.".

La Regione vuole, da un lato, puntare sul potenziamento della raccolta differenziata e, dall'altro, potenziare gli inceneritori. Le due cose sono in contraddizione?
"Il caso dei rifiuti nel Lazio è complicato. E sono in tanti a parlare solo per slogan, senza conoscere bene la situazione reale della nostra Regione. Per fare un esempio: è difficile intervenire seriamente sulla raccolta differenziata senza prevedere modifiche della legge regionale 27 luglio 1998. In questa direzione va la proposta di legge depositata diversi mesi fa dai consiglieri regionali della Lista Bonino Pannella, Rossodivita e Berardo. Tra i principi cardine di questa iniziativa ci sono la promozione di una  minore produzione di rifiuti urbani e speciali da parte delle aziende e una tariffazione premiante per chi effettua meglio la raccolta differenziata. Il testo punta, inoltre, a favorire il riciclo totale dei rifiuti e l’ottimizzazione della raccolta, riducendo l'ingombro urbano dei cassonetti e delle campane (con ricadute favorevoli anche su viabilità e parcheggi), ma anche a incrementare l'autosufficienza territoriale nello smaltimento e a sensibilizzare cittadini e istituzioni sui temi della riduzione, del riuso e del riciclo dei rifiuti. Quello che, invece, ha in mente Polverini è la 'semplice' sostituzione delle discariche con i termovalorizzatori, mentre  la differenziata aumenterà di pochissimo, così come riportato dal piano dei rifiuti nella sezione 'scenario di controllo' ".

Che cosa, insomma, è stato sottovalutato nel piano regionale? Su cosa bisognava puntare?
"Manca una seria politica di programmazione nel rispetto delle direttive europee. Quella delle 4R (riduzione, riutilizzo, riciclo e recupero) non si fa a parole, ma intervenendo su tutta una serie di questioni, dall'economicità dei processi alla riduzione drastica dei rifiuti, da politiche serie di differenziazione, all'apertura dei mercati sia per le materie prime seconde che per il compost di qualità. Il mercato, quello sano, potrebbe dare una grossa mano, ma purtroppo in Regione c'è un sistema di quasi monopolio. Il problema dei rifiuti è complesso e non si risolve attraverso un singolo intervento. Occorre conoscere bene lo stato dell'arte, le cause e gli effetti di ogni prevedibile azione. E, poi, ci vuole la volontà e la forza politica, qualità che Polverini sta dimostrando di non avere". 

Su quali risorse fa affidamento il Lazio per realizzare il suo piano e scongiurare sanzioni economiche?
"Il problema economico è quello più grave. La stragrande maggioranza dei comuni del Lazio preferisce conferire il tal quale in discarica perché costa meno rispetto all'attuazione della strategia delle 4R. Non va dimenticato che l'esposizione sia di aziende pubbliche che private nei confronti dei comuni supera i 200 milioni di euro. Il sistema bancario evidenzia criticità in fase di sconto fatture proprio perché  i gestori hanno raggiunto i limiti di esposizione bancaria. Per questo gli enti locali preferiscono non trattare i rifiuti e non differenziarli. Per il Comune di Roma, a esempio, è molto più conveniente conferire il tal quale a Malagrotta piuttosto che trattarlo. Si spiega in questo modo anche perché  nella discarica più grande d'Europa uno dei due impianti di trattamento meccanico biologico è fermo. Fino a  quando non si scioglieranno i nodi economici difficilmente la differenziata decollerà. Si può annunciare, come ha fatto Renata Polverini, che sul riciclo si investiranno decine di milioni di euro, ma i comuni che si trovano ad affrontare situazioni economiche critiche sceglieranno sempre il trattamento più conveniente, cioè quello delle discariche o al massimo della termovalorizzazione. É questo il vero problema".

Al di là del verdetto della commissione Ambiente di Bruxelles, le linee guida targate Polverini devono passare anche l'esame della Pisana. Che previsioni fa?
"l provvedimento verrà tranquillamente approvato dall'ula. Ci sarà un po' i 'sceneggiata' ma i più si richiameranno alla collaborazione fattiva per scongiurare il pericolo Campania".