Inchiesta: Università e Lettori stranieri

Università e lettori stranieri: "La riforma Gelmini non risolve nulla"

L'articolo 26 della legge delega conferma la norma del '95 su cui l'Italia è stata condannata in Europa. E fa decadere tutti i contenziosi giudiziari in essere alla data di entrata in vigore. Il caso di Siena che non paga la retribuzione integrativa.

Cronaca Italia Ulisse Spinnato Vega 21/01/2011
Fonte: Immagine dal web

Irrompe la riforma universitaria targata Gelmini nelle traversie professionali e umane dei lettori di madrelingua straniera. Per cogliere al meglio le conseguenze che la legge delega approvata il 23 dicembre scorso potrebbe avere sulle loro vite, è bene iniziare spulciando il testo. E in particolare il dettaglio dell'articolo 26.

GELMINI DIXIT. La norma, che troverà attuazione concreta soltanto con le decine di decreti delegati che il governo dovrà emanare, consente alle università di "conferire a studiosi stranieri" degli "incarichi annuali rinnovabili per lo svolgimento di attività finalizzate alla diffusione della lingua e della cultura del Paese di origine". Poi c'è l'interpretazione, aggiunta in penultima lettura alla Camera, del dl 2/2004 convertito nella legge 63/2004. Tenendo conto della sentenza 26 giugno 2001 della Corte di Giustizia Ue, si garantisce infatti "ai collaboratori esperti linguistici, assunti dalle università interessate quali lettori di madrelingua straniera – recita il testo – il trattamento economico corrispondente a quello del ricercatore confermato a tempo definito, in misura proporzionata all'impegno orario effettivamente (sic) assolto".

SI INSISTE SULLA LEGGE DEL '95. Tale trattamento, però, "deve essere attribuito con effetto dalla data di prima assunzione quali lettori di madrelingua straniera" secondo il Dpr 382/1980 e "sino alla data di instaurazione del nuovo rapporto quali collaboratori esperti linguistici", ossia fino al 1995 (anno del decreto 120 poi convertito nella legge 236 del 21 giugno). Si tratta di passaggi normativi che chi ha seguito la vicenda su Nannimagazine.it conosce bene. "A decorrere da quest'ultima data, a tutela dei diritti maturati nel rapporto di lavoro precedente – prosegue la riforma – i Cel (Collaboratori ed esperti linguistici) hanno diritto a conservare, quale trattamento retributivo individuale, l'importo corrispondente alla differenza tra l'ultima retribuzione come lettori di madrelingua straniera", computata secondo la norma del 2004, "e, ove inferiore, la retribuzione complessiva loro spettante secondo le previsioni della contrattazione collettiva di comparto e decentrata applicabile a norma" della legge del 1995.

LA TAGLIOLA SULLE CAUSE LEGALI. In chiusura l'articolo 26 reca la frasetta che ha scatenato la rabbia dei lettori: "Sono estinti i giudizi in materia, in corso alla data di entrata in vigore della presente legge". E' una sorta di tagliola che 'uccide' i contenziosi giudiziari aperti dagli studiosi di lingua straniera su retribuzione, contribuzione e status professionale. Un passaggio che vale come norma transitoria e pone per l'ennesima volta il problema della retroattività del dettato legislativo. "Si va contro la Costituzione, la Convenzione dei Diritti dell'uomo, contro ogni trattato europeo. Siamo di fronte a un testo che rappresenta una prova di forza incomprensibile", commenta a Nannimagazine.it Lorenzo Picotti, legale che conosce da vicino le vicissitudini giudiziarie dei lettori madrelingua. "E' una norma che non spegne i contenziosi, ma ne accenderà di nuovi. E lo scontro sarà lungo – aggiunge l'avvocato – La Corte di Giustizia Ue dice che non va applicata la legge del 1995 e proprio su questo l'Italia è stata condannata. Invece la riforma Gelmini riconosce quella legge. Nel frattempo si accumulano i debiti, i danni per l'erario e il patrimonio: parliamo di centinaia di migliaia di euro per ogni singolo caso e per alcune sedi di cifre fino a 5 milioni. Senza dimenticare – chiude Picotti – il danno d'immagine per l'Italia".

I DUBBI DI NAPOLITANO. Nel promulgare la riforma universitaria, il 30 dicembre il capo dello Stato aveva espresso alcuni dubbi. E una delle criticità, secondo il Quirinale, riguarderebbe proprio il passaggio dedicato ai lettori stranieri. "E' opportuno che l'articolo 26, nel prevedere l'interpretazione autentica dell'articolo 1, comma 1, del decreto legge n. 2 del 2004, sia formulato in termini non equivoci e corrispondenti al consolidato indirizzo giurisprudenziale della Corte Costituzionale", aveva avvisato il presidente Napolitano. David Petrie, il lettore scozzese di Verona che presiede l'Allsi (Associazione dei lettori universitari in Italia), commenta: "Noi temiamo che quest'articolo, che interferisce con i casi giudiziari pendenti in Italia, possa ostacolare gli effetti dei giudizi della Corte europea di Giustizia. Sfidando così la sua suprema autorità sulle materie riguardanti l'interpretazione dei Trattati Ue". E Raphael Aceto, studioso canadese dell'Università del Molise, chiosa: "Il comma sui procedimenti pendenti rappresenta uno spartiacque che avrà per conseguenza la creazione di cittadini di serie B (quelli che già avevano un giudizio) e di serie A (quelli che devono ancora avere un giudizio). Poiché la Costituzione prevede che la legge deve esser uguale per tutti, risulta chiaro che tale comma andrà impugnato da chi di dovere per motivi di anti-costituzionalità".

SIENA NON VERSA L'INTEGRATIVO. Approda a Siena, nel frattempo, il viaggio che in questi mesi Nannimagazine.it ha intrapreso tra le università italiane alla ricerca delle storie dei lettori madrelingua. Helen Glave, scozzese di 55 anni con doppia cittadinanza britannica e australiana, racconta: "Qui abbiamo una situazione molto particolare. Da maggio 2010 noi cel prendiamo un 60% in meno di stipendio". L'ateneo senese è infatti in grave dissesto di bilancio e la primavera scorsa ha deciso di non riconoscere ai collaboratori esperti linguistici la parte integrativa della retribuzione. Qualcuno dei circa quaranta lettori si è visto decurtare la busta paga anche di due terzi, con un passaggio da oltre 2000 a 800 euro mensili. "A dicembre abbiamo intascato soltanto la mensilità integrativa di maggio – racconta Glave – poi l'università è ricorsa in appello e ora aspettiamo la sentenza per gennaio 2012. Nel frattempo abbiamo fatto un'altra ingiunzione per avere le mensilità successive, ma che fine farà la nostra azione con la riforma Gelmini? L'ateneo è in deficit, però noi siamo stati l'unico gruppo a subire questo taglio. Ora guadagniamo tutti circa 800 euro per un contratto a tempo indeterminato da 500 ore che poi in concreto sono sempre di più. Tra l'altro la riforma ci equipara ai ricercatori confermati a tempo definito e ciò significherebbe per noi una regressione".

"E PENSARE CHE ERAVAMO UN MODELLO". La docente scozzese prosegue: "E pensare che una volta Siena era un modello. Non esistevano cel che si fossero rivolti ai tribunali qui. Nel 2006 avevamo sottoscritto un contratto con una parte finanziaria parametrata sul ricercatore confermato a tempo pieno e ciò rappresentava un grande passo avanti. Eravamo in linea con il diritto comunitario e si pensava che le altre università si sarebbero prima o poi avvicinate ai nostri standard. Invece siamo stati noi a tornare indietro e di sicuro adesso partiranno le cause legali". Glave è una Cel in base all'inquadramento del '95, ma "c'è un piccolo gruppo che non ha firmato il nostro contratto" e comunque "siamo in difficoltà quando ci chiamano tecnici-amministrativi. Noi in realtà facciamo insegnamento a tutti gli effetti, correggiamo esami, decidiamo chi si laurea o meno e facciamo molte ore in aula. Le esercitazioni non sono una forma di docenza inferiore". Ecco l'equivoco, il corto circuito didattico e culturale su cui in queste pagine ci si è più volte soffermati. "Stento a credere – conclude Glave – che una lezione dove gli studenti ascoltano passivamente mentre il professore parla è più efficace di una in cui gli studenti sono attivamente coinvolti. Almeno quando si tratta di imparare una lingua".