Inchiesta: Discarica Malagrotta

Rifiuti: quel piano di risanamento della Valle Galeria svanito nel nulla

Parla Apollonio, presidente del comitato Malagrotta del quartiere Massimina: "Le promesse di Polverini? Da campagna elettorale, ma Alemanno non può eludere la sua ordinanza". I residenti, intanto, guardano al piano di smaltimento made in San Francisco.

Inquinamento e Rifiuti Paola Alagia 21/01/2011
Fonte: Immagine dal web

"Che fine hanno fatto le promesse del governatore Renata Polverini durante la campagna elettorale? Che sorte avrà l'ordinanza del sindaco Gianni Alemanno per l'adozione di 'misure urgenti a tutela dell'incolumità pubblica'? Ma soprattutto, dov'è sepolto il Piano di risanamento della Valle Galeria?". Sono tanti gli interrogativi senza risposta di Sergio Apollonio, presidente del Comitato Malagrotta, che da anni si batte per la chiusura della più grande discarica d'Europa. 

Tutte domande che l'attivista del quartiere romano di Massimina continua a porsi e che solleva anche a Nannimagazine.it, con un tono a metà tra l'ironico e il retorico. "Sono ironico, ma non rassegnato, perché da parte nostra – racconta – la battaglia prosegue. Anche se è da sei anni che si parla di una chiusura di Malagrotta e non si riesce ad andare al di là di parole e promesse".

Le ultime rassicurazioni, in ordine di tempo, dovrebbero essere quelle del governatore Renata Polverini durante la campagna elettorale. Che cosa ha detto ai cittadini del quartiere?
"
È venuta a trovarci e ci ha detto che Malagrotta è una vergogna che deve finire. Ha anche raccontato che ogni volta che va a Torrimpietra a trovare sua madre non può fare a meno di pensare alla discarica. Insieme a lei siamo andati anche a vedere il gassificatore e ricordo che quel giorno, come del resto capita spesso quando i rifiuti non sono ricoperti bene, c'era cattivo odore".

Che cosa è successo dopo la sua elezione?
"Nulla. Anche la Polverini è rimasta stritolata nel gioco politico, fino a essere mollata anche dal sindaco Alemanno che, è cronaca recentissima, avrebbe dovuto individuare un sito alternativo a Malagrotta nel comune di Roma, ma non è riuscito a farlo. Del resto, sul fronte delle promesse rimaste sulla carta, c'è una bella competizione tra Regione e Campidoglio".

In che senso?
"Verso la fine del 2008, l'ex assessore capitolino all'Ambiente, Fabio De Lillo, mi ha telefonato personalmente per comunicarmi che aveva chiesto all'Ama di predisporre un sito alternativo per i rifiuti. Mi parlò, addirittura, di una cosa fattibile ai primi del 2009, se non nel mese di gennaio o al massimo in quello successivo. E, invece, siamo arrivati al 2011".

Avete avuto modo di parlare direttamente con il sindaco Alemanno?
"Abbiamo coinvolto il primo cittadino in una partita più ampia per cercare di svecchiare il sistema dei rifiuti. Quello di Malagrotta, infatti, è arcaico e in Europa non esiste più. Da noi, invece, anziché potenziare la raccolta differenziata e l'impiantistica ad hoc, ogni volta che si parla di impianti si pensa agli inceneritori".

Che cosa avete proposto all’inquilino del Campidoglio?
"L'adozione del modello californiano di raccolta dell'immondizia che funziona a pieno regime sia a San Francisco che in tutta la Silicon Valley. Si chiama 'Rifiuti zero' e fino a oggi ha totalizzato il 70 per cento di raccolta differenziata, senza discariche. Sei mese fa, siamo riusciti anche a far venire in Campidoglio uno dei coordinatori del programma statunitense per illustrare il modello californiano. Non solo, ma il sindaco Alemanno è stato pure invitato dal suo omologo di San Francisco, Gavin Newsom".

Come è andata a finire?
"Male. Alemanno non è più andato  negli Usa, almeno fino ad ora. Alcune parole dell'esperto americano di rifiuti, evidentemente, devono aver turbato la lobby della 'monnezza' romana. Ci sono tanti soldi in ballo, a cominciare dal meccanismo dei finanziamenti pubblici dei Cips (certificati verdi) che continuano ad assimilare l'energia derivante dall'incenerimento a quella alternativa".

Resta l'ordinanza con la quale, il 12 novembre scorso,  il sindaco di Roma ha posto dei limiti temporali precisi per effettuare i controlli sull'area, a tutela della salute. Ma il termine di un mese è scaduto da tempo.
"Con questa ordinanza il sindaco è molto esposto e non credo gli convenga politicamente venir meno a un atto scritto. Ecco perché voglio credere che stia predisponendo degli interventi e dargli ancora un'oncia di fiducia. Altrimenti, alla fine della vicenda, soltanto una persona guadagnerebbe qualcosa da questa storia, ancora una volta".

Di chi parla?
"Di Manlio Cerroni, che è il dominus assoluto e incontrastato dell'intera storia. Tutte le partite, fino ad ora, le ha vinte lui. Non solo, ma si è anche vantato, nel 2003, di aver smaltito 50 milioni di tonnellate di rifiuti romani a prezzi stracciati. E così, con una media di circa un milione e mezzo di immondizia raccolta all'anno, siamo arrivati a oltre 60 milioni. Una cifra che vuol dire due volte la produzione italiana di rifiuti urbani in dodici mesi. Una montagna enorme che cresce proprio perché Cerroni non conosce rivali, essendo un monopolista del settore, e soprattutto non ha avuto ostacoli sul suo cammino".

L'Europa, però, sulle illegalità in materia di rifiuti, è vigile e non perdona. Che fine ha fatto la procedura d'infrazione su Malagrotta?
"A Cerroni è andata bene anche con Bruxelles. La procedura, iniziata nel 2003, era arrivata fino alla Corte di giustizia di Lussemburgo, ma nel 2005 è stata archiviata. È bastato che la società Colari (Consorzio laziale rifiuti) stilasse un piano di adeguamento della discarica (un obbligo di legge per i vecchi impianti) per fermare l'Ue. Con il caso dei rifiuti non del tutto coperti di terra a Malagrotta, da un anno a questa parte Bruxelles si è riattivata e ha avviato una nuova indagine. Siamo in attesa delle decisioni finali".  

Nel frattempo cosa chiedete?
"Continuiamo a chiedere una raccolta differenziata 'spinta', un po' come accade nel quartiere di Massimina dove è ormai a regime, ma anche un gemellaggio con San Francisco. Inoltre, proprio perché sappiamo bene che il porta a porta non si può improvvisare in poco tempo, siamo dell'idea che occorrano anche due o tre nuove discariche di servizio. A nostro avviso, infine, è ora di far partire la messa in sicurezza e la bonifica dell'area che è stata promessa anni. Che fine ha fatto il piano di risanamento di Valle Galeria? Esiste o fa parte del mondo delle idee?".

Sulla chiusura di Malagrotta, invece, i residenti hanno perso le speranze?
"In testa ai nostri desiderata, naturalmente, rimane la chiusura di Malagrotta che è ormai esaurita da anni. Una chiusura, tra l'altro, auspicata non solo da noi, ma anche dallo stesso assessore regionale all'Ambiente, Pietro Di Paolo, poi sconfessato dall'ultima proroga della discarica decisa dal governatore Polverini. Non accettiamo più vaghe intenzioni di chiusura, ma solo una decisione definitiva. È il momento di dire basta a un regime di illegalità crescente e d'inquinamento autorizzato dalla Regione".

Ma crede davvero possibile l'individuazione di siti alternativi a Malagrotta?
"Sono terribilmente scettico e non solo perché trovare location alternative significherebbe, poi, avere il coraggio di decretare la chiusura di Malagrotta, con tutto il suo giro d'affari, ma anche perché sarebbe difficile convincere i cittadini del territorio eventualmente prescelto per un nuovo impianto, sul fatto che non subiranno danni ambientali e di salute simili a quelli sofferti da noi. I romani hanno paura. Del resto, nel 2003 era stato lo stesso imprenditore Cerroni a proporre un altro sito, a Monti dell'Ortaccio (area poco distante da Malagrotta), ma l'opposizione dei cittadini fu fortissima e fece fallire il progetto".

Lei è presidente di uno dei comitati più conosciuti su Malagrotta. Quanti se ne contano in totale?
"C'è un florilegio di comitati che, però, si incontrano e si coordinano. Sono gruppi di persone sempre informate sulla materia che non pronunciano solo dei 'no', ma sono a favore di un nuovo tipo di gestione dei rifiuti. In sintesi, sono comitati ecologisti. E se sono tanti è anche per effetto dell'assenza di risposte politiche".

C'è stato una sorta di contrappasso, insomma.
"Sì, ma la sfiducia nei confronti della classe politica è molto forte. Per questo, oggi, non ci sono più le manifestazioni e le proteste del passato. Nella fase in cui Malagrotta riceveva ben 7mila tonnellate di rifiuti al giorno, ci furono blocchi sull'Aurelia, scesero in piazza personalità dello spettacolo come Sandra Milo e sacerdoti che organizzavano processioni per intralciare il traffico. La stasi dei governi sia di centrodestra che di centrosinistra ha accresciuto lo scetticismo".

Quanto hanno influito le vicende della discarica sulla vita di tutti i giorni, in quartieri come Massimina?
"Questa è un'area molto bella, ma l'affair Malagrotta ha comportato, ad esempio, un calo degli investimenti immobiliari. Non ho sentito di persone che vogliono vendere il proprio appartamento, ma una cosa è certa: chi vuole andare via di qua è costretto a svendere più che a vendere. Ai Giardini del Pescaccio, che è una zona vicinissima all'impianto, un anno fa sono stati realizzati circa 400 villini. Tutti molto curati e belli a vedersi, peccato che presto i proprietari hanno dovuto fare i conti con il puzzo proveniente dalla collina dei rifiuti".


LINK
- L'ordinanza del di Roma sindaco Gianni Alemanno (pdf)
- L'invito del sindaco di San Francisco, Gavin Newsom, all'inquilino del Campidoglio (pdf)
- La risposta del primo cittadino di Roma (pdf)