Inchiesta: Lino Banksy

Banksy: il vandalo che vuol essere grande artista

Tra stencil che contestano il potere, incursioni in musei e vendite milionarie alle aste, il writer di Bristol si è meritato un interessante volume realizzato in Italia per svelarne il mistero.

Correnti artistiche Francesco Amorosino 07/01/2011
Fonte: www.banksy.co.uk

Nel 2004 è entrato al Louvre e ha attaccato alla parete una Gioconda con uno smile giallo al posto del volto, nel 2006 ha installato nelle strade di Londra una cabina telefonica piegata in due e sanguinante a causa di un piccone infilzato, nel 2010 ha collocato a Brighton una finta giostra per bambini con un delfino che nuota nel petrolio sgorgante da un barile della BP. Sono solo alcune delle imprese che hanno trasformato un semplice street artist di Bristol nel fenomeno globale Banksy, il più conosciuto artista di strada dei nostri tempi.

Dai graffiti agli stencil, dalle opere concettuali alle performances, fino alle mostre che attirano migliaia di visitatori e alle aste prestigiose, Banksy è riuscito a prendere il meglio delle tecniche usuali dell'arte urbana per rivalutarle e condirle con forti messaggi politici che sconvolgono la benpensante Gran Bretagna. Proprio da questo attacco ripetuto al potere nasce il titolo del libro 'Banksy. Il terrorista dell'arte. Vita segreta del writer più famoso di tutti i tempi', scritto da Sabina De Gregori e pubblicato da Castelvecchi.

Nelle 256 pagine del volume non solo è possibile ammirare le immagini di tutte le opere più celebri dell'artista, comprese quelle ora cancellate e la documentazione delle performances, ma, grazie a una sistematica suddivisione in capitoli, si può leggere tutto ciò che è noto su questo misterioso personaggio, scoprendo molte curiosità sconosciute anche agli esperti, dalle ipotesi sulla sua identità fino alla guerra con gli altri graffitari.

Il libro cerca di andare alle radici del fenomeno Banksy partendo dalla Bristol degli anni Ottanta, città in cui l'artista è nato, con i primi graffiti che spuntano sui muri a ricordare i più famosi presenti a New York, fino al 1998, quando la città diventa la vera capitale europea del genere e Banksy diviene conosciuto grazie al progetto 'Walls on Fire' che vede artisti da tutto il mondo riuniti a Bristol per dipingere una palizzata lunga 365 metri. Da allora Banksy è stato veramente adottato dalla città che ne protegge le opere e accoglie con favore i nuovi interventi, tanto da arrivare a dedicargli, nel 2010, la grande mostra 'Banksy versus Bristol Museum', in cui l'artista ha interagito con i lavori normalmente ospitati nella struttura, trasformandoli in modo ironico. 

Tra tutte, però, la tecnica a cui rimane più legato è lo stencil, per cui si intaglia un disegno su un foglio di carta e poi con la bomboletta spray si lancia il segno sui muri. Il volume racconta questa tecnica antichissima, risalente addirittura ai primi graffiti, quelli preistorici, sui muri delle caverne. Banksy ha saputo rinnovare questa forma espressiva grazie a messaggi forti, come quando disegna due poliziotti che si baciano. Di tutte queste opere alcune si sono deteriorate, altre sono state cancellate, e qui il libro si trasforma in una vera guida turistica, accompagnandoci nelle strade di Londra per vedere ciò che è rimasto, ciò che non c'è più e scoprire magari lungo il percorso qualcosa di nuovo. 



Per esempio si possono notare i continui cambiamenti delle opere causati dalla guerra in corso tra Banksy e il Team Robbo, provocata, pare, dalla cancellazione di uno stencil di quest'ultimo da parte dell'artista di Bristol. L'invidia del mondo del graffitismo per questo street artist divenuto così celebre esplode con violenza, tanto che Robbo scrive cancellando un pezzo di Banksy: "Lui non è il messia, ma è molto monello".

Quello che tutti si chiedono è chi diavolo sia Banksy, visto che in tanti anni è stato capace di nascondere la propria identità al pubblico. Di lui si sa solo che è originario di Bristol. Varie sono state le indagini in merito ed è da queste che Sabina De Gregori parte per scoprire la verità. Analizzando le prove, le testimonianze, le tracce, alla fine si arriva a un'ipotesi che sembra avvalorata dall'unica foto che ritrarrebbe Banksy in azione. Davvero divertente leggere tutte le tappe di quella che sembra una vera spy story artistica.

Interessante è anche passare in rassegna le tante incursioni di guerrilla art di cui si è reso protagonista il writer, oltre alle esilaranti performances. Banksy stesso in un'intervista al Guardian nel 2003, una delle rare concesse e ora del tutto negate, racconta di quanto sia eccitante l'aspetto illegale del suo lavoro, molto meglio di "una serata inaugurale alla Tate Modern con Toni Blair e Kate Moss" perché "il sentimento che provi quando alla fine ti siedi sul divano di casa tua, con una sigaretta, e pensi 'non c'è modo che si accorgano di me', è fantastico, meglio del sesso, meglio della droga". 

Tra le tante folli incursioni c'è quella del 2005 allo zoo di Londra, dove l'artista è saltato nella gabbia dei pinguini sistemando un cartello con scritto "We're bored of fish", 'Siamo stanchi del pesce'. Poi si è lanciato negli assalti ai musei, appendendo sue opere e imitando le didascalie delle strutture in modo che passavano anche un paio di giorni prima che ci si accorgesse che c'era un quadro in più. Dopo il Louvre è toccato al Moma, al Brookylin Museum, al Metropolitan Museum e all'American Museum of Natural History di New York, oltre alla Tate Gallery e al British Museum. In tutti questi luoghi l'artista è entrato abilmente camuffato, spesso da pensionato.

Molto particolare l'accostamento che si fa nel libro con Pasquino, un poeta satirico che nella Roma di Papa Leone XII si prendeva gioco dello Stato e della Chiesa appendendo cartelli alle statue della città, un urban artist d'altri tempi. Agli interventi in strada Banksy affianca grandi progetti, come 'Santa's Ghetto', una manifestazione nata nel 2005 con sede a Betlemme in cui 14 artisti di strada hanno dipinto sul muro di separazione tra Israele e Palestina, suscitando varie reazioni, sia positive che negative, come il caso di quel palestinese che non voleva che l'odiato muro diventasse bello.

Esilaranti anche le mostre, mai banali, forse i momenti in cui più di tutti emerge l'estro e il lavoro concettuale dietro la poetica di Banksy. Impressionante quella del 2006 a Los Angeles chiamata 'Barely Legal' in cui era presente un elefante vivo dipinto con un motivo che ricorda una tappezzeria, fino al famoso 'The Cans Festival' del 2008 in cui Banksy invitò artisti da tutto il mondo per dipingere un vecchio sottopassaggio ferroviario. Per l'Italia era presente lo stencil artist romano Sten, considerato, insieme a Lex, il migliore del nostro Paese.

Forse era normale che tanta fama avrebbe destato l'interesse del mercato dell'arte, subito pronto ad accogliere le opere di Banksy in gallerie e aste internazionali, facendolo diventare l'artista le cui quotazioni sono salite più rapidamente in assoluto. Le sue opere hanno raggiunto prezzi da capogiro: nel 2008, ad esempio, un muro interamente disegnato è stato venduto a più di 450mila dollari. E per questo non mancano i falsi: tantissimi quelli in giro. Banksy più volte nelle sue opere e nelle sue performance critica il mondo dell'arte giudicandolo "una grande barzelletta", eppure fa di tutto per farne parte, una contraddizione messa ben in luce nel libro. Dopo un'asta milionaria il writer ha scritto sul suo sito web: "E voi stupidi continuate a comprare questa merda?".

Quale sarà il futuro di Banksy? Non è facile predire ciò che accadrà a un fenomeno globale che, forse, non ha precedenti per la rapidità della diffusione. L'uscita del suo documentario, 'Exit through the gift shop', ha causato reazioni contrastanti, in quanto sembra che l'artista stesso, ragionando sui presupposti che portano alla nascita di uno street artist, si chieda alla fine che senso abbia l'intero fenomeno se non riesce ad andare oltre una critica vuota alla società e un omaggio sterile ai classici della pop art, a partire dall'onnipresente Warhol. 

Sabina De Gregori nel libro sembra riflettere sugli stessi punti, a volte difendendo e altre attaccando, schierandosi alla fine per un futuro in cui i graffiti e gli stencil, se vogliono entrare nel mercato dell'arte, devono diventare più istituzionali e cominciare a seguire delle regole. Insomma, conclude De Gregori, è difficile dire se Banksy verrà riconosciuto in futuro come un grande artista oppure solo come un vandalo di passaggio, ma di certo non sarà dimenticato. 

L'intera filosofia di Banksy si può forse leggere in ciò che l'artista dice a proposito dell'accusa mossa ai graffiti, ovvero quella di rovinare le città: "Le persone che davvero deturpano i nostri luoghi sono le compagnie che scarabocchiano con slogan giganti i palazzi e gli autobus cercando di farci sentire inadeguati se non compriamo le loro cose. Si credono capaci di strillare i loro messaggi sulle nostre facce da ogni superficie disponibile, ma a noi non è permesso dare risposte. Hanno intrapreso la sfida e il muro è l'arma che abbiamo scelto per difenderci".

SCHEDA
Titolo:
'Banksy. Il terrorista dell'arte. Vita segreta del writer più famoso di tutti i tempi'
Autore: Sabina De Gregori
Editore: Castelvecchi
Anno: 2010
Pagine: 256
Prezzo: 25 euro