Inchiesta: Inchiesta Aiazzone

Aiazzone: il concordato dei 'furbetti' si tinge di giallo

Prosegue la nostra inchiesta ? Circola voce che B&S si prepari a proporre il 7,49% ai creditori chirografari. Mentre Holding dell'Arredo è stata posta in liquidazione. Intanto, a novembre crolla il fatturato del marchio

Cronaca economica Ulisse Spinnato Vega 07/12/2010
Fonte: Immagine dal web

"Guardi, qui circolano voci di ogni genere. Si era partiti con il 70-80%, poi il 50%, quindi il 20-30%. Ora ho sentito parlare di una proposta al 18%. Io sinceramente non ci capisco più nulla, resto soltanto in attesa di notizie ufficiali". Uno dei fornitori B&S e Holding dell'Arredo, uno tra i tanti, aspetta di sapere qualcosa in merito ai concordati preventivi delle Spa che gestivano i marchi Aiazzone-Emmelunga e che sono tuttora titolari della proprietà del ramo d'azienda dato in affitto a Panmedia. La rassegnazione tra i creditori regna sovrana, così come l'idea che i 'furbetti del comodino' sapranno uscirne bene e potranno tornare alla carica riprendendosi il gruppo che Giuseppe Gallo sta faticosamente cercando di salvare dal baratro.

CLAMOROSO B&S: PROPOSTA DI CONCORDATO AL 7,49%. Il fornitore, poi, sobbalza al telefono quando ascolta l'indiscrezione più clamorosa di cui Nannimagazine.it è venuto a conoscenza: ossia una proposta di concordato da parte di B&S ai creditori chirografari al 7,49%. Il commissario giudiziale, Marcello De Sanctis, oppone un muro di riservatezza ai tentativi di raccogliere qualche conferma. Tuttavia, sembra che la notizia abbia i crismi della fondatezza e l'appuntamento è fissato il prossimo 2 febbraio, alle ore 15, presso il Tribunale di Tivoli. "Il 7,49 sarebbe un oltraggio. Un vero scandalo anche per le banche", aggiunge il fornitore. Ecco, le banche. I mobilieri temono che proprio il fronte degli istituti di credito – rappresentando la maggioranza dei crediti maturati (serve il 60% per l'approvazione del concordato) – possa avallare una proposta di ristrutturazione del debito che le aziende mai sottoscriverebbero. E siccome la maggioranza vince, anche i fornitori buggerati dovrebbero a quel punto accodarsi. In ogni caso, resta poco da attendere: infatti dallo studio De Sanctis lasciano filtrare soltanto che tutti i creditori saranno informati "entro la fine dell'anno".

HOLDING DELL'ARREDO: IL 'GIALLO' LIQUIDAZIONE. L'altra notizia alquanto sconcertante riguarda Holding dell'Arredo. Si sa che Renato Semeraro il 3 agosto aveva fatto richiesta di accesso alla procedura di concordato presso il Tribunale di Roma (in queste pagine è stato già pubblicato il documento notarile). Dalle visure camerali, risulta invece un atto di scioglimento e liquidazione fresco fresco, risalente al 18 novembre e iscritto appena il 3 dicembre scorso. La liquidazione non esclude a priori il concordato (la legge prevede ad esempio la fattispecie del concordato misto con liquidazione dei beni dopo l'omologa della procedura concordataria, ndr), ma i creditori ora sentono puzza di bruciato. Il liquidatore che rappresenta l'azienda, Maria Carpina Di Flumeri, è l'ex direttore commerciale della Mete Spa, nonché persona molto vicina a Gian Mauro Borsano. Non a caso, la Di Flumeri risulta domiciliata presso lo stesso indirizzo della vecchia sede della Mete, mentre gli 8 milioni di capitale sono rimasti in capo alla In Business Srl, la società schermata che a suo tempo servì ai Borsano e ai Semeraro per rilevare Emmelunga da Mocali. A questo punto, "lo scenario è sempre più inquietante – commenta un altro fornitore – Siamo di fronte a manovre vergognose". Tornando a B&S, un terzo mobilificio creditore spiega: "Noi non accetteremmo mai una proposta al 7,49%. Però siamo abbastanza rassegnati, non crediamo ci sia grosso spazio di manovra. Tutto dipende da come giocherà la partita Fabrizio Palenzona (vicepresidente di Unicredit e fratello di Giampiero, uno dei 'furbetti del comodino', ndr). In tutti i casi, è evidente che questo concordato serve a Borsano per salvare i figli".

CIGS, L'ACCORDO AL MINISTERO. Sul versante Panmedia, Nannimagazine.it ha potuto visionare il verbale d'accordo siglato pochi giorni fa presso il ministero del Welfare. La Cassa integrazione straordinaria a zero ore, con rotazione su base semestrale, riguarda 208 lavoratori (qualcuno meno dei 236 prospettati da Panmedia) e coprirà 12 mesi più 12. Dunque, dal 6 dicembre 2010 al 5 dicembre 2012. Inoltre, si prevede un incontro tra le parti a marzo 2011 per "verificare l'istanza di Cigs". Nel verbale risulta poi che chiuderanno i punti vendita di Trezzano sul Naviglio, Desio, Albenga, Vinci (di solito indicato come Empoli) e Figline Valdarno. Ad essi si aggiunge la dismissione delle logistiche di Fiano, Carinaro, Crema, Genova, Villanova d'Asti e gli uffici di Capena (non lo store). Tra i lavoratori, tuttavia, serpeggia il dubbio che queste chiusure rappresentino soltanto la prima tranche di una ristrutturazione che potrebbe riguardare altri 10-15 punti vendita.

IL PRESIDIO DI CAPENA. "Io non ho capito il senso di questa cassa integrazione: prima bisogna saldare le pendenze e poi si parte con gli ammortizzatori. All'accordo sulla Cig, a mio avviso, andava accompagnato un altro verbale in cui Panmedia si impegna a pagare tutte le spettanze. Non bastano le promesse contenute nelle comunicazioni aziendali, ci vuole un'assunzione di responsabilità presso l'Ufficio provinciale del Lavoro", dice la battagliera Sara Imperatori, responsabile di Fisascat-Cisl per Rieti e Roma Nord. La giovane sindacalista sta seguendo con attenzione le vicende del punto vendita di Capena e della logistica di Fiano: lì i lavoratori hanno promosso un presidio esterno ai locali di vendita per i giorni di oggi e domani, un'iniziativa senza precedenti che rischia di essere imitata altrove in Italia. "Gallo non può minacciare i dipendenti che fanno sciopero, non può ventilare che non pagherà gli stipendi, che sospenderà la Cig o gli stessi lavoratori", insiste Imperatori. Tra oggi e domani la Cisl attende proprio l'arrivo dell'amministratore di Panmedia, o di un suo rappresentante, al centro vendita a nord di Roma. Gallo potrebbe volare da Torino per rabbonire gli addetti snocciolando dati e dettagli sul piano di rilancio Aiazzone. Il manager di origini lucane punta al confronto e nei giorni scorsi avrebbe ammesso: "Ci sono cose di cui ero all'oscuro e vecchi personaggi che non devono più girarmi attorno". Se sarà convincente, il presidio potrebbe sciogliersi in anticipo e si eviterà, forse, quell'effetto domino che la dirigenza teme più d'ogni altra cosa.

A NOVEMBRE CROLLO DEL FATTURATO. L'iniziativa di Capena rischia infatti di minare il delicato equilibrio su cui si fonda l'intesa che condurrà alla ristrutturazione aziendale. E Gallo teme ripercussioni che potrebbero ulteriormente deprimere una situazione finanziaria già al collasso. Basti considerare che a novembre l'intero gruppo ha fatturato una cifra che si aggirerebbe tra i due e i quattro milioni di euro contro i quasi 12 milioni di settembre. Un crollo che incide inevitabilmente sul rapporto con i fornitori e dunque sulle consegne, sulle evasioni degli ordini e sugli incassi. In pratica, un cane che si morde la coda. Gallo aveva sbandierato di fronte ai sindacati l'intesa con oltre 50 fornitori. Un lavoratore che chiede l'anonimato confessa: "Noi abbiamo le liste delle aziende. Saranno forse 20 o 30, ma di certo non 50". E Nannimagazine.it è in grado di sconfessare Panmedia quantomeno sulla collaborazione di Samoa che ha sì evacuato alcuni ordini di recente, ma non ha assolutamente riattivato un rapporto stabile di fornitura con la nuova gestione Aiazzone. "Qui non si tratta di fare il processo alle intenzioni o alle persone. Sulla buona fede o meno deciderà eventualmente chi di dovere. Qui si tratta di sapere se Gallo ha capito che si è imbarcato in una storiaccia più grande di lui", dice l'ennesimo fornitore tradito che chiede di non svelare il suo nome.

PAGAMENTO STIPENDI: LE NUOVE PROMESSE. "La situazione è vergognosa, ci sono promesse non mantenute. Aiazzone non può mettere a fame i lavoratori e intanto vendere i mobili. I soldi dove vanno a finire?", vibra invece con tono ruvido Pietro Ianni, segretario Fisascat-Cisl Roma e Lazio. Gli ultimi impegni di Panmedia sono contenuti in una comunicazione aziendale che viene pubblicata in calce e che snocciola il nuovo scadenzario dei pagamenti ai dipendenti ridisegnato in base alla situazione attuale. Secondo il documento, il saldo della mensilità di settembre doveva essere versato ieri, metà del mese di ottobre entro il 13 dicembre, il saldo di ottobre al 20 dicembre e entro il 27 dicembre un terzo della 13esima. Dunque, nella migliore delle ipotesi, i lavoratori inizierebbero il nuovo anno senza gli stipendi di novembre, dicembre e senza due terzi della tredicesima.

CASSA INTEGRAZIONE: ANOMALIE PROCEDURALI. In più c'è il problema dei tempi di attivazione della cassa integrazione. Nell'intesa ministeriale si legge che in merito alla sospensione dal lavoro sarà data "comunicazione ai diretti interessati nonché alle Rsa con almeno 15 giorni di anticipo". Dunque, il lavoratore sarà avvisato per tempo in modo da poter anche fruire di ferie e permessi retribuiti residui. Peccato che le lettere siano state recapitate ai dipendenti in alcuni casi lo scorso week end per una sospensione iniziata ieri. Nannimagazine.it pubblica una missiva datata 3 dicembre su una Cig partita il 6 dicembre. Dunque, appena tre giorni. E per giunta non si tratta di tre giorni lavorativi. Come si fa a fruire dei permessi e delle ferie in un lasso di tempo così breve?

IL MISTERO DEL TFR. Mentre i consumatori turlupinati si organizzano in class action contro il marchio, un'ombra inquietante si allunga pure sul tema del Tfr dei lavoratori dirottato in favore della previdenza integrativa. E' ancora un dipendente a parlare: "Ho versato per due anni e mezzo. E i soldi dovevano andare in un fondo Unicredit (gestito dalla Pioneer Investments, ndr). Ora pare che risulti versato un semestre appena. E forse nemmeno quello". Gli altri soldi che fine hanno fatto? Intanto è confermato l'investimento di 18 milioni da parte di Giovanni Semeraro. I 'gioielli di famiglia' che passeranno sotto il suo controllo sono: Lamezia, Siracusa, Catania, Bari, Pescara e Firenze. Sembra che Sesto Fiorentino fosse in ballottaggio con Corsico (Milano) a causa dei suoi alti costi. Tuttavia, alla fine l'avrebbe spuntata per la sua ottima redditività. Il primo a partire, invece, sarà il punto vendita di Lamezia (un ex negozio PerSempre), che verrà chiuso intorno al 10 gennaio e sarà riaperto sotto le insegne di Semeraro Mobili circa 50 giorni dopo. 


LINK
- Comunicazione aziendale su pagamento salari (pdf)
- Lettera di cassa integrazione a un dipendente (pdf)
- Tutto su Holding dell'Arredo in liquidazione