Inchiesta: Università e Lettori stranieri

Università e lettori stranieri: la Gran Bretagna accusa l'Italia

Il ministro agli Affari europei di Londra Lidington: "Ronchi si è dimesso. Ora mi auguro di avere presto un altro interlocutore. Ciò che accade nel Bel Paese è uno scandalo". In Molise c'è il rettore-satrapo e intanto i Cel guadagnano 900 euro.

Cronaca Italia Ulisse Spinnato Vega 06/12/2010
Fonte: Immagine dal web

La protesta britannica si è bloccata di fronte allo sfascio del governo italiano. Anzi, davanti al "reshuffle", il rimpasto, come lo definisce l'ottimista ministro inglese agli Affari europei David Lidington. Ottimista perché l'opzione delle elezioni anticipate al momento è più probabile di quella secondo cui il premier Berlusconi resisterà, si rilancerà o sarà sostituito da un altro governo di centrodestra più o meno allargato a forze di opposizione.

LA LETTERA DI LIDINGTON. In ogni caso, il Regno Unito non ha intenzione di mollare la presa di fronte allo scandaloso trattamento subito dai lettori di lingua straniera presso le università italiane. Nannimagazine.it pubblica in calce la lettera che Lidington ha inviato pochi giorni fa a David Petrie, lo studioso scozzese dell'Università di Verona che sta combattendo la battaglia contro le discriminazioni subite da lui e da circa 1500 suoi colleghi in giro per i 95 atenei italiani. Vessazioni di carattere retributivo, contributivo, di status e di carriera che in queste pagine sono già state ampiamente testimoniate e che Petrie ha portato all'attenzione delle autorità europee prima e dopo aver vinto importanti battaglie nei tribunali civili e amministrativi italiani.

LE PRESSIONI DEL GOVERNO CAMERON. Ora il governo britannico ha deciso di prendere in mano la questione per difendere i diritti dei lettori di lingua straniera e, in particolare, di coloro che provengono dal Regno Unito. Nella già citata lettera, il disorientato ministro Lidington racconta di aver pianificato un incontro con il suo omologo italiano Andrea Ronchi che però, nel frattempo, ha lasciato il governo per la rottura dei finiani con Berlusconi. Così il politico inglese non può che "augurarsi" di intavolare una discussione "con la mia prossima controparte italiana alla prima occasione disponibile". Beato lui che ci crede. Resta il fatto che il governo Cameron sta pian piano alzando la voce nei confronti delle autorità della Penisola e Lidington annuncia un tavolo "organizzato dalla nostra ambasciata a Roma che metterà faccia a faccia i membri dell'Allsi (l'Associazione dei lettori stranieri in Italia, ndr) ed esponenti del governo italiano". Inoltre, Petrie (che dell'Allsi è il presidente) non demorde e annuncia a Nannimagazine.it che le vicende degli insegnanti di lingua straniera in Italia "saranno presto portate di fronte alla Corte europea dei Diritti dell'uomo di Strasburgo".

LO SCOZZESE DI BOLOGNA: "CONTRIBUTI DA FAME". Connazionale del battagliero professore scozzese è David McAllister, 59enne di Glasgow, lettore di lingua inglese a Bologna dal dicembre 1985 con contratto da 400 ore l'anno a tempo indeterminato e una retribuzione (quasi da privilegiato) che supera di poco i mille euro al mese: "All'inizio degli anni '90 non mi hanno rinnovato il contratto che ancora era a termine e poi il giudice mi ha reintegrato. Quindi sono stato nuovamente licenziato con la legge del '95 che introduceva la figura del Cel (Collaboratore ed esperto linguistico, ndr) e riassunto dopo un anno". McAllister spiega la differenza, a Bologna, tra i lettori come lui che hanno rifiutato la qualifica di collaboratori e coloro che l'hanno accettata: "Ci hanno un po' alzato lo stipendio per equipararci a loro, però i Cel sono inquadrati come dipendenti pubblici con pensione Inpdap, noi invece siamo contrattisti a tempo indeterminato con previdenza Inps e contributi da fame. Chi è diventato collaboratore oggi ha contratti da 750 ore, noi al contrario oscilliamo tra le 200 e le 400 ore come nel mio caso. Però lo stipendio orario è uguale".

"LA RIFORMA GELMINI? NON RISOLVE NULLA". Col senno di poi, McAllister non è convinto che rifiutare la qualifica di Cel sia stata una buona scelta: "Però bisogna capire che allora volevamo la dignità degli insegnanti e non essere considerati come assistenti di laboratorio. C'è da dire, tuttavia, che in altri atenei i Cel hanno alzato la testa e hanno cercato, loro, di raggiungere lo status di lettori. Si tratta di università dove i 'lecturers' guadagnano meglio e hanno paghe da ricercatore o docente contrattista". Lo scenario, insomma, è complesso, la guerra tra poveri si trasforma in un garbuglio di disparità stratificate e differenziate. Una matassa figlia, in definitiva, dell'autonomia universitaria. "Io cerco di resistere – aggiunge il lettore scozzese – però in ateneo c'è sempre la tendenza a sforare il monte ore. Si rischia sempre di farne di più". E la riforma Gelmini? "Non risolve nulla e ci tocca marginalmente – conclude amaro McAllister – Mi sembra soltanto che mandi in grave crisi il sistema italiano".

IL RETTORE 'MONARCA' DEL MOLISE. Dalla 'dotta' Bologna scendendo lungo lo Stivale fino alla piccola Università del Molise, il contesto cambia non poco. A Campobasso domina un rettore-satrapo come Giovanni Cannata che è in carica dal 1995 e lo sarà fino al 2013. Alla faccia della riforma Gelmini. Il suo ateneo spende in personale il 92% del Fondo unitario per l'università. Dal 2000 al 2008 ha visto crescere il numero dei docenti ordinari del 153% e del 186% la pletora degli associati. Tutto ciò mentre la popolazione studentesca aumentava del 19% appena. E pensare che lo stesso Cannata, già nel 1995, aveva voluto connotare il suo primo mandato con le parole d'ordine che riportiamo testualmente: "Austerità, efficienza organizzativa, efficacia progettuale ed equità". Quindici anni dopo, tutto ciò ha il sapore della beffa.

IL LETTORE CANADESE: "NON ARRIVO A MILLE EURO". Da Bologna a Campobasso anche le storie dei lettori stranieri cambiano un po'. Raphael Aceto è nato e cresciuto a Montreal, prima lingua l'inglese e naturalmente il francese come seconda. Malgrado ciò, il suo italiano tradisce pochissimo le inflessioni d'oltreoceano: "Io sulla carta sarei un Cel perché fui assunto nel '94, al momento del decreto legge che poi divenne legge nel '95. Allora era rischioso non accettare questo status, ti licenziavano in tronco". Cosa che in effetti, come visto, è avvenuta puntualmente altrove. Nell'ateneo molisano gli ex lettori sono soltanto due e fino al 2005 erano in tre. Aceto ha oggi un contratto a tempo indeterminato a 500 ore: "Prima che fossi assunto, le mie colleghe avevano contratti annuali ed erano integrate nel sistema Inps. La normativa del '95 obbligò a mantenere quel regime previdenziale, cosa che fu causa di altri problemi. Il primo anno ebbi un contratto a tempo determinato e poi ci fu il nuovo bando che ci stabilizzò. Noi comunque guadagniamo tra gli 850 e i 950 euro al mese".

"L'UNICAL? DICE CORBELLERIE". Aceto ha voglia di polemizzare con le dichiarazioni dell'Università della Calabria: "Ho letto il suo articolo precedente. Sono inconcepibili le affermazioni dell'Unical in merito al fatto che i Cel non farebbero attività didattiche. Da una parte, si rivela la volontà di disattendere i contenuti delle sentenze della Corte di Giustizia europea. Dall'altra, pretendere che il 'sapere' sia compito del docente mentre trattare il 'sapere fare' sia materia per l’umile lettore, risulta un’emerita corbelleria che ha contribuito al fallimento della politica linguistica del Paese intero". Morale? I lettori e gli ex lettori fanno insegnamento vero e proprio anche attraverso le esercitazioni. Il Cel canadese apre il capitolo concorsi per supplenze: "L'ostracismo è nascosto dietro a una furbizia: questo tipo di bandi, infatti, è precluso ai dipendenti dello stesso ateneo. Noi non siamo dipendenti pubblici, ma comunque siamo interni all'Università. Dunque non possiamo entrarci. Io ho scelto di non ingaggiare la battaglia fatta da Petrie solo per limitare il numero di fronti su cui stavo lottando. Nel momento in cui furono fatti i bandi, infatti, avevo già tre cause in corso". La prima, vinta, riguardava il mancato riconoscimento allo studioso dell'anticipo del Tfr al 70% per l'acquisto della casa. La seconda, anch'essa vinta da Aceto contro l'ateneo, era relativa a questioni di gestione della didattica interna al Cla (Centro linguistico d'ateneo, ndr).

"GLI ACCADEMICI ITALIANI SONO PROVINCIALI". "Ora invece ho fatto ricorso per la ricostruzione della carriera – spiega lo studioso di Montreal – A gennaio avrò la prima udienza. La collega francese che andò via nel 2005 ha vinto quest'anno. E' un precedente importante a livello di ateneo. Nel mio caso, i legali dicono che il ricorrente Aceto sta chiedendo una ricostruzione che prevede le stesse mansioni delle altre due persone. Quindi, poiché faccio lo stesso loro lavoro, da Cel sono uguale al lettore. Il legislatore, nel '95, ha soffiato soltanto fumo negli occhi per dividere la nostra categoria: io voglio essere riconosciuto come i lettori pre-Cel ed essi, come noi, fanno perlomeno il lavoro del ricercatore confermato e a volte quello del docente vero e proprio". "C'è una percezione sminuita dell'operato del lettore da parte dell'establishment accademico italiano – chiude mestamente Aceto – Una percezione causata dal loro provincialismo e da questa idea aulica e sbagliata del sapere separato dal saper fare". 


LINK
- La lettera del ministro Lidington a David Petrie (pdf)