Inchiesta: I tagli alla cultura

Tagli alla cultura: spettacolo in sciopero, "il Paese non getti via la parte migliore di sé"

Le rivendicazioni; i diritti, l'accesso a fondi e incentivi. Il messaggio del Quirinale:"Non è certo attraverso la mortificazione della cultura che si risana il bilancio in tempi di crisi".

Cronaca Italia Silvia D'Ambrosi 23/11/2010
Titolo: La protesta al cinema Adriano di Roma, il 22 novembre 2010
Fonte: Immagine dal web

Chiuse le sale da concerto, i cinema, i circhi e i teatri. Fermi i set delle fiction e del cinema, interrotte le prove a teatro. È così che nella giornata del 22 novembre scorso i lavoratori dello spettacolo hanno manifestato la loro contrarietà ai tagli operati per il 2011 dal Governo allo spettacolo e alla cultura in generale. Su iniziativa delle sigle sindacali di categoria di CGIL-CISL-UIL, i lavoratori dello spettacolo si sono riuniti per chiedere il reintegro del FUS, il contributo dello stato oggi ridotto al minimo storico di 288 milioni di euro, il ripristino delle agevolazioni fiscali, una legge in favore dello spettacolo dal vivo e l'interruzione delle delocalizzazioni delle produzioni cinematografiche.

Se a Roma l'incontro è avvenuto al cinema Adriano - che non è riuscito a contenere le 1500 persone presenti - a Genova, al teatro Carlo Felice, il Maestro Zubin Mehta ha messo in scena, in segno di solidarietà con la manifestazione, l'unica esibizione autorizzata della giornata, visto che il teatro in questione è stato il primo ad essere materialmente colpito dai tagli. 

Il tema dei tagli alla cultura è forte tanto da spingere il Presidente Napolitano, in occasione della sua presenza al Premio De Sica, ad esprimere la sua preoccupazione poiché "non è certo attraverso la mortificazione della cultura che si risana il bilancio in tempi di crisi". Il Quirinale, inoltre, non riesce a comprendere il perché della soppressione dell'ETI, l'Ente Teatrale Italiano. "Mi tengo doverosamente lontano dalla dialettica tra sindacati e governo - ha precisato Napolitano - considero positivo quel che il ministro del Beni culturali ha dichiarato sulle ragioni della protesta di ieri, e quel che ha annunciato in materia di ripristino di risorse per il Fus 2011 e di rinnovo delle misure di incentivazione fiscale al cinema".

Il Ministro Bondi, infatti, ha rassicurato che farà tutto il possibile per ottenere la proroga degli incentivi fiscali a favore del cinema, una misura liberale - ha detto - che senza gravare sulle casse dell'erario ha un effetto positivo per lo sviluppo dell'economia, e di un necessario reintegro del fondo unico per lo spettacolo per non scendere al di sotto degli attuali livelli, già insufficienti, dell'offerta culturale". Ma quanto alla soppressione dell'ETI, Bondi ha chiarito che si trattava di un Ente "inutile". 

In particolare, la giornata del 22 è stata l'occasione per ricordare che sostenere lo spettacolo italiano rappresenta un'opportunità economica in primis per il governo, poiché "il settore è produttivo e può portare sviluppo e quindi denaro e entrate allo Stato, nonché occupazione". Secondo alcune dati, infatti, solo il settore audiovisivo alimenta un comparto di circa 250mila operatori.

Tra i punti all'ordine del giorno, i sindacati hanno sottolineato come sia indispensabile far procedere l'iter della legge sullo spettacolo dal vivo, approvata da tutti in commissione Cultura, ma in attesa di un intervento del ministro affinché sia dato il via libera definitivo. Si tratta di una legge che darebbe una boccata d'ossigeno all'intero settore, senza aggravio di costi per lo Stato, ma semplificando l'intero comparto. 

Inoltre altri aspetti che generano preoccupazione sono, oltre il ripristino del FUS, quelli relativi all'approvazione della legge sulla tutela sociale dei lavoratori del settore, il rifinanziamento per il prossimo triennio degli incentivi fiscali già esistenti (Tax Shelter e Tax Credit) da estendere anche allo spettacolo dal vivo e la non delocalizzazione delle produzioni. Nei primi sei mesi del 2010, infatti, su 220 settimane di produzione solo 60 sono state fatte in Italia e tutto il resto all'estero, con un grande danno soprattutto per le maestranze, quelle che soffrono di più la crisi. 

Infine, la questione del rinnovo dei contratti collettivi nazionali delle fondazioni lirico-sinfoniche, dei teatri di prosa e della produzione cinematografica. Silvano Conti della SLC-CGIL auspica a questo punto delle "risposte adeguate alla produzione culturale e allo spettacolo per evitare che il Paese getti via la parte migliori di sé, creando una pesante disoccupazione in figure professionali (artistiche e tecniche) altamente qualificate e poco riproducibili". 

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Intervento del Presidente della Repubblica
SLC-CGIL
UILCOM