Inchiesta: Università e Lettori stranieri

L'università e l'odissea dei lettori stranieri: "Noi discriminati da 30 anni"

Nannimagazine.it torna sulle vicende degli oltre mille studiosi che si sono formati all'estero e insegnano le lingue nei nostri atenei. Storie di ordinaria ingiustizia in un Paese, l'Italia, che non riconosce il valore del lavoro intellettuale.

Cronaca Italia Ulisse Spinnato Vega 03/11/2010
Titolo: Manifestazione a Milano, ottobre 2008
Fonte: Paolo Bellesia - Flickr -

Un ginepraio di leggi, decreti, sentenze, eccezioni, ricorsi. Uno status di illegalità che permane malgrado i pronunciamenti dei tribunali italiani e della Corte di Giustizia Ue. La solita figuraccia della Penisola in sede europea. Tutto qui? Niente affatto. Alla base c'è la discriminazione che da decenni oltre un migliaio di docenti stranieri (i cosiddetti 'lettori madrelingua') subisce in seno alle università nostrane: salari da fame, garanzie deboli sul fronte dei contributi e dell'assistenza, carichi di lavoro sempre maggiori e un mancato riconoscimento giuridico che ostacola le loro candidature per i posti di supplenza.

IL CASO PETRIE. Nannimagazine.it ha messo in luce un caso di cui nessuno ha parlato in Italia. Il professore scozzese David Petrie e due suoi colleghi inglesi hanno ottenuto, oltre un mese fa, un risarcimento dal Consiglio di Stato per il comportamento discriminatorio tenuto dall'Università di Verona nei loro confronti. Dopo licenziamenti ripetuti, reintegri a suon di sentenze e trattamenti professionali umilianti, i tre studiosi hanno vinto una parziale battaglia. Tuttavia, per un gran numero di loro colleghi il calvario nei gironi danteschi degli atenei italiani è ancora peggiore.

LA LETTRICE FRANCESE. Graziella Cassone è lettrice a contratto di lingua francese all'Università di Bologna, lavora per ordine di un tribunale e guadagna 900 euro al mese, proprio come nel 1993: "Ormai sono alle soglie della pensione. Secondo lei che assegno potrò maturare in queste condizioni?". Il suo racconto fa davvero impressione: "Sono stata cacciata e reintegrata più volte. Sono entrata in ateneo nel 1980 e proprio quell'anno la legge (Dpr 382, articolo 28) modificò la figura del lettore, rendendola ambigua e aprendo la strada a una miriade di contenziosi. Ho avuto sei contratti annuali e dopo sono stata licenziata. Quindi ho fatto ricorso e sono stata riassunta. Poi ancora mandata via e reintegrata. Nel 1994 ho subito il terzo licenziamento. In quella fase – racconta la professoressa Cassone – il ministero aveva chiesto alle università di non fare più contratti da lettore perché con la nuova legge sui collaboratori (236/95) saremmo stati inquadrati come tecnico-amministrativi. La metà circa dei miei colleghi ha obbedito, ma chi come me non ha accettato questo status è rimasto fuori".

LE NORME DEL 2004. Nannimagazine.it ha già raccontato la via crucis giuridica che i malcapitati docenti stranieri hanno dovuto affrontare nell'ultimo trentennio, ma la lettrice francese lo rievoca adesso sulla propria pelle. E fa tutto un altro effetto. "Nel '98 la Corte d'Appello disse che dovevamo essere reintegrati – spiega Cassone – ma alle condizioni dell'ultimo contratto, quindi con lo stipendio del '93. E' andata avanti così fino al 2003: non potevamo contrattare nulla, né ore né stipendio. Nel 2001, però, è arrivata la sentenza europea secondo cui gli ex lettori andavano pagati come ricercatori e da lì è iniziato un altro iter". Dopo aver legiferato nel 1995, nel 2004 lo Stato italiano stabilisce (legge 63) per gli studiosi stranieri ex articolo 28 un trattamento come ricercatore a tempo. Ma il provvedimento riguarda soltanto sei atenei: l'Università della Basilicata, Milano, Palermo, Pisa, Roma-La Sapienza e l'Orientale di Napoli.

ATENEI FUORILEGGE. Il testo dice inoltre che per i lettori "l'impegno pieno corrisponde a 500 ore" e li esclude da "qualsiasi funzione docente". Gli atenei nostrani, però, si trovano clamorosamente fuorilegge, visto che "tra lezioni frontali ed esercitazioni, siamo docenti in tutto e per tutto – denuncia Cassone – Ora come ora faccio i corsi sulla triennale, poi il ricevimento studenti, gli esami e il lavoro a casa con il materiale pagato da me. In media faccio sei ore di lezione a settimana". Le università italiane dovrebbero porsi una domanda: c'è bisogno o no dei lettori stranieri per insegnare le lingue? Se sì, vanno trattati come si deve. La studiosa di lingua francese rincara: "Secondo me molti atenei non sono nemmeno in regola con contributi e assistenza nei nostri confronti".

STRANIERI DISCRIMINATI. Quindi Cassone fa un ragionamento: "I dirigenti universitari sostengono che la nostra è una figura nata per essere temporanea già dall'80, mentre prima il lettore era assimilato al ruolo dell'assistente, dunque era a tempo indeterminato. Tutti gli assegnisti e i borsisti, però, sono diventati ricercatori o associati con quella legge, soltanto i lettori sono rimasti fuori. Le università dicono che a loro serve solamente una figura transitoria? Bene – aggiunge la docente di Bologna – ma allora bisogna fare contratti di un anno e stop, senza affidare a noi i corsi di lingue. Loro inoltre sostengono che noi puntavamo a diventare 'ope legis' professori associati. Nient'affatto, noi abbiamo solo chiesto di avere un contratto a tempo indeterminato, come collaboratori, dopo ben cinque rinnovi a termine". Infine la riflessione amara: "La legge non vale per tutti in modo uguale: agli italiani toccano soltanto due anni a tempo determinato, noi siamo invece costretti a fare sei contratti precari con somma forfettaria a fine anno. L'Italia ci discrimina". La legge del 2004 recita infatti: "Sono esclusi dalla procedura di dichiarazione di equipollenza (...) tutti i titoli accademici rilasciati dalle istituzioni straniere autorizzate ai sensi dell'articolo 2 della legge 14 gennaio 1999, n. 4, secondo la disciplina dell'articolo 4 della legge 11 luglio 2002, n. 148".

LE MULTE UE. Nel 2006 la Cassazione giudica illegittima la 63/04, poiché non vale per tutti i lettori sul territorio italiano ma si limita a sole sei università. "Noi l'estate scorsa abbiamo presentato un ricorso contro questo discrimine, però l'11 agosto è stato rigettato in primo grado e ora attendiamo le motivazioni", racconta la professoressa Cassone. Intanto, non si ferma il ping pong tra l'Italia e la Corte europea di giustizia. Nel marzo 2006 il governo tira fuori un nuovo decreto per correggere la legge del 2004 e per dare risposte a circa 250 lettori stranieri (con un costo calcolato al tempo in 60milioni di euro). L'intervento si rende necessario perché nel frattempo la Repubblica italiana è stata condannata al pagamento di 265mila euro per ogni giorno di ritardo nell’adozione di provvedimenti in conformità alle norme Ue. Tuttavia, il 18 luglio dello stesso anno i giudici lussemburghesi tornano sul tema e stigmatizzano ancora una volta il comportamento del Bel Paese.

ITALIA NEL MIRINO. Cassone aggiunge: "Metà dei miei colleghi ha obbedito e ha accettato di diventare collaboratore. Petrie è stato adeguato ad associato ed è riuscito a vincere una parziale battaglia. A noi in Cassazione ci hanno detto che se ci piace è così, sennò ce ne possiamo pure andare a casa. Io attendo ancora giustizia". Intanto i giudici europei continuano a tenere l'Italia nel mirino: il nostro Paese, infatti, non ha definito giuridicamente lo status dei lettori che svolgono attività di docenza e non ha adeguato il loro trattamento economico a quello di un'attività a tempo pieno, con la corresponsione degli arretrati e il versamento dei contributi.

LA RIFORMA GELMINI NON SCIOGLIE IL NODO. Su questo tessuto di abusi e illegalità diffusa si innesta adesso la riforma Gelmini, che "continua a negare un principio fondamentale ribadito più volte dalla Corte di Giustizia europea: il diritto alla ricostruzione di carriera fin dalla data della prima assunzione", denuncia la Flc-Cgil. "Infatti – spiega il sindacato – con l'articolo 23 e il comma 2 bis, così confezionato, il calcolo del pregresso sul parametro di ricercatore confermato a tempo definito non viene più applicato dal primo contratto di assunzione in avanti, come da sentenze dei giudici del lavoro, ma si interrompe all'entrata in vigore della legge 21 giugno 1995, n. 236 che, fatta per evadere agli obblighi europei e al riconoscimento dei diritti acquisiti, cancella la parola 'lettori' per farli diventare collaboratori ed esperti linguistici pur mantenendo le stesse mansioni. Dopo quella data – protesta la Cgil – non si potrà più applicare quel parametro". Gabriella Cassone chiude amara: "E' un caos di leggi, leggine, articoli, ricorsi, sentenze. Ma intanto la nostra vita scorre via. Secondo lei, con 900 euro di stipendio, che pensione potrò avere?".