Inchiesta: Università e Lettori stranieri

Università: una sentenza del TAR apre la questione sul 'trattamento illegale dei 'lettori stranieri'

Infuria la protesta dei ricercatori, ma negli atenei le discriminazioni sono come scatole cinesi: ciascuna ne tiene dentro altre. Nannimagazine.it racconta le persecuzioni subite dai docenti non italiani. La loro colpa? Aver studiato fuori dalla Penisola

Cronaca Italia Ulisse Spinnato Vega 15/10/2010
Fonte: Immagine dal web

Lo sfacelo dell'università italiana ha tanti volti. C'è la protesta dei ricercatori che è sotto gli occhi di tutti, ci sono i tagli al fondo ordinario da 279 milioni nel 2010 e 1,4 miliardi nel biennio 2011-2012, i sit-in sotto Montecitorio, il disagio degli studenti, le occupazioni di facoltà.

LA DISCRIMINAZIONE DEGLI STRANIERI. Ma il disastro del nostro sistema universitario ha anche un volto segreto. Un aspetto che nessuno rivela, che i media tengono nel cassetto e che configura una discriminazione di carattere quasi etnico-razziale. Nannimagazine.it vuole mettere sotto la lente le persecuzioni subite dai 'lettori stranieri' che insegnano da contrattisti nelle università nostrane. E lo fa raccontando la storia di David Petrie, laureato a Dundee (Scozia) e da quasi 30 anni docente in lingua inglese all'Università di Verona. Mister Petrie - assieme ai colleghi Robert Hill and David Newbold, entrambi specializzati a Oxford – ha ottenuto poche settimane fa dal Consiglio di Stato un risarcimento di 18mila euro per danni e spese legali in una causa intentata contro l'ateneo veneto.

LE BATTAGLIE LEGALI. Nel 1995 Petrie, Hill e Newbold fecero domanda per un posto di supplenza alla cattedra di Inglese nell'università dove lavoravano, ma Verona escluse dalle procedure di selezione le loro candidature assieme ad altre (nel 1994, 1996, 1997 e 2000) con la motivazione che i tre studiosi britannici non avevano le qualifiche necessarie. A quel punto partì il primo ricorso e il Tar di Venezia, il 12 aprile 1999, sancì (in linea con la sentenza che Petrie aveva già ottenuto nel 1997 dalla Corte europea di giustizia) la violazione del trattato Ue che proibisce la discriminazione basata sulla nazionalità. Tuttavia, i giudici amministrativi non riconobbero un risarcimento concreto, sostenendo che il danno effettivo non era provato. Dopo oltre 11 anni da quella sentenza e una lunga battaglia legale, il 24 settembre 2010 il Consiglio di Stato ha finalmente messo termine al calvario, riconoscendo l'indennizzo da 18mila euro e sancendo che l'Università di Verona ha tenuto una condotta ai limiti del razzismo o comunque discriminatoria in ragione della nazionalità dei candidati. 

TRENT'ANNI DI ILLEGALITA'. David Petrie è portabandiera di una protesta molto più ampia: i lettori stranieri impegnati nelle disastrate università italiane sono poco meno di 600, di cui 400 attualmente alle prese con cause amministrative. Vengono utilizzati con carichi di lavoro sempre crescenti per far fronte ai buchi della didattica e tuttavia hanno contratti di docenza che non prevedono trattamento assistenziale o previdenziale. Il problema più grave, però, è che lo Stato italiano gestisce le loro prestazioni in un regime di illegalità che dura in pratica da 30 anni. Fino al 1980, infatti, i lettori di madrelingua straniera erano equivalenti agli assistenti: in quell'anno il governo cercò di razionalizzare la didattica attraverso un 'ope legis' con il quale vennero creati numerosi posti di lavoro per docenti con contratti di diritto pubblico. I lettori furono esclusi e riassegnati in base a contratti di diritto privato rinnovabili per cinque anni. Il dpr 382/1980 sosteneva che i loro emolumenti non potevano essere più alti di quelli dei professori associati all'inizio della carriera (tempo definito), ma i lettori impugnarono con successo questa legge sia nei tribunali italiani sia presso la Corte europea di giustizia e l'Italia nel 1995 fu costretta ad abrogare una norma giudicata illegale (l'articolo 28).

L'ITALIA SCONFITTA IN TRIBUNALE. A quel punto lo Stato offrì ai lettori nuovi contratti come collaboratori ed esperti linguistici. Coloro che si rifiutarono di accettare questo genere di posto di lavoro (che oltre a essere un tentativo di modificare la loro qualifica non rispettava i diritti acquisiti), vennero licenziati. La maggior parte, però, fu reintegrata dai tribunali italiani. Gli studiosi stranieri impugnarono con successo la nuova legge 236/1995 e la Corte di Giustizia Ue, il 26 giugno 2001, ordinò all'Italia di ricostruire il contratto di ogni lettore dal primo giorno del primo contratto. Il nostro Paese non si è conformato e rischia adesso di essere perseguito per legge dalla Commissione, che può comminare delle multe presso la Corte Ue di giustizia. E' qui che si innesta la vicenda di studiosi, come David Petrie, che hanno impugnato con successo presso i tribunali amministrativi le norme italiane che impediscono loro di partecipare ai concorsi per supplenze. Malgrado ciò, le autorità universitarie continuano a rifiutarsi di applicare sentenze che sono vincolanti e hanno effetto immediato.

NON SOLO VERONA. La discriminazione non riguarda solo Verona. "I nostri avvocati - ha detto Petrie pochi giorni fa alla stampa scozzese – hanno informato la Commissione Ue che anche gli atenei di Cagliari, Cassino, Ferrara, Firenze, Genova, Messina, Palermo, Perugia, Siena, Urbino e Udine continuano a pubblicizzare bandi in un modo che tende ad escludere le domande non italiane con qualifiche ottenute nei Paesi di provenienza". Alla faccia della libera circolazione delle professioni.

"IN ITALIA RECORD DI VIOLAZIONI". Petrie presiede l'Associazione dei lettori stranieri in Italia: "Sono contento che il Consiglio di Stato abbia ristabilito un principio di giustizia. Ma ci sono voluti 15 anni". Secondo Petrie, i lettori italiani insegnano poco più di due ore a settimana per 30 settimane all'anno. I lettori stranieri, invece, fanno circa 12 ore a settimana in aula e sei ore in ufficio. "E' da 30 anni che ci trattano in modo illegale - chiude lo studioso scozzese – La Repubblica Italiana è senza rivali in Europa da questo punto di vista e la Corte di giustizia Ue ha già giudicato discriminatoria la sua condotta per sette volte. Un record". E a NanniMagazine.it confessa: "Ho provato a diffondere la notizia sui media italiani, ma nessuno mi ha dato ascolto".


LINK
- La pagina web dell'Associazione lettori stranieri in Italia