Inchiesta: Salute materna

Salute materna: ginecologi, "riformare il sistema, per una maggiore qualità dei servizi"

Contro i casi di malasanità, no ai tagli di personale, sì ad una riorganizzazione di settore. Questa la ricetta proposta dalle maggiori società scientifiche della ginecologia italiana.

Salute e Prevenzione Paola Simonetti 12/10/2010
Fonte: Immagine dal web

"L'intero 'sistema' non è più adeguato a rispondere ai bisogni della popolazione". Sul fronte dei servizi alla maternità, i ginecologi d'Italia, Sigoi, Aogoi e il sindacato di categoria Fesmed, propongono compatti una riforma e una efficace riorganizzazione, soprattutto per evitare errori e approssimazioni, causa di tragici fatti come quelli verificatisi di recente nel nostro Paese.

LA RICETTA DEL CAMBIAMENTO. All'unanimità hanno proposto, in un incontro a Roma, la loro ricetta di ottimizzazione del settore. Al primo posto figura lo spostamento delle risorse umane e finanziarie, oggi utilizzate per strutture inadeguate, sul "potenziamento di centri di secondo e terzo livello, opportunamente attrezzati per far fronte anche ad imprevisti e complicanze". Un'iniziativa necessaria, sottolineano gli esperti, tenendo conto della nuova mappa del parto in Italia, che dovrebbe "prevedere un numero inferiore di strutture sul territorio ma meglio attrezzate, con la presenza, 24 ore su 24 – precisano le organizzazioni promotrici-, di una guardia ostetrica, del neonatologo e la possibilità di usufruire dell’analgesia epidurale, con la disponibilità a tempo pieno dell’anestesista".

Indispensabile, secondo i ginecologi, anche una diagnostica per immagini, con laboratorio d'urgenza ed emotrasfusionale sempre operativo e il trasporto d'emergenza per i trasferimenti delle madri e dei neonati in centri di specializzazione superiore. Cinque punti che rappresenterebbero, indipendentemente dal numero di nascite che vengono assistite, le condizioni indispensabili per fugare qualunque errore. "Il parto è un atto medico e come tale comporta dei rischi - hanno precisato -. Ogni donna dovrà avere la possibilità di scegliere dove partorire, dopo aver valutato le dotazioni della struttura alla quale intende affidarsi".

SEMPRE PIU' MAMME OVER 40. L'analisi effettuata dalle organizzazioni presenti all'incontro, ha valutato che "la rete ostetrico-ginecologica italiana è stata concepita negli anni '60 quando le nascite erano un milione duecentomila, oggi sono meno della metà: nel 2009 sono state 568.857 (7.802 in meno rispetto al 2008, -1,4%)". "Ma è aumentata la complessità - sottolineano i ginecologi -, a causa soprattutto dell’età sempre più elevata alla gravidanza: quella media al primo parto è 34 anni. Le mamme over 40 nel 2008 sono state 32 mila (erano 20 mila in meno nel 1995). In questo gruppo di pazienti il ricorso al taglio cesareo è del 60%".

LUCI E OMBRE. E anche se l'Italia si pone fra le posizioni migliori sulla salute meterno-infantile, con il dato che vede una mortalità infantile peri a 3,3 per mille, quella neonatale del 2,35 per mille, rispetto al 5,3% della Gran Bretagna e il 6,7% degli Usa, è tuttavia necessario, per gli esperti, non negare però le criticità. La più evidente resta quella legata al tasso di cesarei effettuati nel nostro paese, "che con una media del 38% è il più alto in Europa, sintomo evidente degli attuali problemi organizzativi". Secondo un'’indagine condotta nel 2009 dalla Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia, questi sono di gran lunga più determinanti rispetto agli aspetti clinici (59% vs 32%). "Per ridurli è necessario agire contemporaneamente su più fronti. La carenza di organici coincide con una crisi nella formazione dei medici specialisti. Ma è l'intero '“sistema' che non è più adeguato a rispondere ai bisogni della popolazione".

RIPARTIRE DALL'ECCELLENZA. "Chi sbaglia in corsia va sottoposto ad un procedimento di verifica, ed eventualmente, sanzionato - concludono i ginecologi -, non vogliamo cercare alibi. Ma non si può compromettere per singoli episodi isolati la credibilità di un sistema di eccellenza che funziona, pur nella carenza di risorse e investimenti. Il nostro obiettivo - precisano - è ripartire da qui per ridare dignità e valore alle prestazioni che attengono alla salute della madre e del bambino, quindi al futuro stesso della nostra nazione. E ridare fiducia ai milioni di donne che ogni giorno si recano nei nostri reparti"”.