Inchiesta: Risorgimento

Risorgimento, Emanuele: "Alle Scuderie l'Italia irrisolta"

Il presidente dell'Azienda speciale Palaexpo ha sottolineato le ombre delle Guerre d'Indipendenza presenti nella mostra al Quirinale, un'esposizione che "parla del nostro popolo, più unito dal dolore che dalla gloria", secondo Giuliano Amato.

Mostre Francesco Amorosino 14/10/2010
Fonte: Scuderie del Quirinale

"Questa è una mostra che parla di noi, non di celebrazioni che non ci riguardano e che siamo obbligati ad attendere". Sono le parole di Giuliano Amato, presidente del comitato per i festeggiamenti dei 150 anni dell'Unità d'Italia, durante la conferenza stampa di presentazione della mostra '1861. I pittori del Risorgimento', un'esposizione che, ha sottolineato Amato, "presenta la storia dipinta dagli artisti del tempo, vicende raccontate in italiano, dove il protagonista non è il cavallo muscoloso, ma un soldato poveraccio dell'uno o dell'altro schieramento, alle prese con i feriti".

Invece di elogiare le vittorie che hanno condotto l'esercito sabaudo a trionfare sugli altri eserciti della Penisola, è contro il dolore che quelle guerre hanno causato che ha puntato il dito Amato: "C'è qualcosa di giustamente dolente nella rappresentazione di quella guerra che, anche se con motivazioni giuste, ha portato tanta sofferenza sia sul campo di battaglia che nelle case della gente in attesa, raccolta intorno alle lettere o ai bollettini. Qui - ha continuato - si parla di eroi umani, dell'italianità che emerge in un popolo unito più dalle sofferenze che dalla gloria".

Della partecipazione della gente comune ha parlato anche l'assessore alla Cultura del Comune di Roma, Umberto Croppi, ricordando come anche durante i festeggiamenti dei 140 anni di Roma Capitale era emerso come nel Risorgimento l'aspetto più forte è "l'afflato popolare"  e la mostra ha il merito di evidenziare "le opere degli artisti combattenti, una testimonianza diretta d'impegno, della partecipazione degli intellettuali e del popolo".

F. Hayez, 'Gli abitanti di Parga che abbandonano la loro patria', 1826-31

Di "mostra speciale" ha parlato Antonio Paolucci, presidente della Commissione scientifica delle Scuderie, perché "le biblioteche e i musei sono pieni di pittura celebrativa del Risorgimento, però qui si parla di sentimenti, emozioni, e non era facile trovare quadri su queste corde". L'operazione è riuscita talmente bene, secondo Paolucci, che descrive commosso quella che per lui è l'opera "indimenticabile" della mostra: "Si tratta di un piccolo quadro di Odoardo Borrani, un macchiaiolo toscano non tra i più famosi, intitolato 'Il 26 aprile 1859'. 

"Quel giorno - continua Paolucci - è accaduto che il Granducato di Firenze è diventato Italia, l'ultimo Lorena ha abbandonato Palazzo Pitti, i fiorentini hanno scelto il re. In questo pomeriggio di primavera c'è una sala borghese mostrata con una semplice struttura compositiva, quasi degna di Piero della Francesca, e in questa scena c'è una giovane donna che sta in silenzio a cucire una bandiera italiana con la finestra già aperta per esporla. Un momento di emozione e di tempo sospeso, la magia della storia che diventa il pensiero di una donna normale. Questo è il cuore della mostra".

Un'opinione, quella di Paolucci, condivisa da Carlo Sisi, curatore del secondo piano delle Scuderie, quello dedicato ai quadri più intimisti, secondo cui il percorso è affidato "alla percezione affettiva del visitatore, perché le opere richiamano brani di poesia o musica, come il Trovatore verdiano, o personaggi come Luchino Visconti. La simbiosi tra arte e vita è il filo d'oro, come si può vedere, ad esempio, nel toccante quadro di un anonimo nel quale un giovane eroe abbandona Milano con la bandiera in spalla mentre la moglie lo trattiene. C'è forse patriottismo - ha continuato - ma c'è il coraggio di esprime affetto. In questa mostra si scopre il vero, una realtà che ammette anche il brutto".

G. Induno 'La lettera dal campo', 1859

Fernando Mazzocca, curatore del primo piano della mostra, ha sottolineato il riscatto della pittura dell'Ottocento italiano e dei temi risorgimentali compiuti con questa esposizione che, ha sostenuto, "poteva anche intitolarsi 'pittori soldati', perché sono loro i veri protagonisti, a partire da Gerolamo Induno che nasce pittore di genere e diventa protagonista della cultura militare". Mazzocca, inoltre, ha evidenziato come molte delle opere in mostra sono quasi degli inediti, quadri che non si sono visti per molto tempo, come la 'Battaglia della Cernaja' che, ha rivelato, non veniva esposta dal 1859.

A conclusione della conferenza stampa il presidente dell'azienda speciale Palaexpo, Emmanuele Francesco Maria Emanuele, ha raccontato del lungo percorso compiuto da questa mostra, tanto che in un primo momento si era pensato a un percorso illustrativo della nascita degli Stati europei, da Goya in Spagna a Napoleone, fino alla Rivoluzione Americana, poi si è optato per un taglio più circoscritto. "È interessante vedere opere lontane dagli ideali di oggi - ha concluso - qui si vede al di là della retorica quell'Italia ancora irrisolta che è proseguita in maniera drammatica fino ad oggi, quando per molti aspetti c'è ancora delusione per i grandi sogni non ancora realizzati".