Inchiesta: Inchiesta Aiazzone

Aiazzone: spunta Panmedia, tra anomalie e promesse tradite

Prosegue la nostra inchiesta - A luglio la cessione in comodato da B&S alla Spa torinese che all'inizio si occupava solo di pubblicità. I lavoratori non vedono però nessuna svolta. E negli store è il caos. Chi è Olivier Chefdeville?

Cronaca economica Ulisse Spinnato Vega 30/09/2010
Fonte: Immagine dal web

Il fallimento della premiata ditta Borsano-Semeraro-Palenzona è ormai storia. Ma il presente e il futuro del marchio Aiazzone-Emmelunga tradiscono contorni non meno inquietanti. Come già scritto, ci ha pensato la Panmedia di Torino a rilevare in comodato i celebri brand dai fallimentari gruppi B&S Spa e Holding dell'Arredo Spa.

L'ENNESIMO RILANCIO PROMESSO. Panmedia è una società per azioni che all'inizio si occupa di marketing pubblicitario e produzioni televisive. Nulla a che fare con il core business dell'arredamento. Malgrado ciò, il 20 luglio scorso l'azienda piemontese si fa carico delle sorti di Aiazzone-Emmelunga, una settimana dopo modifica il proprio oggetto sociale e inizia quindi a diffondere grandi proclami in merito al rilancio dello storico brand di Biella. Annuncia partnership importanti con banche, società di logistica ed operatori del settore e soprattutto promette buone prospettive ai lavoratori che protestavano contro la vecchia gestione di Borsano e Semeraro.

I NUMERI DI PANMEDIA. Dopo poco, però, si capisce che qualcosa non torna. La nuova proprietà si trova a controllare circa 850 lavoratori e 44 negozi con un capitale sociale di appena 1,5milioni, con 13 addetti e un fatturato che negli ultimi anni si aggira tra gli 8 e i 9 milioni di euro. Tuttavia, assicura ai lavoratori che si farà carico delle pendenze lasciate dalla vecchia proprietà e in effetti salda il 50 per cento arretrato della tredicesima 2009 e i salari di luglio.

LA DENUNCIA DEI DIPENDENTI. Proprio il 16 luglio l'azienda firma con i sindacati un accordo che sembra segnare una svolta positiva sia in termini di relazioni industriali sia in ottica di un graduale rientro nella normalità dei pagamenti. Molto presto, tuttavia, i dipendenti si rendono conto che i termini dell'intesa non sono vincolanti per la controparte. "Dalla pseudo-nuova azienda non abbiamo ancora ricevuto la busta paga di agosto e nemmeno lo stipendio che era pattuito dall'accordo per il 15 settembre. Figuriamoci se potranno rispettare poi le scadenze per il pagamento della 14esima arretrata prevista in due tranche per il 30 settembre e 30 ottobre", dicono a Nannimagazine.it gli addetti di uno degli store passati da Aiazzone a Panmedia. I lavoratori chiedono naturalmente l'anonimato per evitare ritorsioni da parte dell'azienda.

SCATOLE CINESI? Ma perché Panmedia sarebbe "pseudo-nuova"? I dipendenti denunciano un presunto gioco di scatole cinesi: "Per quanto possa dirsi estranea, Panmedia è composta da un mix di vecchi e nuovi soci delle società indagate (Aiazzone, B&S, Emmelunga/Holding Arredo, Emmedue, Emmecinque)". Il riferimento è all'inchiesta della procura di Roma di cui si è già scritto e che vede implicate con l'accusa di evasione fiscale 60 persone e numerose aziende. Tra i nomi coinvolti, oltre al presidente di Confcommercio Lazio Cesare Pambianchi, ci sono i 'furbetti del comodino': la famiglia Borsano, Giampiero Palenzona e Renato Semeraro.

LAVORATORI NELLA BUFERA. Nella vicenda Aiazzone/Emmelunga, Panmedia entra in scena proprio a seguito del fallimento di Semeraro. Eppure tra i dipendenti gira voce che quest'ultimo sia ancora molto 'interessato' agli affari del polo dell'arredo. Massimo Caiazzo, responsabile Commercio della Filcams-Cgil di Modena, lavora sulla prima frontiera della lotta sindacale ai furbetti del comodino. E a Nannimagazine.it dice: "Semeraro ha fatto visite a tutti i negozi con Gallo (l'amministratore unico di Panmedia, ndr), è venuto anche qui a Modena. Non so però a che titolo fosse presente". Caiazzo ricostruisce i passaggi nel rapporto tra i dipendenti modenesi e la vecchia proprietà, a partire dall'autunno scorso: la mancata applicazione del contratto, le quote non pagate per l'assistenza sanitaria integrativa e per gli enti bilaterali, il fumoso annuncio del passaggio dal marchio Emmelunga a quello Aiazzone, lo stato di agitazione con l'arrivo del 2010, la riapertura a marzo con il nuovo brand e intanto i ritardi sempre maggiori sui pagamenti che dapprima avvenivano ogni 15 del mese.

"NELLO STORE E' IL CAOS". Poi lo sciopero del primo maggio, la disponibilità dell'azienda a un confronto a livello nazionale e il monitoraggio per il mese di giugno che porta al rilancio della promozione commerciale. Quindi ecco il già citato accordo del 16 luglio e la road map sul rientro delle mensilità arretrate. Un percorso a tappe non rispettato però dalla subentrante Panmedia cui corrisponde un'esasperazione crescente nei lavoratori, sentimento che sfocia nello sciopero del 6 agosto presso i negozi dell'area tosco-emiliana. Ora si attende un nuovo incontro per i primi di ottobre. "La controparte adesso è diventata sfuggente, ci sono i soliti rimpalli di responsabilità con la vecchia Holding dell'Arredo – aggiunge Caiazzo – Nel frattempo, da settembre 2009, si sono dimessi tre direttori del punto vendita di Modena. A dimostrazione che nemmeno a livello apicale si sa cosa intenda fare la società. Al negozio c'è un caos totale, nessuna programmazione commerciale, manca il magazziniere da giugno, non si riescono a gestire fatture e ordini".

IL SEQUESTRO DI CALLIGARIS. Una situazione di confusione che avevano testimoniato anche i fornitori. E mentre un grosso creditore di Aiazzone ha promosso a luglio un'istanza di fallimento, la Calligaris conferma a Nannimagazine.it di aver ottenuto un sequestro giudiziale da 160mila euro presso la sede ex Emmelunga di Barberino. "Ma non abbiamo rapporti con la nuova società cui fa capo il marchio", precisa laconica la storica azienda di arredi. Persino le ditte delle pulizie protestano per i mancati pagamenti. Intanto i clienti finali si presentano sempre più spesso agli store per lamentare i ritardi sulle consegne. E i dipendenti si trovano nella difficile situazione di dover gestire una rabbia crescente. La dirigenza di Panmedia si è resa conto che la situazione sta precipitando e, in mancanza dell'annunciato piano di rilancio, tenta di tappare le falle in tutti i modi.

LA STRANA CIRCOLARE. Fanno parte di questa strategia di limitazione del danno alcune eccentriche circolari come quella pubblicata in coda al servizio e firmata dal sedicente amministratore delegato di Panmedia Olivier Chefdeville, singolare personaggio di cui si dirà tra breve. Nella mail inviata a tutti i punti vendita Panmedia (l'indirizzario pubblicato non è completo), Chefdeville dice tra l'altro che il personale dipendente deve "impedire l'accesso a chiunque all'interno ricerchi, per qualsiasi ragione, aziende diverse da Panmedia". E lo stesso personale non deve inoltre "rendere disponibile a qualsiasi soggetto (privato o pubblico) locali od oggetti, opponendo sempre che i locali ed il contenuto dello stabilimento appartengono a Panmedia Spa".

"MICA I LAVORATORI POSSONO BARRICARSI". Timore dei clienti che vengono a reclamare il rispetto di contratti firmati con la vecchia proprietà? O, ancor di più, terrore delle visite di ufficiali giudiziari e organi di polizia giudiziaria che si presentano con mandati di perquisizione o decreti ingiuntivi? "Di sicuro – osserva Caiazzo – i dipendenti non possono mica barricarsi nei negozi impedendo l'ingresso a chiunque, magari addirittura ad autorità pubbliche. Già siamo nella difficilissima situazione di dover vendere la merce senza sapere se possiamo venderla davvero. Da una parte dobbiamo blandire il cliente e dall'altra dobbiamo farci carico delle sue recriminazioni. Non c'è programmazione commerciale e non sai neanche quali prodotti puoi proporre o meno alla clientela".

IL RUOLO DI CHEFDEVILLE. Come detto, la circolare pubblicata in calce è a firma di Olivier Chefdeville, manager importante del settore retail, docente di master specialistici, uno che conosce tutti i segreti della grande distribuzione. E' lui che gestisce il traghettamento di Emmelunga dalle mani bucate di Mocali verso il disastroso abbraccio con Aiazzone. Il suo nome appare in seno al Gruppo Pam e le cronache capitoline si occupano di lui quando viene inaugurato l’ipermercato Panorama all’interno del centro commerciale Roma Est, ipermercato che lui dirige. Il problema – come è facile intuire leggendo i documenti qui sotto – è che Panmedia non ha Chefdeville nel suo board e non prevede nemmeno un amministratore delegato. E allora? La circolare contiene un falso? E' dunque non valida? Qual è la reale funzione di Chefdeville in Panmedia? Nannimagazine.it tornerà sull'argomento. 


DOCUMENTI
- I dati di Panmedia Spa (visura camerale pdf)
- La circolare interna a firma di Olivier Chefdeville (jpg)