Inchiesta: Violenza sulle donne

Violenza sulle donne: soprusi e botte figlie di frustrazione e rabbia inespresse

Dall'esperienza del primo centro di accoglienza per uomini violenti nato a Firenze, il quadro di come si generi la brutalità maschile verso compagne e fidanzate. Un ambito complesso e difficile da dipanare.

Donne Paola Simonetti 08/10/2010
Titolo: Una delle immagini contenute nel materiale di auto aiuto

Non è la piena consapevolezza a guidarli. La brutalità compiuta ai danni delle proprie compagne, di rado ha un seme radicato nella coscienza. Quello che spinge un uomo a chiedere un consulto specialistico è la paura di essere lasciato da moglie o fidanzata, che stanca di subire intima al proprio uomo di farsi aiutare, pena il rimanere solo.  

Questo racconta di massima l'attività svolta finora a Firenze, dal Centro di ascolto per uomini maltrattanti (Cam), nato lo scorso anno come progetto sperimentale promosso dall'Associazione Artemisia, in collaborazione con la ASL 10 del capoluogo toscano e finanziato dal Cesvot Innovazione. Il Cam, con un'equipe di psicoterapeuti e psicologi, offre la possibilità di un primo confronto con gli specialisti attraverso un colloquio, e poi la possibilità di iniziare una terapia con gruppi di auto aiuto per comprendere meglio le ragioni del proprio comportamento, ed essere poi in grado di modificarlo.

"Coloro che ci contattano per lo più lo fanno sull’onda di una crisi in atto nella coppia o con i figli, o perchè per la prima volta è intervenuta la polizia. In linea di massima è il timore di tornare a casa e trovarla vuota - spiega Alessandra Pauncz, direttrice del Cam -, perchè le loro compagne ne hanno le tasche piene. Non è dunque una motivazione forte quella che è alla base della decisione, quanto piuttosto un uso strumentale di quest'ultima". "Un atteggiamento del tipo 'ora le dimostro che voglio fare qualcosa', ma poi in effetti non c'è una reale volontà di cambiamento. Certamente - prosegue la Pauncz - non lo fanno per la piena convinzione che sia giusto e utile iniziare una terapia di questo tipo. Questa visione della situazione, porta molto spesso l'uomo di turno a fare solo una prima telefonata di sondaggio e a non approdare affatto al percorso terapeutico".

Alla base di un rifiuto a priori, spessissimo la minimizzazione dell'atto violento e la autentica sensazione da parte dell’uomo in questione di essere lui la vittima: "Il profilo 'tipo' di questi soggetti - aggiunge la Pauncz - è quello di uomini frustrati, carenti in autostima, convinti che gli sia stato sottratto qualcosa dal mondo che era di loro diritto. Una condizione, che quasi naturalmente sfocia in un grado di rabbia inespressa spesso incontenibile, che si ripercuote, fisicamente o verbalmente, sulle loro compagne. Gesti che, i loro autori, non considerano 'criminali', ma naturali e dunque da comprendere".

Alla luce di questi fattori, il Cam, sottolinea la responsabile, al momento del primo contatto "si fanno firmare delle liberatorie, sia per sottoporre il caso a tutti gli specialisti del Centro, sia per poter contattare compagne ed ex,  al fine di avere un quadro veritiero della situazione. Senza tralasciare informazioni complete su eventuali denunce o provvedimenti penali a carico del soggetto. Un modo per responsabilizzare al massimo il protagonista della vicenda".

Molto varigate sia fascie d'età che profili professionali di coloro che si accostano al Cam: si va dal 17enne con ammonimento al questore per stalking, all'uomo di 60 anni in crisi perchè suo padre era manesco e lui teme di aver ereditato questa inclinazione, dal dipendente pubblico, al disoccupato, a chi è coinvolto in un crack finanziario.

Nella maggior parte dei casi, ciò che ha alimentato l'atteggiamento dell'uomo violento, precisa la direttrice del Cam, "è spesso una famiglia di origine con figure maschili di riferimento autoritarie, non inclini ad incoraggiare la comunicazione e la valutazione di sentimenti ed emozioni, né tantomeno la propensione a prendere contatto sereno col disagio interiore". "Una specie di bomba ad orologeria, che prima o poi è destinata a scoppiare. Spesso sulla pelle di una donna".  

Ad oggi sono una ventina gli uomini che hanno contattato il centro, poco meno quelli che sono in terapia. Il percorso si rivela complesso, spesso lungo, e non sempre risolutivo. "Per noi è ancora presto per fare bilanci e tracciare somme - conclude Alessandra Pauncz -. Scardinare contesti culturali radicati è attività faticosa e non certo rapida. Ma cominciare è doveroso. Fra qualche anno forse, raccoglieremo i primi frutti". Intanto, sul sito del Cam, è possibile reperire informazioni e scaricare materiali di auto aiuto, per tutti quegli uomini che, in cuor loro, sanno che cominciare a conoscersi è un po' cominciare a cambiare.


INFORMAZIONI
Centro di ascolto per uomini maltrattanti (Cam)
Cell: 339.8926550
Orari: mart. 9-17, 19-22 / Merc. 9-14 / Giov. 9-12
E-mail: info@centrouominimaltrattanti.org

MATERIALE DI AUTO AIUTO
- Linee guida 
- Opuscolo di auto aiuto 
- Pieghevole per gli uomini
- Pieghevole per gli operatori
- Bibliografia di approfondimento

LINK
- Centro ascolto per uomini maltrattanti