Inchiesta: Speciale Melanoma

Al via una vaccinoterapia contro il melanoma

L'ISS, in collaborazione con l'Istituto nazionale tumori Regina Elena e l'Istituto dermatologico San Gallicano, lo scorso marzo ha avviato la sperimentazione per testare una vaccinazione nei pazienti operati per metastasi da melanoma.

Salute e Prevenzione Redazione — 05/10/2010
Fonte: Immagine dal web

"Dopo una prima fase pilota dello studio di questi vaccini combinati con chemioterapia o interferon alfa, che aveva indicato chiaramente l'opportunità di proseguire le ricerche in questa direzione, abbiamo avviato la fase due della sperimentazione, prevedendo l'arruolamento di 50 pazienti con melanoma metastatico - spiega Enrico Garaci, presidente dell'Istituto Superiore di Sanità (ISS) -. Si tratta, per noi, di uno studio strategico che mostra come il risultato di una ricerca di base svolta in ISS da più di vent'anni possa essere trasferito nella la pratica clinica. 

Questo studio - prosegue Garaci - di cui abbiamo già testato la sicurezza e la tollerabilità e nel quale abbiamo investito un milione di euro, potrà dare risultati in tempi abbastanza brevi e costituisce un'opportunità terapeutica enorme per quei pazienti che non hanno alternative terapeutiche. L'utilizzo della chemioterapia come immunomodulante, che vent'anni fa rappresentava un'eresia nella comunità scientifica, è oggi una vera e propria realtà che può diventare un'arma straordinaria proprio nei casi di tumori come questo, dove i protocolli classici hanno fallito poiché non sono in grado di bloccare la recidiva della malattia tumorale. Qualora il vaccino si rivelasse efficace potremmo applicarlo come prevenzione nei casi in cui il tumore primitivo è ad alto rischio di recidiva". 

Le recidive tumorali, attualmente, non hanno trattamenti realmente efficaci, come spiega Francesco Cognetti, direttore del dipartimento di Oncologia medica dell'Istituto Regina Elena (IRE): "Nonostante gli importanti studi condotti in pazienti ad alto rischio di recidiva ai quali sia stata asportata la lesione primitiva, i risultati ottenuti con la terapia sistemica (chemioterapia e o bioterapia) nel melanoma sono stati deludenti, senza aumenti significativi in termini di sopravvivenza globale. Lo studio avviato oggi è volto a valutare l'efficacia clinica, in termini di prevenzione delle ricadute e aumento della sopravvivenza, di un vaccino ad antigeni peptidici preceduto o meno da un chemioterapico chiamato dacarbazina".

"Si tratta di una terapia innovativa e basata sulla rilevazione di alcuni parametri biologici specifici - spiega la dottoressa Virginia Ferraresi, dell'Oncologia medica dell'IRE -. I criteri di eleggibilità per partecipare al protocollo sono molto precisi. Si tratta di pazienti con melanoma ad alto rischio di ricaduta che non presentano alcuna metastasi né da un punto di vista clinico né radiologico. Il vaccino - precisa l'esperta - sarà somministrato solo a coloro che risultano positivi per l'espressione dell'antigene di istocompatibilità HLA-A*0201, presente in circa il 45 per cento della popolazione italiana".

L'arruolamento allo studio prevede determinate caratteristiche di malattia oltre che l'individuazione di un profilo biologico del paziente, ma la strategia terapeutica globale potrà essere applicata in futuro anche ad altre patologie tumorali. "Il disegno dello studio - dice Filippo Belardelli, direttore del dipartimento Biologia cellulare e neuroscienze dell'ISS - si basa su un insieme di conoscenze generate in più di vent'anni di ricerca condotta in ISS per comprendere i meccanismi di azione di interferon-&#61537e di agenti chemioterapici, prima in modelli animali e poi nell'uomo. Entrambi i farmaci vengono utilizzati con modalità nuove rispetto al loro uso corrente, in modo da sfruttare la loro capacità immunostimolante e in grado di potenziare la risposta a vaccini antitumorali".

La peculiarità di questo studio, che potrebbe avere anche ricadute per altri tipi di tumore, consiste nel rigenerare e potenziare la risposta naturale antitumorale del sistema immunitario soppressa dalla presenza del tumore stesso combinando la vaccinazione con la somministrazione di interferon alfa in associazione con il chemioterapico.

Questa terapia è indicata quando il numero di cellule tumorali presenti nel nostro organismo è stato drasticamente ridotto (malattia residua minima). "In questa fase - spiega Enrico Proietti, direttore del reparto di applicazioni cliniche delle Terapie Biologiche e ideatore del nuovo utilizzo del chemioterapico immunostimolante di vaccini antitumorali - il tumore è particolarmente suscettibile ad un attacco da parte delle cellule del sistema immunitario e per questo motivo i trattamenti applicati possono essere meno aggressivi e meglio tollerati rispetto a quelli classici (chemio e radioterapia) utilizzati contro la malattia conclamata. I pazienti riceveranno un trattamento ambulatoriale che gli permetterà, inoltre, di tornare immediatamente alle loro abituali occupazioni".

A rendere ancora più efficace e innovativo questo approccio terapeutico è lo studio dei parametri biologici individuali del paziente. "Sappiamo infatti - aggiunge Paola Nisticò, ricercatrice del Laboratorio di Immunologia delI'IRE che conduce insieme ai ricercatori dell'ISS il monitoraggio immunologico - che la qualità del sistema immunitario del paziente è determinante nella risposta terapeutica, anche nel trattamento chemioterapico. È quindi rilevante definire biomarcatori della risposta immunitaria in grado di predire la risposta terapeutica. Il monitoraggio della risposta immunitaria dei pazienti vaccinati - conclude Nisticò - è di primaria importanza per identificare i meccanismi con i quali i loro linfociti T riescono ad essere attivati e 'rieducati' a riconoscere efficacemente cellule tumorali per sconfiggere la neoplasia".

Il successo di questo studio segnerebbe una tappa importante nella lotta al melanoma, poiché questo tumore è in costante aumento come spiega Caterina Catricalà, direttore del dipartimento clinico sperimentale di dermatologia oncologica e della melanoma, unità del San Gallicano. "Il melanoma, che fino a 20 anni fa era considerato una patologia rara - prosegue Catricalà - è oggi molto più diffuso: si stima che nell'ultimo decennio tale tumore abbia superato nel mondo i 100mila nuovi casi l'anno ed in Italia si ammalano circa 13 persone su centomila abitanti ogni anno. Negli ultimi 20 anni - prosegue la Catricalà - è aumentato il numero dei casi diagnosticati in fase precoce, con conseguente miglioramento della sopravvivenza. L'esito di questo trial potrebbe essere strategico nella terapia di quei melanomi, con spessore istologico di oltre tre millimetri, i quali, dopo l'asportazione chirurgica, potrebbero presentare una ripresa di malattia in circa il 50 per cento dei casi".

"Le modalità di svolgimento e di cooperazione che hanno caratterizzato questo studio confermano l'importanza della collaborazione tra i nostri Istituti di ricerca specializzati in oncologia e dermatologia - sottolinea Francesco Bevere, direttore generale dell'Istituto nazionale tumori Regina Elena e Istituto dermatologico San Gallicano - e l'Istituto Superiore di Sanità, principale riferimento tecnico-scientifico del Servizio Sanitario Nazionale. I nostri ricercatori hanno fornito un reale contributo alla ricerca traslazionale, consentendo il trasferimento dei risultati dell'attività di ricerca, dai laboratori ai pazienti, veri protagonisti di questa fase dello studio, verso i quali è rivolta la nostra principale attenzione".

L'Istituto Superiore di Sanità e gli Istituti Regina Elena e San Gallicano hanno attivato un sito per spiegare cosa siano questi i vaccini e lo stato dell'arte degli studi in corso, con una sezione dedicata ai pazienti e un link 'contattaci' al quale i pazienti possono rivolgersi per avere informazioni più specifiche sul trial.