Inchiesta: Crisi economica europea

Grecia, il trader: Di Lorenzo "Non scommetterei sui bond di Atene"

Il fondatore e amministratore di Sostrader.it: "Impatto limitato sui portafogli dei singoli risparmiatori, ma speculare sugli alti rendimenti è come giocare alla roulette. Il rischio sistemico invece è alto".

Crisi economica Ulisse Spinnato Vega 06/05/2010
Fonte: Immagine dal web

"Sa cosa accade in questo momento? Sta seguendo i mercati? Siamo nuovamente nel panico, le obbligazioni decennali greche sono al 9,32 per cento e lo spread, rispetto ai titoli tedeschi, è al nuovo record di 636 punti base". È martedì pomeriggio, il martedì nero delle Borse a picco e delle voci secondo cui la Spagna sarebbe la prossima a chiedere sostegno all'Europa e al Fondo Monetario Internazionale (Fmi). 

Intanto, Pietro Di Lorenzo, fondatore e amministratore di Sostrader.it, il primo portale per i trader part-time, segue gli indici in tempo reale: "I mercati sono il miglior giudice della situazione. Malgrado le rassicurazioni dell'Europa, hanno capito che il rischio default per la Grecia è molto prossimo".

Di Lorenzo, si dice che le banche italiane siano esposte per 5 miliardi o poco più sul debito greco. Ma come devono comportarsi i risparmiatori nostrani?
"A differenza del caso argentino, qui non c'è un grosso impatto sui portafogli retail. Sono pochi i singoli risparmiatori che hanno investito in titoli greci. In questo caso si tratta di un rischio più che altro sistemico".

È il pericolo di contagio di cui si parla dall'inizio della crisi. Ma cosa farebbe nei panni di un piccolo investitore che detiene bond greci o che magari è tentato dall'occasione di un affare?
"Io non li comprerei e li sconsiglierei a chi non ha propensione alta al rischio. Sono titoli buoni solo per chi sta sui mercati in modo aggressivo, e comunque, in un'ottica di diversificazione del portafoglio, limiterei la scommessa a piccole percentuali".

Il gioco non vale la candela?
"In caso di default, ci si rimette il capitale per guadagnare un 9 per cento di rendimento. Non conviene affatto. Tra l'altro, il piccolo investitore privato non può accedere con facilità ai credit default swap, strumenti di finanza derivata che assicurano il credito (cds), e dunque conviene piuttosto puntare sui derivati veri e propri. Ma il mercato non è una roulette, non serve andare alla garibaldina e tentare i colpi di fortuna. Ci vuole pianificazione".

L'Europa, come al solito, è apparsa esitante e poco coordinata nell'intervento di salvataggio.
"È stata un'azione tardiva e non concertata. I tedeschi hanno preso tempo e hanno spostato in avanti la soluzione, pensando al turno elettorale del 9 maggio. Inoltre, tergiversano perché ritengono che un euro debole favorisca le loro esportazioni. E intanto nel Continente prevale la politica dei veti".

Però a rischio è l'intero progetto della moneta unica.
"I rendimenti dei titoli di Spagna e Portogallo segnalano un pericolo. La situazione sta degenerando, se l'euro si sfaldasse sarebbe una sconfitta epocale. In ogni caso, bisogna approfittare della crisi per rivedere tutta la politica monetaria che oggi è inappropriata e inefficiente. Maastricht nemmeno prevedeva situazioni del genere".

Si può pensare a un 'soft default' per la Grecia? Una sorta di fallimento controllato?
"Salvare Atene conviene a tutti. L'esposizione delle banche francesi e tedesche è molto forte nei confronti della Grecia. Il governo Papandreou deve approfittare della situazione per apportare tutte le riforme che renderebbero il Paese più giusto, sano e moderno. Ma la politica di lacrime e sangue avrà pesanti conseguenze sulla crescita economica, per cui sarà un percorso lungo e difficile. Per adesso, il premier socialista ha un certo consenso che deriva dal livore della gente nei confronti dei suoi predecessori. Ma quanto durerà? La Grecia si è resa protagonista di un vero e proprio falso in bilancio, clamoroso e colossale. E la situazione sarebbe stata ancora peggiore con la vecchia dracma al posto dell'euro".

A questo punto, l'Europa deve passare ai fatti.
"Purtroppo non è così scontato che venerdì il Parlamento tedesco ratifichi il piano di aiuti messo in campo dalla cancelliera Merkel: e questo sarebbe un grosso problema".