Inchiesta: Rom in Italia

Comunità romena: la crisi che spinge al rimpatrio

Tornano a casa molti romeni residenti a Roma, fiaccati dall'indigenza. Dal 2007 sono state oltre 1.100 le persone che hanno fatto le valigie, con l'aiuto del Comune che paga il biglietto per il viaggio in autobus.

Immigrazione Paola Simonetti 28/01/2010

Per avere un posto a sedere si può attendere anche un mese. Ma per molti la pazienza è d'obbligo, dopo che le speranze si sono infrante sul muro della crisi globale. Anche in una grande città come Roma, la miseria può spingere così ai margini da essere tentati di tornare a casa propria, qualunque siano le prospettive. È la scelta che migliaia di romeni residenti nella Capitale hanno fatto dal 2007 ad oggi, facendo richiesta per un viaggio in autobus fino in Romania.  

Nel gruppo più numeroso straniero sul territorio capitolino e provinciale (62mila presenze), molti individui non ce l'hanno fatta, fiaccati dalla  disoccupazione, dallo sfruttamento lavorativo (il 26 per cento dei lavoratori è sommerso, secondo le stime Caritas), e dall'impossibilità di sostenere le spese di affitto a causa delle paghe da fame. Le difficoltà economiche hanno spinto già 1.500 romeni, dall'estate del 2007 ad oggi, a fare richiesta all'amministrazione locale per un aiuto utile a lasciare la città e rimpatriare; più di 1.100 sono già a casa. Si tratta per lo più di persone provenienti da insediamenti abusivi, in parte senza dimora, o persone che all'improvviso hanno perso il lavoro e la casa. 

I conti li ha fatti l'Ufficio immigrazione del Dipartimento per le Politiche sociali che, tramite uno sportello attivo il lunedì e il giovedì in via Assisi a Roma, prende in esame i singoli casi e permette a quanti ne facciano richiesta di poter tornare a casa anche senza avere i mezzi per pagarsi il viaggio. A coprire le spese del biglietto , ma anche di pasti, pannolini, latte in polvere e omogeneizzati quando siano presenti bambini, è proprio il Comune, che grazie a donazioni di sponsor privati riesce a raccogliere ogni anno circa 100mila euro da destinare all'acquisto dei biglietti per il ritorno e ad un minimo di sostentamento per chi affronta il viaggio.

Nato  nel 2007, il servizio ha visto un boom nel 2008, in coincidenza dell'avvio del Piano nomadi nella capitale, quando si sono registrate almeno 600 partenze, mentre per il 2009 sono state circa 450 le persone che hanno chiesto e ottenuto il rimborso del viaggio di ritorno in Romania. Secondo i responsabili del progetto, nell'85 per cento dei casi a chiedere il rientro sono persone provenienti dai campi abusivi, per lo più individui singoli, ma non mancano anche famiglie numerose con bambini piccoli provenienti dagli sgomberi. La Capitale è spesso una mèta anche per i romeni provenienti da Abruzzo e Marche, molti dei quali costretti a tornare per non aver ricevuto paga per il proprio lavoro.
 
Il viaggio è lungo, ma sicuro. La linea di autobus (con partenza dalla stazione Tiburtina), messa a disposizione dalla compagnia di trasporti Atlassib, riserva ai romeni una ventina di posti ogni settimana e raggiunge tutte le città della Romania. La prassi burocratica per usufruire del servizio, prevede la presentazione di una domanda allo sportello dove, con l'aiuto di una mediatrice culturale, vengono raccolti oltre ai dati anagrafici anche altre informazioni come la provenienza in Italia, dove e per quale motivo si chiede di rientrare.

Nel caso della presenza di bambini piccoli, viene chiesto il certificato di nascita e, se decide di partire solo la madre, si chiede una liberatoria del padre per essere sicuri che ci sia l'accordo di entrambi.  Il viaggio può essere richiesto soltanto una volta e non ci sono graduatorie. Si dà solo la priorità a situazioni particolarmente gravi, facendo attenzione alle persone fragili, come le donne con i propri figli. 


INFORMAZIONI

Progetto Ulisse per il Rimpatrio Assistito di Cittadini Romeni
Via Assisi, 39 A - Roma
Tel: 06.78851225 - 535
Orario: lunedì e giovedì dalle ore 10.30 alle 12.30