Inchiesta: Senza fissa dimora

Senza fissa dimora: Paolo Pezzana, "potrebbero aumentare nei prossimi anni"

Per il presidente della Fiopsd la crisi potrebbe incrementarne il numero. Riconoscere diritti e dare aiuti di sostegno al reddito la strada da intraprendere, come già succede nel resto d'Europa. Ma ritornare ad una vita normale si può.

Costume Gianluca Colletta 07/01/2010

Monitorare la realtà per cercare di capire cosa succede nella società. Secondo alcuni esperti il numero di senza tetto in Italia potrebbe subire un incremento nei prossimi due anni, a causa della recente crisi economica. Il processo di impoverimento che si è registrato potrebbe avere strascichi più lunghi di quelli che ci si aspetta.

"In molti casi passano anni prima che una persona che ha perso tutto arrivi a vivere per strada - spiega Paolo Pezzana, presidente della Federazione italiana degli organismi per persone senza fissa dimora. Noi cerchiamo di raccogliere dati empirici per avere degli indicatori attendibili. La nostra federazione non esiste per 'contare', ma per aiutare le persone. Dobbiamo cercare, però, di fare in modo che questi servizi lavorino sempre meglio e quindi dobbiamo dare delle indicazioni di prospettiva, di politica e di come muoversi. A noi i dati servono per questo e riuscire a coinvolgere l'Istat è stato per noi un grosso risultato".

Pezzana, quale è oggi la situazione italiana dal punto di vista dell'assistenza alle persone senza fissa dimora?
"In Italia si scontano soprattutto due grandi deficit, che riguardano le politiche assistenziali. Il primo è la mancanza di un sostegno al reddito. Ci sono solo tre paesi in Europa che non hanno questo tipo di strumento: l'Italia, la Grecia e l'Ungheria. Nel nostro Paese il reddito crea dei problemi non sopratutto all'enorme fascia di persone precarie che si rivolgono alle mense per poter risparmiare due soldi da spendere in altri beni che reputano essenziali. Con un sostegno al reddito avrebbero meno necessità di rivolgersi a questo tipo di servizi. Una mensa per senza fissa dimora ha, dico purtroppo con molta sofferenza, un effetto attrattivo".

Cosa intende, si spieghi meglio?

"Quando si inizia a frequentare questo genere di ambienti, si tende a perdere stima e fiducia in se stessi, rischiando di essere rappresentati dagli altri, ad autorappresentarsi come dei falliti, dei perdenti e delle persone che hanno bisogno di tutto. Questo non aiuta a risollevarsi dalle proprie fragilità. Molte volte rivolgersi a questi servizi ha un effetto calamita, in quanto anche in futuro si tenderà a fare la stessa cosa".

Quale è la seocnda lacuna delle politiche assistenziali italiane alla quale si riferisce?

"La mancanza di adeguati livelli di assistenza che la nostra Costituzione prevede, grazie alla riforma costituzionale del 2001, ma che ad oggi ancora non sono stati attivati".

Che conseguenze ha una situazione di questo genere? 
"In Italia non esiste nessun diritto specifico per le persone senza fissa dimora. In Finlandia, ad esempio, secondo la loro Carta, dal giorno dopo alla notte passata in strada le persone hanno diritto ad un alloggio. Si può andare in Comune e farne richiesta. Nel caso che l'amministrazione locale non lo conceda, ci si può rivolgere alle autorità che obbligano il Comune ad assegnarlo, perché è un diritto. In Francia, invece, si investe per l'assistenza in misura dieci volte superiore, se ho fatto bene i calcoli, rispetto al nostro Paese".

In Italia, invece, come funziona?
"Non esiste nulla di tutto ciò e quindi sono presenti sistemi di protezione di senza fissa dimora a macchia di leopardo. Le grandi città hanno più infrastrutture, poiche' organizzati con maggiori risorse a livello capillare. Le piccole lo sono meno, ma non hanno le stesse richieste che mettono al collasso le strutture delle metropoli. In un sistema di diritti tutto è rimesso alla benevolenza delle amministrazioni locali, che fortunatamente dimostrano una certa sensibilità per il tema".

Puo' farci qualche esempio in tal senso?

"Quando una o più persone senza fissa dimora muoiono in una città, l’immagine complessiva che si crea non ne trae beneficio. A Milano, ad esempio, lo scorso anno sono decedute nove persone. Se il Comune quest'inverno ha investito molto di più e fatto una programmazione più ampia e partecipata con le organizzazioni, molto deriva dai fatti dello scorso anno. Il comune di Bari, invece, dopo i due decessi eccezionali dell'anno passato, ha attivato per la prima volta le tende riscaldate che non si erano mai viste nel capoluogo pugliese. Il problema è che manca un sistema di diritti fondamentale".

Quali sono le reali possibilità di reinserimento che ci sono in Italia e quanta volontà c'è che questo avvenga, da parte delle persone senza fissa dimora?
"Bisogna fare una distinzione. Una regola fissa è quella secondo la quale più tempo si sta in strada più è difficile uscirne. Maturano infatti dei meccanismi che i sociologi definiscono di 'disaffiliazione', in cui sostanzialmente ci si adatta, in negativo, alla situazione, un po' per paura di soffrire, un po' per perdita del contatto con se stessi. E per noi volontari diventa anche più problematico offrire alle persone una sistemazione alloggiativa diversa. Io in 12 anni di esperienza non ho mai trovato nessuno che non volesse aiuto. Ho sempre incontrato persone a cui èstato difficile prestare assistenza. Dove però si riesce a creare un legame, in molti casi si ottengono dei risultati. Tolti questi esempi, che non sono la maggioranza, in molti altri i percorsi di reinserimento funzionano. Si basano sulla possibilità di usufruire di un alloggio stabile, di qualche fonte di reddito, anche non fisso, ma soprattutto di un accompagnamento, che si traduce nell'avere a fianco una persona che ti aiuta per qualche tempo e che è un punto di riferimento. Bisogna soprattutto lavorare nella sfera dell'affettività che, una volta persa, va ricostruita. Tutto questo è possibile grazie a strutture e professionalità che hanno un costo, anche se inferiore rispetto ai 350 euro che ogni giorno il contribuente italiano paga per mantenere una persona in carcere".

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- il sito della Fiopsd