Inchiesta: Senza fissa dimora

Senza fissa dimora: 100mila in Italia. Entro la fine del 2010 la prima indagine nazionale

In aumento gli anziani e nelle grandi città gli italiani che chiedono aiuto superano il 40%, nelle piccole il 25%, ma manca un dato ufficiale. La stima si basa su tre precedenti indagini.

Costume Gianluca Colletta 07/01/2010
Fonte: Immagine dal web

L'ultima aggressione a Venezia ai danni di un clochard, ha riaperto il problema dei senza fissa dimora. La prontezza di riflessi dell'uomo, di fronte al proprio giaciglio dato alle fiamme da un gruppo di giovani, ha evitato l'ennesima tragedia per chi vive in strada.

Ogni anno, però, è il freddo che miete il maggior numero di vittime. Roma, Milano e Palermo sono state accomunate, nel mese di dicembre, da casi di persone decedute a causa delle intemperie. E nella Capitale, per evitare questo genere di drammi, un'ordinanza straordinaria ha deciso l'apertura notturna delle stazioni della Metropolitana per proteggere dal freddo i senza tetto.

Quante siano le persone nel nostro Paese che ogni giorno vivono per strada, però, rimane una domanda con una risposta approssimativa, almeno fino a quando un'indagine dell'Istat, in collaborazione con il ministero del Welfare, la Caritas Italiana e la Federazione italiana degli organismi per persone senza fissa dimora (Fiopsd), metterà un pò di ordine tra le cifre di queso fenomeno. Entro la fine del 2010, infatti, saranno disponibili i dati sugli homeless presenti nel nostro territorio e i vari servizi di assistenza.

Al momento sono tre le stime circolate negli ultimi dieci anni: una della fondazione Zancan secondo la quale, nel 2000, erano state censite 17mila persone. Il metodo però, secondo gli addetti del settore, è stato giudicato fin da subito insufficiente e sottostimante del fenomeno. La seconda ricerca ha tenuto conto delle analisi fatte in alcune province, stimando un numero che si aggira intorno ai 50-60mila casi. Infine, anche la Banca d'Italia ha elaborato una previsione nel 2005 sulla base di alcune statistiche, calcolando 180mila persone in tutto. Rispetto agli altri, quest'ultimo dato sarebbe compatibile con la regola empirica che accomuna tutte le città occidentali, dello 0,3%. In tutte le grandi metropoli, infatti, il numero dei clochard censito corrisponde, rispetto al numero di abitanti residenti, a questa percentuale.

Secondo la Fiopsd, è presumibile che tra questi dati la stima più corretta sia nel mezzo. Attualmente il numero che più si avvicinerebbe alla realtà sarebbe di 90-100mila casi, anche se presso le organizzazioni che hanno una mensa o distribuiscono generi di prima necessità e vestiario, si sta assistendo a un incremento delle richieste.

Sempre più spesso si vedono arrivare persone nuove, che precedenza non frequentavano questi luoghi, come gli anziani. Probabilmente un trascorso di povertà, anche in strada, al quale hanno fatto seguito l'assegnazione di un alloggio popolare o una pensione, sociale o di invalidità, aveva permesso a queste persone di avere un periodo di 'normalizzazione' e stabilizzazione. Successivamente, però, si sono ritrovate in una situazione di necessità nella quale non sono riuscite a far fronte ai bisogni primari. Da qui il passo è breve e diventa quasi automatico rivolgersi ai centri di assistenza. Ricevere un pacco gratuito alimentare o di vestiti diventa il modo più semplice per risparmiare e utilizzare le proprie risorse per medicine o bollette.

Un fenomeno, quello dei senza fissa dimora, in aumento soprattutto nei centri più grandi. Le file davanti alle mense si allungano a vista d'occhio formate, secondo i dati raccolti dalla Fiopsd tramite i centri associati, da una maggioranza di persone straniere, ma anche una percentuale più ampia di italiani, che in alcuni casi supera anche il 40%, rispetto a quelle medio piccole (circa il 25%), dove forse prevalgono, sulla richiesta di aiuto, motivi di vergogna e orgoglio. 

Tendenzialmente chi rimane senza fissa dimora in un piccolo centro tende a spostarsi in una città grande, vicina o lontana che sia, dove c'è più anonimato e una maggiore assistenza. Gli stranieri invece rimangono nei territori di appartenenza e usano i servizi che vi trovano, in quanto hanno meno ritrosie da questo punto di vista.