Inchiesta: Gioco compulsivo

'Italia in gioco': dall'Europa nessuna norma, ma solo principi

Nei Paesi dell'Unione ognuno ha le sue regole. Gli unici 'paletti' sono quelli dettati dal Trattato di Maastricht e dalle sentenze della Corte di Giustizia. All'estero in Germania i guadagni più alti per gli operatori, grazie a lotterie, slot e scommesse.

Dipendenze Gianluca Colletta 03/01/2010
Fonte: Immagine dal web

Tutelare i cittadini o incoraggiarli a giocare, per incrementare gli introiti utilizzati, in parte, per finanziare programmi sociali, ambientali e culturali. È questa la morsa nella quale si trovano ad operare gli Stati europei, privi di un quadro generale di riferimento.

Il motivo di questa scelta è stato dettato dal fatto che il gioco, specialmente quello d'azzardo, è considerato particolarmente vulnerabile al rischio di truffe e di abusi per attività criminali, come il riciclaggio di denaro, mentre a livello sociale disturbi patologici e dipendenza sono i principali problemi da affrontare. Si è quindi demandato ad ogni singola nazione il compito di trovare il modo migliore per affrontare la questione.

Tuttavia i principi generali, contenuti nel trattato di Maastricht del 1992, che regolano i rapporti tra i singoli stati, fungono da linee guida anche in questo settore. "Libertà di stabilimento", "divieto di restrizione di capitali" e "libera prestazione di servizi", rappresentano insieme ai principi fondamentali di "necessità", "proporzionalità" e "non discriminazione", elencati nella direttiva 123 del 2006, le regole base alle quali attenersi.

Determinanti risultano essere quindi le sentenze della Corte di Giustizia europea. In più di un'occasione l'alto organo giuridico si è trovato a dover intervenire su questa materia, a volte in maniera contrastante. I singoli paesi membri rivendicano per se il diritto ad intervenire su un settore ritenuto sensibile e potenzialmente pericoloso, nel tentativo di proteggere i cittadini. Per questo si è creato un mercato non concorrenziale e ricco di restrizioni. Nel 1994, nel caso Shindler, la Corte di Giustizia aveva stabilito che, sebbene le Lotterie rientrino nella categoria dei servizi, data la loro particolare natura, il Regno Unito poteva proibire sul proprio territorio la presenza di concorsi organizzati da altri stati facenti parte dell'Unione. Successivamente questa norma è stata estesa sia alle slot machine che alle scommesse sportive.

L'UE ha anche chiesto che gli stati siano coerenti con le proprie politiche. In 10 casi è stata addirittura costretta ad aprire procedure di infrazione contro altrettante nazioni, tra cui l'Italia, la Francia e la Germania. Nel 2007, infatti, la stessa Corte aveva stabilito che, qualora si verificassero politiche di espansione nel settore del gioco, non potevano essere applicate ad operatori stranieri restrizioni indiscriminate, che andassero contro i principi di "necessità" e "proporzionalità"”. Inoltre, nella stessa sentenza, veniva riconosciuta la validità di una licenza rilasciata da uno Stato membro diverso da quello nel quale si voleva operare, nel caso fossero stati inseriti dei vincoli appositi per impedirne l'ottenimento.

Così, ogni singolo Paese ha adottato un quadro normativo differente e molto complesso. Non solo per proteggere i propri cittadini, garantendogli un ambiente confortevole nel quale giocare e cercando di impedire comportamenti illegali o patologie croniche da gioco, ma anche per evitare il disperdersi di un capitale utilizzabile per servizi di carattere socio-sanitario e culturale.

I numeri legati al gioco sono da capogiro in tutta Europa. Conteggiando la somma di tutti i concorsi, in Germania, che è la nazione con la crescita media più rapida (+14%),  il guadagno degli operatori, al lordo delle tasse, è pari a 12,19 miliardi di euro (circa un terzo di una nostra finanziaria). Seguono il Regno Unito con 11,7 miliardi, dove il giro d’affari è però il più alto del Vecchio Continente con 100 miliardi di euro, e la Francia (10,6 miliardi).

Trainante, a differenza che in Italia, il settore delle lotterie, che rappresenta il 44% del mercato, seguito da slot machine (19%), scommesse sportive (17%) e il Bingo (5%). In Germania è il settore più redditizio, mentre nei Paesi Bassi sono di grande richiamo quelle con scopi benefici. In calo il settore dei casinò, che ha in Francia il suo mercato maggiore (197 case da gioco e 2,82 miliardi di euro di guadagno), seguito da quello britannico e tedesco, dove si registra una forte crisi. Sono invece le scommesse sportive ad appassionare gli inglesi (44 miliardi di euro), mentre al secondo posto si piazzano i transalpini (con circa 9 miliardi), mentre gli spagnoli sono principalmente attratti dalle macchine da gioco poste in luoghi esterni ai casinò, come bar o ristoranti.