Inchiesta: Salute materna

Salute materna: in Italia langue il parto in casa

L'ostetrica Gioacchini: "Mancata cultura e costi troppo alti scoraggiano le neo mamme ad una scelta naturale". Il prezzo minimo infatti per assistenza domestica al travaglio e dopo il parto è di 1200 euro.

Salute e Prevenzione Valentina Marsella 19/10/2009
Fonte: dal web

In un comodo letto, nella vasca da bagno, accovacciate, a quattro zampe o in piedi. Tante posizioni, più o meno usuali, per vivere il momento del parto in modo del tutto naturale, assecondando i ritmi del proprio corpo. Perché partorire è una funzione primaria, come mangiare o respirare, e va vissuta con estrema naturalezza. L'esperienza delle nascite che avvengono tra le mura domestiche però riguarda ancora troppe poche donne in Italia, al contrario di molti Paesi del Nord Europa.

Solo l'1% delle future madri infatti, la maggior parte di origine straniera, decide di far nascere il proprio bambino a casa. Poco più di 300 l'anno, dicono le statistiche, assistite da un'ostetrica, spesso libera professionista; mentre il 37% dei parti si risolve con un cesareo, il 25% viene indotto, e circa il 40% viene accelerato. Eppure l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), ha definito la scelta di questa piccola fetta di neo mamme assolutamente 'sicura', equiparandola ai parti che avvengono nelle strutture ospedaliere.

Inoltre, sono ormai diversi gli ospedali e i centri, dal Piemonte all'Emilia Romagna, dalle Marche alla Toscana, che promuovono la realtà delle nascite a domicilio, rimborsando le spese da destinare alle ostetriche impegnate ad assistere la donna nel''esperienza più bella della sua vita. Ma perché allora sono così poche le donne in gravidanza che scelgono di mettere alla luce un figlio nell'intimità del focolare domestico? "E' un problema culturale - racconta Anna Maria Gioacchini, osterica da molti anni, che ha fondato le associazioni 'Il Melograno' e 'Nascere e crescere';  negli anni Cinquanta ancora si nasceva a casa, poi gli ospedali e il loro arrivo hanno modificato l'atteggiamento delle donne. Le ostetriche, che prima erano addette al parto, sono state soppiantate dai ginecologi e la medicalizzazione delle nascite è aumentata in modo vertiginoso".

E poi c'è il fattore economico: mentre il parto in ospedale è totalmente gratuito, l'assistenza extraospedaliera fornita da ostetriche libere professioniste qualificate, è ancora totalmente a carico di mamma e papà. Il tariffario minimo nazionale stabilisce i prezzi per le varie prestazioni: per l'assistenza in casa al travaglio, parto e post-partum il costo è di 1200 euro, per le stesse mansioni in una struttura accreditata, ci vogliono 900 euro. C'è poi una tariffa oraria per l'assistenza al travaglio fisiologico, sia per le nascite a domicilio che le strutture specializzate, che è di 40 euro l'ora, con una maggiorazione del 30% se si tratta della fascia notturna.

Per i corsi dei gruppi pre-parto, il costo è di 15 euro a persona a seduta, 30 euro se si sceglie di assistere ai corsi singolarmente. Infine, per le visite a domicilio dell'ostetrica, il prezzo è di 45 euro, con eventuali maggiorazioni a seconda delle fasce chilometriche. Ma qualcosa per alleggerire le tasche delle future mamme che scelgono di partorire fuori dagli ospedali, si sta muovendo. Il parto extraospedaliero è infatti già stato riconosciuto da alcune Regioni come una legittima scelta: in Abruzzo, Piemonte, Emilia Romagna, Trentino, Marche e Toscana, le coppie hanno diritto all'assistenza gratuita attraverso specifiche forme di rimborso che vengono erogate alle neo-mamme dopo il parto.

Tra i centri ospedalieri italiani che promuovono il parto naturale, a domicilio o nella stessa struttura, la prima in Italia a creare la 'Stanza del parto naturale' fu la ginecologa Barbara Grandi, all'ospedale di Poggibonsi, vicino Siena. Un'iniziativa valida per dare alle future mamme pace e tranquillità, lontano dai rumori e dalle luci delle corsie. "Se si vuole permettere alla comlessa cascata di ormoni del travaglio di svolgere il suo compito - ha spiegato la ginecologa -, la donna non va disturbata e la sua intimità deve essere rispettata. Deve poter ascoltare il suo istinto ed essere libera di muoversi e scegliere la sua posizione". 

L'ostetrica, spiega la Gioacchini, nell’arco della gravidanza studia la fisiologia, mentre quando subentra la patologia, il compito dell'assistenza spetta al medico. In Italia, aggiunge, non c'è una giusta informazione e si punta spesso a consigliare alla donna di effettuare il parto cesareo, bollato da molti come il meno pericoloso.  Al contrario, in Paesi come la Gran Bretagna e l'Olanda la situazione è opposta: "In Olanda si assiste a un terzo dei nati a casa - rileva - e se vuoi partorire in ospedale devi pagare". È per questo che molte donne che chiedono di mettere al mondo un bimbo nel nostro Paese, in modo naturale, sono di nazionalità straniera.

Proprio con l'obiettivo di diffondere questa cultura che ancora stenta a decollare, nel 1981 è nata l'Associazione Nazionale Culturale Ostetriche Parto a Domicilio, fondata dalle prime  professioniste italiane che rispondevano in modo  nuovo alla richiesta delle donne di far nascere il bambino tra le mura domestiche, con sicurezza e serenità. Diffondere questa nuova realtà, garantendone la qualità e la sicurezza, verificare e confrontare le esperienze nazionali e internazionali dell'assistenza fuori dall'ospedale, definire dei criteri professionali di selezione e assistenza, sulla base delle evidenze scientifiche, delle raccomandazioni dell'Oms e dei desideri delle donne. Questi i principali obiettivi dell’associazione che guarda al parto spontaneo e naturale come una scelta preferibile rispetto all’ospedalizzazione di massa che per molte donne è spesso un percorso obbligato.

Ma l'esperta tiene a precisare che "non tutte le madri possono fare questa scelta: prima di tutto la possibilità di farlo - spiega la Gioacchini - dipende dalle condizioni di salute fisica della futura mamma, dalla situazione familiare e da una convinzione psicologica reale sul passo che dovrà affrontare". Se invece ci sono tutte condizioni, l'assistenza viene assicurata da due esperte, almeno nel caso della Gioacchini: "Preferisco sempre avvalermi della collaborazione di un'altra ostetrica - sottolinea - per fronteggiare meglio eventuali emergenze, che per fortuna fino a oggi non sono mai capitate. Spesso il travaglio dura anche 24 ore, ci si stanca, e in due si mantiene meglio la lucidità".

Il contatto tra la donna e il 'tecnico della nascita' che l'assisterà, racconta l'esperta, inizia nei primi mesi di gravidanza; tra di loro deve instaurarsi un legame e la professionista deve conoscere i ritmi fisiologici della sua assistita. È da quegli incontri che l'ostetrica metterà a suo agio la paziente, e valuterà quale posizione è più consona per la nascita: tra quelle più gettonate ci sono quella classica a letto, o accovacciate, oppure in una calda e rilassante vasca da bagno. Ma, racconta l'ostetrica, "in questi anni ho assistito a delle scelte piuttosto bizzarre: quella di partorire a quattro zampe, importata dall'America, o in piedi reggendosi a una corda di una tenda o a un lampadario; oppure davanti al camino, in giardino, o in un residence. In quest'ultimo caso si trattava di una coppia che abitava lontano da Roma".

Qualunque sia la posizione da parto prescelta, l'importante è assecondare il proprio corpo e non esporsi a punti di corrente; ogni donna vive questo momento in modo assolutamente intimo e personale, creando situazioni molteplici. E i padri in questo contesto, nella maggior parte dei casi, assistono la partoriente, accarezzandola o manifestando, ognuno a modo suo, la propria vicinanza. "Spesso nei gruppi pre-parto - conclude la Gioacchini - la coppia si prepara insieme a questo momento, crescendo insieme in questo percorso. E se il marito non è d'accordo molto spesso non accettiamo di effettuare il parto a casa. Solo in qualche caso gli uomini si lasciano prendere dal panico e non riescono ad essere di alcun aiuto".