Inchiesta: I tagli alla cultura

Spettacolo: Fus, cos'è e come funziona

Organizzazione e attività dello strumento statale che, dal 1985, regola il contributo pubblico allo showbiz.

Cronaca Italia Laura Croce 02/10/2009

Da quando i provvedimenti anti-crisi lo hanno riportato ai livelli del 2006, non si fa che parlare di lui, e di rado con ossequio. Il FUS,  Fondo unico per lo spettacolo, è stato infatti istituito con la legge numero 63 del 1985, e da allora regola le modalità di erogazione del sostegno statale a questo macrosettore  rappresentato da tante realtà diverse. Stando alla sua norma costitutiva, tale strumento è infatti mirato a finanziare enti, istituzioni, associazioni, organismi e imprese operanti in cinema, musica, danza, teatro, circo e spettacolo viaggiante, nonché le manifestazioni di rilevanza nazionale in Italia o all'estero.

Una previsione molto ampia, che nei fatti si traduce in una rigida suddivisone in percentuali tra cui spartire i fondi previsti da quel documento di programmazione economica redatto dal Governo, noto come manovra finanziaria. Secondo la legge, in particolare, il 47,5% del FUS spetta agli enti lirici, il 18,5% al cinema, il 16,3% al teatro, il 13,7% alla musica, il 2,3% alla danza e il restante 0,2 % alle attività circensi.

Per quanto riguarda le risorse riservate alle attività cinematografiche, vengono assegnate dall'apposita Direzione Generale costituita presso il Ministero per i beni e le attività cultuali (Mibac) secondo le precise disposizioni della legge Urbani (la 128 del 21 maggio 2004). Si tratta di un testo cardine, che dopo anni di discrezionalità quasi assoluta nella concessione del contributo, ha affiancato alle valutazioni di un'apposita Commissione, degli autonomismi volti a premiare le eccellenze nel settore, fissando anche regole precise per definire quali produzioni e coproduzioni possano definirsi italiane.

Di conseguenza, i finanziamenti statali o vengono erogati previo riconoscimento dell'interesse culturale nazionale dell'opera sottoposta al giudizio dei componenti della Commissione (tutti esperti e studiosi del settore), o sono riconosciuti a produttori ed autori che abbiano ottenuto buoni risultati al botteghino o nelle più importanti manifestazioni di settore. Una pratica nota col nome di "reference system", e consistente in un semplice sistema di credenziali che danno automaticamente accesso ai fondi pubblici.

Se molti hanno plaudito alle riforme indotte da questa legge, in particolare alla riduzione dello spazio per il clientelismo nell'assegnare i contributi, c'è chi sottolinea la sostanziale inutilità di premiare proprio quei film meno problematici al box office (e che quindi non faticano a trovare finanziamenti privati), a scapito di quelle produzioni indipendenti magari di alta qualità, ma penalizzate dalle scarse risorse disponibili per la loro promozione e distribuzione.

Nonostante le sue presunte pecche, la ripartizione della fetta del Fus destinata al cinema risulta per lo meno regolata in modo più organico e chiaro rispetto a ciò che avviene per le altre categorie. I fondi ad esse destinati sono gestiti sempre dal Mibac, in particolare dalla Direzione Generale per lo Spettacolo dal Vivo, ma manca tuttora una normativa organica di settore, tra l'altro attualmente oggetto di una proposta di legge pendente in Parlamento. 

In via generale, si fa riferimento a criteri come la quantità dei contributi ricevuti in passato, le caratteristiche tecnico-qualitative dei progetti proposti e il numero di richieste pervenute. Per gli enti lirici, in particolare, un'ampia voce di spesa viene dal capitolo dipendenti, ben 6mila per un settore che di sicuro non rappresenta uno dei più popolari e popolati del Paese.

La stessa Associazione Generale Italiana Spettacolo (Agis) ha però riconosciuto la necessità di ottimizzare le risorse e di qualificare la spesa, con una più attenta selezione qualitativa dei progetti, con la riduzione delle iniziative da ammettere a contributo e con la migliore qualità delle gestioni: in poche parole, con nuovo sistema di regole condiviso. Le lunga battaglia riguardo al reintegro del Fus, decurtato nel 2009 di più di 100 milioni di euro, sembra però aver fagocitato l’attenzione e il dibattito sul sistema spettacolo, reiterando ancora una volta le ataviche anomalie di sistema.