Inchiesta: Rom in Italia

Rom: il recupero dei mestieri persi nell'oblio

Imprese per la raccolta di ferro o catering per l'organizzazione di eventi musicali: proposte e modelli innovativi per un inserimento lavorativo dei nomadi in Italia.

Immigrazione Valentina Difato — 04/03/2009
Fonte: Opera nomadi Lazio

Sono artigiani, giostrai, musicisti, allevatori di cavalli e commercianti, ma questo in pochi lo sanno. Sono sporchi, rubano, non hanno voglia di lavorare e non mandano i bambini a scuola, è così che li vediamo.

Sono i rom e i sinti che vivono in Italia.  Nuovi scenari all'insegna di una integrazione, che sono stati di recente al centro dell'XI Seminario nazionale dell'Opera Nomadi, a Roma, sottolineano la necessità di un recupero dei talenti naturali e la valorizzazione di una cultura tramandata da generazioni.

Dall'habitat alla sicurezza, dalla sanità al lavoro, senza dimenticare scuola e diritti, questi i  nodi cruciali affrontati nell'incontro, organizzato in collaborazione con Società Italiana di medicina delle migrazioni, Ministero dell'Istruzione e Comune di Roma. Partendo dai dati, sono emerse luci ed ombre della via italiana all'integrazione del popolo rom e sinto, ma soprattutto proposte e nuovi modelli per un inserimento lavorativo di queste persone nella società italiana.

I DATI. In Europa, se ne contano 8 milioni e 500mila. Di questi, solo 180mila risiedono nel nostro Paese. Pur  rappresentando una popolazione consistente rispetto ad altre minoranze, con lo 0,25 per cento, costituiscono la percentuale più bassa dell'Europa mediterranea; nettamente inferiore allo 0,6 per cento della Francia, all'1,8 per cento della Spagna e al 2 per cento circa della Grecia. La metà di loro - 70mila persone circa, giunte nel nostro Paese fra il XV secolo e il 1950 - ha la cittadinanza italiana, mentre i restanti sono extracomunitari (provenienti soprattutto dalla ex Iugoslavia) o cittadini comunitari della Romania e, in misura molto minore, della Francia.

LA VALORIZZAZIONE DEI TALENTI. Una riscoperta dei mestieri tradizionali, grazie all'aiuto di enti ed istituzioni, secondo quanto proposto dai promotori del convegno, imettere in gioco le risorse di questo popolo. L'artigianato, in primis, potrebbe valorizzare le competenze di rom e sinti: dai ramai agli stagnini, dagli arrotini ai lavoratori di vimini, passando per gli allevatori di cavalli. Seconda opzione è l'artigianato artistico, con la lavorazione di tessuti merletti, stuoie e tappeti. Va menzionato anche il commercio ambulante, con relativa raccolta e riciclaggio di metalli. Da non tralasciare, inoltre, l'importanza che da sempre queste comunità attribuiscono alla musica e allo spettacolo: danza del ventre, flamenco e danza delle spade, accompagnate da note di musica tzigana. I giostrai e gli artisti circensi chiudono il cerchio.

"Sono questi i lavori che rom e sinti sono in grado di fare - afferma Bruno Trenta, portavoce di Opera Nomadi Bolzano, che ha presentato il progetto 'In carovana sulla via delle stelle', il cui obiettivo è l'integrazione economica di sinti e rom presenti in Trentino Alto Adige -. Portatori di tradizioni antiche, queste popolazioni privilegiano l'autonomia nel lavoro".

I PROBLEMI IRRISOLTI. Una bassa scolarizzazione ed una certa dose di analfabetismo sono alcuni dei problemi che ostacolano l'inserimento lavorativo di persone di etnia rom e sinta. Sfiducia e diffidenza nei confronti dei "gagi", cioè verso coloro che "vivono nelle case" e che non appartengono ai da tagliare gruppi nomadi. Ancora, insofferenza verso orari di lavoro e gerarchie e la poca attitudine, dovuta ad una cultura che da secoli si portano dietro, di lavorare in gruppo.

"Questa iniziativa - continua Trenta - finanziata dal Fondo Sociale Europeo, mira, soprattutto alla costruzione e diffusione ed allo sviluppo di innovativi modelli per combattere la discriminazione sul mercato del lavoro. Inizialmente pensavamo di integrare rom e sinti nei contesti lavorativi tradizionali, quali potevano essere fabbriche, uffici, acciaierie. Ci siamo resi conto che è impossibile: i nomadi non sono in grado di resistere a certi orari. Anche il lavoro deve essere funzionale alla loro vocazione errante". 

"Pertanto - conclude il coordinatore del progetto promosso da Opera Nomadi di Bolzano - riteniamo che le proposte ritenute percorribili, e che abbiamo sperimentato riescono a portare risultati sono le seguenti: imprese per la raccolta di ferro, imprese di pulizie, impresa di catering per eventi musicali e artistici, imprese di lavanderia e sartoria".

Dunque, necessaria la riscoperta dei mestieri tradizionali e lo sfruttamento dei talenti naturali. ma, si è sottolineato in conclusione, cruciale si rivelerebbero anche un'attenta legislazione e una burocrazia più snella, per rendere più semplice e veloce l'integrazione economico-professionale di rom e sinti.


LINK
- Sinti e Rom a Bolzano
- Opera nomadi Lazio