Inchiesta: Senza fissa dimora

Senza fissa dimora: le conseguenze del 'Pacchetto Sicurezza'

Le novità del decreto legge 733, passato al Senato il 3 febbraio scorso, "colpiscono chi non ha un tetto", secondo il presidente di Avvocato di strada, Antonio Mumolo, che, del provvedimento, spiega i punti salienti.

Costume Maria Fusca 09/03/2009
Fonte: dal web

La dibattuta questione "sicurezza", in Italia si consuma negli spazi dei media stracolmi di cronaca nera e le turbolente aule della politica.

E mentre è ancora in discussione in Parlamento il decreto legge 733, cosiddetto "pacchetto sicurezza", su più fronti si discute sulla validità delle norme che dovrebbero tutelare i cittadini. Provvedimenti che se i sostenitori giudicano necessari, i detrattori identificano come un rischio di esclusione sociale per i più deboli.  

L'assessorato alle politiche sociali di Roma, principale comune italiano la cui giunta è retta dalla coalizione attualmente al governo e promotrice del decreto in questione, interpellato sull'efficacia del "pacchetto",  si chiude in uno stretto riserbo, giudicando prematuro esprimersi su una legge ancora non approvata in via definitiva alla Camera. Fiumi in piena sono, invece, associazioni e organizzazioni non profit, impegnate nel sostegno alle fasce più deboli, fra cui i senza fissa dimora, che del provvedimento sentiranno gli effetti.

I punti più controversi del decreto approvato in Senato, riguardano proprio la residenza anagrafica legata all'ottemperanza di norme igienico sanitarie, l'istituzione di un registro per i senza dimora e la cancellazione del divieto fatto ai medici, di segnalare gli immigrati irregolari presso le strutture sanitarie. La tendenza alla 'schedatura' presente nel decreto, non piace ad esempio ad Antonio Mumolo, presidente nazionale dell'associazione Avvocato di Strada, struttura che dal 2000 tutela i diritti dei senza dimora e segue da un punto di vista legale, con il contributo di avvocati volontari, i cittadini privati dei loro diritti fondamentali.

Avvocato, quali saranno le conseguenze pratiche se dovesse passare alla Camera la 733 così come è stata approvata al Senato?
"In primo luogo c'è il problema della residenza. Senza residenza i cittadini praticamente non esistono: non possono lavorare, accedere al sistema sanitario e nemeno a quello assitenziale. Non solo, ma la registrazione all'anagrafe è uno strumento per la sicurezza e il controllo: lo stato deve poter sapere chi sono e dove risiedono i propri cittadini. Vincolare questo diritto a dei criteri igienico sanitari significa tagliare fuori tutte le fasce più povere, vale a dire chi ne avrebbe più bisogno.
Molto spesso quando escono dai dormitori o dagli ostelli, i senza dimora iniziano un percorso di recupero andando ad abitare in gruppi in appartamenti che possono non rispondere a questi criteri, di solito molto rigidi. Per esempio è previsto uno spazio di 5 metri quadri per ogni inquilino ma in situazioni di convivenze non può essere ottemperato e non solo dai senza dimora, pensiamo a quelle famiglie con figli che magari non possono permettersi una casa molto grande. In diverse città italiane questa situazione è la norma".

Ma i comuni avranno poi le risorse per effettuare tutti questi controlli?
"Ovviamente no. La legge infatti prevede che laddove il comune non possa effetturare il controllo dell'abitazione entro trenta giorni, si prosegua con l'iscrizione all'anagrafe anche se con la riserva di una verifica. In sintesi i comuni effettueranno dei controlli a campione periodici cancellando poi dai propri elenchi coloro che non risponderanno ai requisiti. Il rischio di non esistere più sulla carta sarà sempre dietro l'angolo. Nell'articolo si legge che un senza dimora, al momento della richiesta di iscrizione, è tenuto a fornire gli elementi necessari per gli accertamenti atti a stabilire l'effettiva sussistenza del domicilio".

Questo cosa rappresenta per un senza dimora, che per definizione, non ha un domicilio?
"Significa che anche una persona che non ha una casa dovrà comunque indicare all'anagrafe dove può essere reperita: sotto un ponte, un portico o in mezzo a quale strada, perché se l'ufficio fa un controllo e non lo trova dove indicato, può procedere al rifiuto della domanda di residenza".

Altro articolo contestato è quello che istituisce un registro nazionale dei senza dimora. Non crede che possa essere uno strumento per il monitoraggio di queste persone?
"No, perché oggi i senza dimora sono già normalmente registrati alle anagrafi come tutti gli altri cittadini: presso i dormitori o gli ostelli o nelle case gruppo o ancora nelle vie fittizie che ogni comune deve avere per legge, ai fini dell'iscrizione di chi vive per strada. A cosa serve un registro nazionale? Assomiglia molto di più a uno stigma che a uno strumento di monitoraggio. In ogni caso non ne è stato ancora definito l'effettivo funzionamento, aspettiamo di vedere quali saranno gli sviluppi".

C'è poi l'articolo che consente ai medici di denunciare i clandestini:
"Si. La conseguenza sul piano pratico è semplice: i clandestini non andranno più a curarsi per paura di essere segnalati e l'Italia diventerà un paese a rischio epidemia. Questo senza considerare le implicazioni etiche e costituzionali: il diritto alla salute è infatti sancito universalmente dalla Carta. Togliere la residenza a tutte queste persone, senza dimora, stranieri o indigenti a vario titolo, non sgraverà gli uffici del welfare e il sistema pubblico assistenziale (perché le persone senza dimora sono comunque seguite dai servizi sociali), ma comporterà la segregazione definitiva di una vasta fascia della popolazione nell’anonimato e nella povertà".


LEGGI L'APPROFONDIMENTO DI NANNIMAGAZINE.IT SUI SENZA FISSA DIMORA


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