Inchiesta: Salute materna

Salute materna: Italia, cesareo in crescita perchè considerato più "sicuro" e "indolore"

La pratica del "parto chirurgico" colloca il nostro Paese in testa alla classifica europea. Una scelta fatta dai medici, sempre più "difensivi" sui rishci del parto naturale, e dalle mamme, spaventate dal dolore.

Salute e Prevenzione Paola Simonetti 29/01/2009
Titolo: Madri nel Mondo, 2006
Fonte: Save the Children

Le sale operatorie scoppiano di nascite. La chirurgia in Italia è sempre più prassi consolidata per le partorienti. Il primato del nostro Paese in Europa sul numero annuo di cesarei ormai non è più una novità. 

La sua crescita esponenziale irrefrenabile in Italia, si registra ormai con regolarità: i "parti chirurgici" erano l'11,2 per cento nell'80 ora la media è del 38, secondo il recente rapporto Euro-Peristat sulla salute materno-infantile di 26 Paesi europei. Punte del 50 per cento si rilevano al sud e in alcuni istituti privati napoletani addirittura del 68, a fronte di quello che l'Oms considera fisiologico, un 15-20 per cento.

Cifre, quelle italiane, che si collocano a distanza siderale da Paesi come l'Olanda, con solo 13 cesarei su cento, e Francia e Germania, rispettivamente al 19 e 24 per cento. Il fenomeno, secondo gli esperti di settore, lascia pensare a un radicale cambiamento della cultura del parto, considerato sempre più, tranne i casi di stringente necessità, un evento da "medicalizzare".

"La gravidanza e la nascita non sono malattie, il parto naturale dovrebbe rimanere tale - ribadisce Maria Cuttini, responsabile dell'Epidemiologia dell'ospedale Bambino Gesù di Roma, coordinatrice per l'Italia del progetto Euro-Peristat-. Ma un cambiamento di rotta che sta dilagando in Italia, tende a considerare ormai 'prassi' il cesareo, su cui a mio avviso invece occorrerebbe maggiore prudenza: è comunque un intervento chirurgico, che comporta dunque i suoi rischi peculiari, e contempla una fase post operatoria più lunga e fastidiosa di una nascita naturale".

Eppure, stando alle indagini effettuate nel corso degli ultimi anni anche a livello europeo, a far decollare le nascite in sala operatoria ci sarebbe la tendenza dei medici a considerarle più "sicure" e "controllabili" di quelle naturali: "Il medico sente di poter programmare meglio la nascita, ottimizzando tempi e personale - spiega la Cuttini -. Non solo. C'è la convinzione che i rischi collegati alle complicanze di un parto naturale, siano se non azzerati, almeno dimezzati. Non trascurabile, l'incidenza, in questo, dell'alta percentuale di donne che decide di avere il primo figlio dopo i 35 anni". Dunque, sembra riaffacciarsi, anche in questo campo, quella che è stata definitiva di recente "medicina difensiva", attuata da molti medici sull'onda dell'impennata, a loro dire, di cause legali per eventi di presunta malasanità.

Ma a spingere i cesari, ci sarebbero anche le scelte personali delle partorienti: "Secondo le stime disponibili - ha proseguito la ricercatrice - nel 7 per cento dei casi è la mamma a chiedere un cesareo, e bisognerebbe capire bene perché lo fa: è stata convinta dal medico? Ha paura del dolore? Non ha ricevuto sufficiente informazione sulle alternative indolori? Difficile stabilire le motivazioni, poichè non c’è un monitoraggio capillare su questo dato".

Di certo, secondo una ricerca di Altroconsumo, c’è che solo il 3,7 delle italiane partorisce senza dolore con l´epidurale contro il 90 per cento delle americane, il 60 delle francesi, il 70 delle inglesi e il 38 delle spagnole, che, non a caso, hanno un numero nettamente inferiore di cesarei.

"Le future mamme, dovrebbero avere maggiori e più chiare informazioni su cosa sia il cesareo e cosa comporti, anche per gravidanze future - aggiunge Marina Cuttini -: un primo parto chirurgico rappresenta un precedente che, con ogni probabilità, si ripeterà come scelta nel futuro. E se una donna vuole più di un figlio dovrebbe tenerne conto. Ma ad avere maggiore diffusione, dovrebbe essere anche la giusta visione del parto naturale, e delle semplicissime tecniche per farlo avvenire in sicurezza e con contenimento del dolore. E doveroso, però, anche sottolineare che 'la medicalizzazione' del parto si configura già quando, anche in una nascita naturale, si sommi strano medicinali per favorire le contrazioni o si pratica episiotomia, il taglio del parto per velocizzare l'uscita del neonato". 

Un dato, quest'ultimo, confermato dall'indagine di Altroconsumo, che sottolinea come molte donne vivano con disagio le "troppe episiotomie", che in Italia hanno un'incidenza del 52 per cento, a fronte del 10 per cento della Danimarca e del 16 dell'Inghilterra. Interventi anche questi, di natura chirurgica, che, si fa notare, si sarebbero forse potuti evitare lasciando le donne libere scegliere la posizione da assumere durante il parto.

Un recupero della naturalità del parto, secondo la dottoressa Cuttini, passa anche attraverso una rivalutazione della professione dell’ostetrica, che per definizione, riveste un ruolo diverso dal medico, più "interventista". E proprio l’ostetrica sembra, sempre secondo l’indagine di Altroconsumo in decine di ospedali italiani, la figura più gradita e presente accanto alla gestanti al momento del travaglio nel 95 per cento dei casi, anche se il 98 per cento delle donne si era affidata durante la gravidanza a un ginecologo che è stato però effettivamente presente al parto solo il 21 per cento delle volte. 

LINK
- Progetto Euro-Peristat
- Ospedale Bambino Gesù
- Associazione Altroconsumo