Inchiesta: Rom in Italia

Rom: ai margini dello Stato e della camorra

Da ultime ruote del carro camorristico a capro espiatorio del disagio sociale: la tortuosa vicenda dei nomadi di Napoli.

Immigrazione Maria Fusca — 04/03/2009
Titolo: Carnevale con i rom a napoli
Fonte: Chiromechino

I rom in Italia vivono ai margini: della legalità, come dell'illegalità, delle città, della vita comune. Tollerati solo finchè rimangono dentro i limiti a loro assegnati, indipendentemente da chi sia stato ad assegnarli, lo Stato come la malavita. È quello che è successo a Napoli tra il maggio 2008 e oggi.

Nel quartiere est della periferia napoletana, a Ponticelli, si trovavano fino all'anno scorso numerosi campi rom. L'autorizzazione veniva dalla camorra a cui pagavano regolarmente il pizzo: 50 euro a baracca. Questo era quanto emergeva dalle denuncie di associazioni religiose e di volontariato nella primavera 2008. I patti erano chiari, potevano chiedere l'elemosina, fare i furti in appartamento e gestire le piccole discariche abusive, ma dovevano rimanere in periferia, lontani dalle piazze di spaccio.

Questo almeno finchè, il 13 maggio, una madre non ha denunciato il tentativo di rapimento della figlia da parte di una ragazzina rom di quindici anni. Ventiquattro ore dopo scoppia la rivolta, è l'assalto ai sei campi del quartiere. Insediamenti di baracche circondati, le recinzioni buttate giù a spintoni, rom in fuga.

Ancora una volta lo Stato o i normali cittadini centrano poco: sono le giovani leve della mala che controlla la zona, il clan Sarno, ad accogliere taniche di benzina e a bruciare i campi dei nomadi. La conferma viene pochi mesi dopo, a luglio, quando alcuni rom cercano di tornare nei campi abbandonati, insediandosi negli stabili rimasti in piedi ma che immediatamente riprendono fuoco. 

Diretto il commento del presidente napoletano di "Opera Nomadi", Marco Nieli, per il quale "a Ponticelli c'è una situazione incancrenita In questo pezzo di Napoli la camorra ha lanciato una sfida allo Stato, riappropriandosi del territorio, risolvendo un problema che lo Stato non riusciva, e non riesce, a domare. Non è uno scherzo, né un episodio estemporaneo".

Le invocazioni allo Stato non cadono però nel vuoto, ed ecco a distanza di mesi la risposta del vice prefetto per l'area immigrazione Gabriella D'Orso: "i villaggi della solidarietà". La sostanza non cambia: i rom possono stare, ma solo se non danno fastidio e solo se restano in periferia, lontano dal centro. I "villaggi della solidarietà" sono aree attrezzate previste dal "pacchetto sicurezza" del ministro dell'Interno Maroni che rappresentano le porte d'ingresso per riavere i documenti.

Ad oggi infatti, i numerosi rom fuggiti dagli incendi di maggio, sono senza permesso di soggiorno e non possono quindi cercare lavoro, accedere alle strutture sanitarie o a qualunque altro servizio pubblico. Le associazioni che operano sul territorio si rifiutano di accettare questa risoluzione. Secondo loro "i villaggi della solidarietà" non sono che accampamenti forzati, assolutamente inabili a garantire la legittima tranquillità dei cittadini, non faranno che moltiplicare esclusione, rifiuto, rigetto e devianza. Mentre una posizione più serena giunge dalla Caritas, dove il direttore dell'Ufficio Migrantes Mons. Pasquale Silvestri assicura come, al di là di ogni posizione politica, loro continueranno ad aiutare e venire incontro alle problematiche delle fasce più deboli della popolazione.

Unico barlume di luce è dato dall’istituzione di due nuovi sportelli per le popolazioni rom volte ad offrire consulenza medica, legale, e di orientamento al lavoro. Anche qui qualche piccolo intoppo burocratico visto che l'associazione vincitrice della gara d'appalto, "Il Pioppo", aspetta ancora da metà settembre il via definitivo da parte del Comune di Napoli.

E l'area degradata su cui fino a poco tempo fa vivevano decine di famiglie rom? In realtà quella zona aveva una propria destinazione già dal giugno del 2007, quando con la delibera comunale 2244 il Comune approvava il progetto preliminare e lo schema di convenzione per il Palponticelli, un progetto faraonico destinato, si legge nelle pagine web dell'amministrazione di Napoli, ad "attività legate alla cultura, alla musica e allo spettacolo".

Insomma tolto il degrado nomade, ben venga la cultura. Poco importa che fine abbiano fatto gli sfollati di Ponticelli se a sostituirli ci sarà un mega palazzo che consentirà di inserire il capoluogo campano nei tours musicali più significativi a livello internazionale.


LINK
- Associazione 'Chi rom e chi no'
- Caritas Napoli
- Comune di Napoli