Inchiesta: Rom in Italia

Rom, storia di un popolo libero

Radici semi sconosciute e secoli di peregrinazioni, fanno dei popoli nomadi un capitolo oscuro, ancora tutto da capire. Al di là dei pregiudizi, la loro storia si rivela piena di nuove chiavi di lettura.

Immigrazione Maria Fusca 04/03/2009
Titolo: ladywriteronline.wordpress.com

Nel 1492 Cristoforo colombo approda sulle sponde d'America, anche se lui credeva si trattasse dell'India, mentre già da cinquant'anni precisi in Italia, e nel resto d'Europa, s'aggiravano gruppi di artisti e mercanti che si pensava fossero egizi (da cui gitani) e invece erano indiani. 

Si trattava degli zingari (vocabolo che si trova in quasi tutte le lingue moderne e che probabilmente deriva da 'tchinganes', nome di una popolazione dell'Indo) e nonostante cinque secoli di storia comune, ancora oggi vengono vissuti come 'stranieri' in Europa. Il popolo senza casa, senza lavoro, senza storia, il popolo che fa paura. Invece una storia ce l'ha, ed è anche nostra.

Prima di tutto le parole. Lo zingaro designa se stesso come Rom, almeno in Europa, oppure come 'manuš'. Ambedue questi vocaboli sono di origine indiana e vogliono dire 'uomo' e più esattamente uomo libero; mentre noi, gli uomini attaccati alla terra, i contadini, i sedentari, gli stranieri insomma (questione di punti di vista) siamo i gagi.  

Le parole sono importanti perché è proprio grazie alla lingua che è stata accertata, nell'800, l'origine indiana degli zingari.  Gli indianisti moderni tendono a non considerarli come un gruppo omogeneo, ma come un antichissimo popolo viaggiante, composto da elementi diversi, di cui alcuni potrebbero provenire dal sud-est dell'india. Anche oggi presso alcuni gruppi dell'India come per gli zingari d'Europa, certe attività artistiche e artigianali, come la musica o la danza o l'arte dei metalli, rivestono un ruolo fondamentale.

Perché e quando di preciso abbandonarono il paese? Difficile dirlo. Forse conflitti con una popolazione vicina o con invasori. Forse la fame, la povertà, la speranza di trovare all'ovest condizioni di vita più favorevoli. Un testo letterario iraniano (non storico ma comunque utile) del cortigiano Hamzah d'Hispahan attesta la venuta di popoli dell'India in Persia (Iran) prima del X secolo. Già all'epoca godevano di una reputazione di musici, nomadi (e predoni) chiamati Zott. 

La Persia era solo ovviamente la prima tappa di un lungo viaggio che li portò nel luglio del 1422, ad arrivare in Italia. L'intenzione era di arrivare a Roma per ottenere dal papa un lascia passare, universale in Europa, che permettesse loro di vagare attraverso le nazioni senza pagare pedaggi. Difficile dire se i Rom dell'Italia meridionale rientrino in questa prima migrazione o siano venuti direttamente dall'impero bizantino, forse via mare. La mancanza di prestiti linguistici dallo slavo o dal tedesco e alcune testimonianze letterarie del Molise farebbero pensare di sì, ma è incerto. Dopo questo viaggio alcuni gruppi sono rimasti, altri hanno varcato nuovamente le alpi verso la Francia e il resto d'Europa. 

Tra il 1475 e il 1485 conti del Piccolo Egitto (capi tribò che venivano così designati) circolavano provvisti di passaporti del signore di Carpi, nel modenese. In Piemonte dal 1494 al 99 conti dei saraceni e un marchese d'Egitto si facevano consegnare somme di denaro, non come graziosa elemosina ma per rinunciare ad alloggiare in città.

Ma come vivevano i nomadi d'Europa? In primo luogo con elemosine pubbliche e private, ma anche e soprattutto con il commercio di cavalli, in tutta l'Europa dal Bosforo all'Atlantico. In generale, per mancanza di scuderie, facevano i mediatori piuttosto che gli allevatori. 

Altri possibili mestieri erano l’ammaestramento di animali o le acrobazie. Nel 'Malato immaginario' Moliere introduce zingari che fanno ballare delle scimmie. In generale i lavori da loro svolti erano a carattere spettacolare e sportivo, soprattutto nei 'sinti' italiani (altra popolazione romanì), in particolare piemontesi dai quali discendono le grandi dinastie cistercensi. L'acrobazia e i giochi di prestigio erano attività note già nel XVI secolo. Nell'Europa orientale erano rinomati musicisti, ma anche in quella occidentale erano conosciuti: esiste un documento del 1469, in cui il duca di Ferrara compensava uno zingaro che suonava la citola. 

Erano anche mastri artigiani: arte del metallo, legno e vimini, prodotti che poi venivano commercializzati in forma ambulante. Accampati ai piedi dei bastioni di Istanbul, soprattutto dalla parte della porta di adrianapoli, gli zingari fabbricavano ogni sorta di utensili di ferro, in particolare pinze da fuoco per i bracieri. Il più antico riferimento letterario degli zingari rumeni, un'opera di Cristiano Chessaeus 'Rovine della pannonia' del 1571, fa allusione agli zingari come popolo discendente da Vulcano (il dio greco del fuoco).

Una cultura e una tradizione antiche e degne di nota, ma perché allora le accuse, cicliche e ricorrenti nei secoli, verso un popolo così ricco? Il mistero di una vita diversa, l'alone di magia, l'anormalità di una vita nomade. Tutti elementi di disturbo e anche forse, di paura.