Inchiesta: Salute materna

Salute materna: mortalità neonatale in mezza Europa

Nel Vecchio Continente decine di migliaia di neonati vengono partoriti morti, altrettanti piccoli non arrivano ad un anno di vita. In Italia dato sottostimato.

Salute e Prevenzione Paola Simonetti 29/01/2009

Nessun paese d'Europa si salva. Anche se con i dovuti distinguo, il tema della salute meterno-infantile si rivela un capitolo a rischio anche nel Vecchio Continente. 

Almeno stando ai dati resi noti nell’ambito del Progetto Euro-Peristat, primo rapporto completo europeo che integra risultati provenienti da fonti diverse, coordinato dall'Inserm di Parigi e che in Italia ha visto il coordinamento dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, in collaborazione con l'Istat. Un'analisi che si è concentrata su una  trentina di indicatori chiave in 26 Paesi, stilando una sorta di classifica con punti di forza e punti di debolezza.

Dato di spicco quello che parla di 25 mila neonati europei partoriti morti, e altrettanti che non superano il primo anno di vita. Tra quelli che sopravvivono, 90 mila presentano malformazioni congenite e altri 40 mila disabilità gravi. Il tutto rispetto a un totale di circa 5 milioni 266.125 nati vivi nel 2007 in tutta Europa.

"Nessun Paese è perfetto, ma dal rapporto emerge che i dati più brillanti si registrano soprattutto nei Paesi scandinavi, mentre i peggiori spesso appartengono ai Paesi dell'Europa orientale. L'Italia – ha precisato Marina Cuttini, responsabile dell'Epidemiologia dell'ospedale romano Bambino Gesù, che ha coordinato il braccio italiano del progetto - è in una posizione intermedia, nel complesso buona".

Nello specifico, il numero di morti nel primo anno di vita varia dal 3 per mille in Svezia e Norvegia, al 4 per mille in Italia, fino all'8,1 per mille della Lituania e al 9,4 in Lettonia. Mentre la mortalità neonatale nei primi 28 giorni oscilla da circa 2 per mille nei Paesi scandinavi (2,8 in Italia) al 5,7 per mille in Lettonia. Stesso andamento per la mortalità fetale dopo le 28 settimane di gestazione: si varia da circa 2 nati morti per mille vivi in Slovacchia e Finlandia (3,7 in Italia) a 4,9 in Lettonia.

La maggiore incidenza di neonati sotto peso (meno di 2.500 grammi) si registra in Grecia, con l'8,5 per cento dei neonati, a cui segue la Spagna (8,3 per cento) a fronte del 6,7 per cento dell’Italia e il 4 della Svezia. Sul versante dei nati pretermine (prima cioè delle 37 settimane compiute) il record spetta all'Austria con l'11,4 per cento, seguita da Germania e Lettonia, contro il 6,8 per cento dell'Italia e il 5,5 per cento lituano.

"Il quadro è variegato e disomogeneo - ha aggiunto la Cuttini -. Nessun Paese può dirsi al primo posto. Tuttavia, per molti indicatori di esito perinatale i Paesi scandinavi mostrano situazioni decisamente più brillanti di altre nazioni".

Lacune dell'Italia,  qualità e disponibilità di dati necessari per il calcolo degli indicatori. "La mortalità materna - conclude la ricercatrice - è con ogni probabilità sottostimata e, a seguito di alcune modifiche legislative di questi ultimi anni, dal 1998 l'Italia non è più in grado di produrre dati di mortalità neonatale e infantile per classe di peso alla nascita e per età gestazionale. Dati essenziali però - sottolinea - per il monitoraggio dei risultati delle cure intensive neonatali. Un problema per chi si occupa di salute dei neonati".