Inchiesta: Senza fissa dimora

Senza fissa dimora: accoglienza e recupero all'Asilo San Riccardo Pampuri di Brescia

L'esperienza del centro di accoglienza dell'ospedale Fatebenefratelli, che da ventisette anni ospita chi è in difficoltà.

Costume Paola Simonetti 16/12/2008

Sulle pareti coloratissime del refettorio ci sono dipinte anche loro Laika e Dolly, le due cagnolone Labrador, entrate qualche anno fa per dare speranza ad un ospite in difficoltà, e che hanno finito per diventare fonte di calore e affetto per tutti. 

Sono ormai parte integrante dello staff ufficiale dell'Asilo notturno San Riccardo Pampuri per i senza fissa dimora dell'ospedale Fatebenefratelli di Brescia, una grande "casa allargata" per solo uomini, che nel corso di ventisei anni ha cambiato rotta sull'onda dei mutamenti sociali di una città difficile.

Fra Alberto Rota, il responsabile, questa sua casa la descrive così, non senza una vena di orgogliosa soddisfazione nella voce. "Ogni anno passano di qui 450 persone, fra ospiti di passaggio e permanenti. A loro abbiamo voluto dare la sensazione di trovarsi fra pareti casalinghe, con ambienti accoglienti e gradevoli, dove la persona possa coltivare il benessere fisico e psicologico. La filosofia dell'ospitalità, d'altro canto, è storicamente alla base del credo del nostro ordine religioso".

Alberto spende la sua vita nell'Asilo, in collaborazione con un educatore e un manipolo di 30 volontari, che organizzano un'accoglienza a tutto tondo, improntata all'attenzione alle esigenze della persona ed al rispetto delle convinzioni religiose di ciascuno, garantendo camere semplici ed accoglienti, sala pranzo, una zona soggiorno per il relax, lavanderia e di una piccola infermeria, ma anche progettando percorsi di recupero e reinserimento nella società.

"I flussi migratori hanno creato mutamenti sociali che non abbiamo potuto ignorare. Tastando il polso del disagio di una città difficile come Brescia, che ha accolto senza troppi entusiasmi i migranti, abbiamo trovato nuove direzioni per dare risposte concrete, quando possibile anche al lungo termine. Chi approda qui spesso è convinto di trovare una specie di paradiso, ma poi si scontra con la durissima realtà del quotidiano". 

L'Asilo, se ventisei anni fa era solo di passaggio per un pasto caldo e un paio di scarpe buone per l'inverno, ora è punto di rifermento progettuale per molti uomini in difficoltà, stranieri e italiani, che si sono persi fra disoccupazione, alcol, gioco, famiglie disgregate.

"Ove possibile, tracciamo un camino di recupero per coloro che vogliono rifarsi una vita, uscendo dalla dipendenza - racconta il responsabile dell'Asilo -, con l'aiuto anche di psicologi e medici. E i successi non sono mancati. Con i ragazzi che entrano in contatto con noi, si instaura un rapporto di affettuosa amicizia che prosegue nel tempo, seguiamo le loro vite anche fuori. Un legame che spesso è stato di mutuo aiuto: quando è capitato che io avessi bisogno, i miei ospiti non hanno esitato a spendersi per darmi una mano".

Il sabato, non a caso, si verifica quella che Fra Alberto chiama la "processione degli ex", persone che grazie all'aiuto del centro, hanno potuto salire un gradino alla volta per rifarsi una vita, ma che no possono non rinnovare costantemente il piacere di una visita: "Io mi sono trovato a ricoprire un ruolo quasi paterno per loro - spiega Alberto -, perché qui hanno trovato, a loro dire, calore affettivo e sostegno morale, oltre che assistenza materiale. Capita spesso che ragazzi stranieri che tornano in patria è per sposarsi, mi vogliano lì con loro. E io non sono mai mancato".

Le storie che passano per il centro di fra Alberto sono tante e, spesso, portatrici di cambiamenti sostanziali: "Tempo fa venne da noi un signore alcolizzato, che faceva fatica ad uscire dalla dipendenza - racconta Alberto -. Le avevo tentate tutte, stavo quasi per arrendermi. Poi mi ricordai che nel nostro colloquio iniziale, mi aveva segnalato il suo grande amore per gli animali. Un'illuminazione. 
Vincendo il mio viscerale terrore per i cani, decisi di prendere un paio di cuccioli di Labrador, notoriamente docili e socievoli: ci capitarono due femmine, Laika e Dolly, ch seppero fare un mezzo miracolo: nel prendersi cura di loro il nostro ospite ritrovò uno scopo. Uscì dalla dipendenza e seppe rifarsi una vita fuori. Ora le nostre 'ragazze', le uniche femmine del nostro centro, sono li angeli custodi di molti ospiti, che fanno a gara per prendersi cura di loro. Io nel frattempo, ho vinto la mia paura dei cani!".  

L'atmosfera dell'Asilo, ha saputo contagiare anche parte della città. Cittadini che guardavano con diffidenza il via vai degli immigrati, ora danno una mano nell'approvigionamento del centro, raccogliendo vestiti, coperte, cibo. "Stiamo gettando semi per un cambiamento culturale nel segno dell'integrazione. Lentamente stano dando i loro frutti. I sono fiducioso". 


Asilo notturno San Riccardo Pampuri
per i senza fissa dimora
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