Inchiesta: Senza fissa dimora

Senza fissa dimora: storie di emarginazione

Costume Valentina Difato 02/12/2008
Fonte: dal web

La voce dei senza dimora è silenziosa, poco interessante, spesso ne sentiamo l’'eco per le strade ma non l'ascoltiamo. Ci passiamo davanti più volte al giorno, nell'indifferenza totale, e oggi abbiamo deciso di fermarci.

Al binario 8 della Stazione Termini dorme Antonio. Nel letto al suo fianco c'è Felice, e, ancora, Giovanni, il napoletano. Non è la suite di un grande albergo, per coprirsi solo una coperta e un cartone, il minimo essenziale per ripararsi da freddo e umidità.

Antonio Drago, 50 anni, di origini siciliane, è arrivato a Roma da circa un mese. Si è trasferito qui da Milano, dove viveva da ormai ventisei anni e, dove, da circa otto è stato licenziato dal lavoro per questioni interne all'azienda. "Purtroppo la mia è una storia molto complicata - sostiene Antonio -, dopo aver perso il lavoro sono caduto nel giro della droga e dell'alcool. Ho frequentato un centro per disintossicarmi: sembrava mi stessi riprendendo, ma poi ho litigato con i dirigenti della comunità e sono finito per strada".

Ora il carrello portabagagli è la sua casa. Nelle buste di plastica è racchiusa tutta la sua vita: effetti personali, cibo e vestiti. Se le tiene care, Antonio, le sue buste: ha paura che, lasciandole incustodite, altri senza dimora possano approfittarne per rubare "tutto". Tra i suoi documenti anche un foglio sostitutivo di una carta d'identità, ormai scaduta. Perché un senza dimora è difficile anche rinnovare il documento che sancisce i diritti fondamentali dell'uomo.

"Riesco a mangiare alla mensa di Colle Oppio e sto cercando un lavoro" continua Antonio. "Compro il giornale e cerco tra gli annunci. Continuo a bere un po' di vino, per riscaldarmi, nelle sere fredde. Spero di riuscire a prendere al più presto una casa. Perché in una casa non c’è bisogno del vino per riscaldarsi".

Passando per via Marsala, posto di ritrovo per molti senza dimora, vista la vicinanza alle strutture assistenzialistiche, incontriamo Sabrina, un nome di fantasia. Ce lo ha chiesto lei nome non tanto a caso perchè è quello bambina che ha perso circa sei anni fa: "E' lei a darmi la forza di parlare e raccontarvi del mio disagio" dice.

Sabrina un tetto sulla testa ce l'ha. Certo non è quello caldo e accogliente della sua casa, lasciata qualche mese fa, bensì quello dell'ostello della Caritas di via Assisi che la sta ospitando. Dallo scorso luglio Sabrina divide la camerata con altre donne, anche loro disagiate e senza dimora.

"Io sono finita per strada perché sono scappata di casa" ci racconta Sabrina. "Tutto si è sfasciato dopo la malattia e la morte di nostra figlia. A maggio, dopo vent'anni di continui maltrattamenti, violenze e botte da parte di mio marito, alcolizzato e drogato, ho preso la decisione di fuggire da quell'inferno. Ora fortunatamente ho un letto in cui dormire, ma i primi mesi sono stati duri".

Non deve essere facile per una donna di 50 anni, con una grave invalidità a una gamba, vivere per strada. Esposta a qualsiasi tipo di pericolo, Sabrina ha dormito spesso sulle panchine, nei parchi e in qualche scantinato, nei due mesi in cui non aveva alcun appoggio. Solo la bontà di alcuni autisti di taxi l'ha portata per qualche giorno in albergo, e a pranzo in ristorante. 

"Dovevo chiedere alle mie amiche di poter dormire da loro; alcune volte mi ospitavano, altre volte non potevano. Ma non sopportavo il fatto di continuare a chiedere favori". "Io ero una donna sola - prosegue - quindi mi sono rivolta ai servizi sociale. Grazie alla Sala operativa mi sono messa in contatto con l'Help Center e successivamente con il Binario 95, che è il posto dove, ora, passo gran parte della mia giornata. E' stata la mia Arca di Noè, è la mia famiglia, è il posto dove posso esprimere me stessa e sentire il calore umano".

Oggi Sabrina cerca di uscire dalla situazione di indigenza in cui si è trovata da un momento all'altro della sua vita, senza quasi accorgersene. Ben curata nell'aspetto, elegante e raggiante, da volontaria per i poveri, quando andava a distribuire i panini in stazione, è diventata lei stessa povera. I suoi occhi solari e il suo forte temperamento l'anno tolta dalla depressione nella quale, dopo gli eventi tragici della sua vita, era caduta. "desso sto cercando un lavoro -conclude Sabrina -ho trovato un compagno che mi vuole bene, lì nell'stello dove dormo, e sono una donna che riesce a sorridere alla vita. Anche in mezzo al disagio, sono serena".

E intanto una ragazza di colore, visibilmente provata e con qualche problema di movimento si avvicina a noi. Anche lei è senza dimora e Sabrina la conosce perché seguono insieme i programmi del Binario 95. "Dai che ce la facciamo, devi sempre sorridere". Un gesto d'amore, quando passi per la strada devi essere sempre pronto a darlo.


LINK
- Binario 95