Inchiesta: Senza fissa dimora

Senza fissa dimora: volontari a confronto, l'esperienza di Anita

Costume Valentina Difato 02/12/2008

Associazioni che scendono direttamente in strada e che danno un aiuto psicologico ai senza dimora. Ne abbiamo parlato con Anita Petti, volontaria dell’associazione Onlus Con Altri Termini, che opera in strada con i clochard della Stazione Termini.

Anita, perchè ti occupi dei senza fissa dimora?
"La mia 'avventura' con i senza fissa dimora è iniziata qualche anno fa durante un'esperienza di volontariato in Albania; tra le varie attività che si svolgevano c'era anche quella di andare a Tirana alla ricerca della gente che viveva per strada. Un panino, un sorriso, una chiacchierata, dei vestiti è ciò che si donava loro. Rimasi stupita nel vedere come i loro volti si riempivano di gioia nel vederci arrivare, sembrava quasi che stessero aspettando noi. Realizzai che non era solo una realtà albanese; quanta gente nelle stesse condizioni incontravo ogni giorno nella città in cui vivevo. Presa dal mio correre  non li notavo neanche. Così mi ripromisi di fare qualcosa a Roma per la gente in difficoltà. Lo stesso anno partecipai alla 'Notte dei Senza Fissa Dimora' di cui avevo sentito parlare dai volontari in Albania e da quel momento mi sono ritrovata coinvolta in questo mondo".

Che aiuto puoi dare a queste persone?
"Più che aiuto materiale (ci sono tante associazione che distribuiscono i pasti nelle varie zone di Roma) hanno bisogno di un amico/amica. Vogliono sentirsi essere umani; cercano il sorriso, il contatto, la battuta. A volte ci litighi, altre ci giochi. Hanno bisogno di qualcuno che stia lì a sentire i loro disagi e le loro lamentele, qualcuno che li consigli, che gli dia una dritta su come risolvere problemi che sembrano insormontabili. Di sicuro cercano qualcuno che, anche solo per un momento, non li fa sentire soli".

Cosa fa la tua associazione?
"Mi piace rispondere a questa domanda con una descrizione fatta da Valeria, una volontaria dell'associazione 'Con Altri Termini' è un'idea, una volontà, un progetto. E' la condivisione con chi non ha risorse di piccole cose che servono, è il fare poco, quel poco che fa sorridere, fa parlare, fa anche piangere. E' un abbraccio, è un grido, è un bisogno sempre vivo. E' un gruppo di persone che cerca di far qualcosa, piccole cose, per chi è ai margini della società' ".

Hai partecipato alla Notte dei senza dimora 2008, dormendo sul selciato,  perché?
"E' un piccolo tentativo di far capire alla gente che tante persone non sono state fortunate come noi, che chi vive per strada non si diverte e non vuole vivere in quelle condizioni. E' duro dormire per terra, cercare di proteggere il proprio cartone, il piccolo spazio riparato guadagnato dopo varie lotte, cercare di non farti rubare la coperta che qualche volontario ti ha dato qualche sera prima. E' una serata per cercare di far avvicinare i diffidenti a persone spesso migliori di noi che, però, per varie vicissitudini si sono ritrovate senza niente. La Notte è innanzitutto sensibilizzare tutti ad un problema che non viene visto come un problema ma piuttosto come un fastidio: è gente che puzza, non si lava, porta le malattie, ruba e chissà quante altre cose fa. E' gente, nonostante tutto, di sicuro ti insegna ad amare la vita".