Inchiesta: Rom in Italia

Comunità romena: lavoratori colti e qualificati, sprecati in Italia

Immigrazione Paola Simonetti 14/07/2008

Cervelli” sprecati, una forza lavoro qualificata che si sgretola in mansioni di basso livello e paghe da fame. E’ così che sfuma il sogno di molti cittadini romeni, medici, infermieri, informatici, insegnanti, in fuga dal loro Paese in cerca di una vita migliore in Italia. Diploma, laurea ed esperienza affogano in una offerta professionale dequalificante, incanalata secondo il rapporto Caritas “Romania. Immigrazione e lavoro in Italia”, in modo totalmente univoco.

Secondo quanto dichiarato dall’82 per cento degli intervistati (il 72 per cento dei quali ha  conseguito un titolo di istruzione superiore in patria) “vengono offerti ai propri connazionali solo alcuni tipi di lavoro indipendentemente dalle competenze possedute” e “non c’è un’offerta in Italia di lavori qualificati per gli immigrati”. Il 93,6 per cento conferma che esistono diplomati o laureati che svolgono un lavoro nel quale non sfruttano le conoscenze dovute alla propria formazione ed il 70,8 per cento dichiara che questa sottoccupazione non è limitata nel tempo e non riguarda solo i primi anni di permanenza. Non di rado, questi lavoratori vengono assunti con livelli bassi ma svolgono mansioni più elevate con il medesimo stipendio.

A far da zavorra alla vita professionale dei romeni, stando ai dati della ricerca, c’è il pantano burocratico nell’ottenimento del visto e del permesso di lavoro, ma anche il mancato riconoscimento del titolo di studio e la scarsa fiducia, da parte dei datori di lavoro italiani, nelle competenze acquisite in un paese ritenuto meno sviluppato. Sulla presenza di atteggiamenti esplicitamente xenofobi, il parere non è uniforme, ma molti ritengono che siano presenti, in modo più o meno diffuso.

Le professionalità qualificate di questa comunità, insomma, si configurano come un’occasione mancata sia per l’Italia che per la Romania: “Potrebbero infatti costituire – ha sottolineato Maria Carolina Brandi, curatrice della ricerca- un possibile volano per la disoccupazione intellettuale che deriva dai cambiamenti economici in atto in Romania, fornendo una opportunità di lavoro in un paese culturalmente simile e geograficamente abbastanza prossimo alla madrepatria e consentendo a questi migranti una possibilità di reddito che potrebbe poi permettere loro di rientrare in patria in condizioni economiche tali da potersi reinserire nel nuovo contesto, portando sviluppo”.

Non ultimo, il contributo strettamente culturale che, la valorizzazione dei “cervelli” romeni potrebbe garantire: “La presenza di una forte èlite migratoria all’interno della principale comunità straniera residente in Italia – ha concluso la Brandi- potrebbe avere una potente funzione di mediazione culturale, facilitando i processi di integrazione”.

Una cultura dello scambio, già molto presente in Italia, dove i romeni fruiscono sia della cultura nostrana che di quella d’origine. Secondo il rapporto, infatti, l’88% di loro compra i maggiori quotidiani italiani, mentre poco meno della metà sia giornali italiani che romeni, preferendo nella programmazione televisiva programmi di approfondimento come “Quark”, “Gaia”, “Voyager”, “Report”, “Matrix”. Bocciate senza appello, invece, le fiction tanto amate da noi italiani.