Inchiesta: Rom in Italia

Comunità romena: a Roma lavoratori sommersi

Immigrazione Paola Simonetti 15/07/2008

Su Roma e provincia è il primo gruppo nazionale straniero con 62 mila presenze, ma è anche quello più colpito dal lavoro nero. Il 26% dei lavoratori dipendenti romeni, infatti, è sommerso nella Capitale, secondo l’indagine Caritas sulla comunità. Una situazione che, secondo il rapporto, non è strettamente legata all’anzianità di soggiorno: vivere nell’area romana anche da più di 10 anni non significa avere maggiori possibilità di regolarizzazione lavorativa.

“Se a questa informazione – sottolinea il documento- si affianca il fatto che ben 3 intervistati su 5 (62,5%) hanno goduto di un procedimento di regolarizzazione (nella quasi totalità dei casi nel 2002), si evidenzia il forte coinvolgimento dei lavoratori romeni nelle dinamiche del lavoro nero, un coinvolgimento che appare più marcato rispetto all’insieme delle collettività soggiornanti nell’area romana considerate nell’indagine , con tutto ciò che ne consegue sul piano della tutela, della copertura assicurativa e contributiva e, più in generale, del percorso di inserimento socio-economico”.

Forme contrattuali precarie, sono dunque predominanti per i lavoratori romeni della Capitale. I lavoratori dipendenti sono l’87 per cento degli occupati, tra questi i contratti a termine sono il 32 per cento, suddivisi tra tempo determinato e atipici, mentre i contratti a tempo indeterminato non arrivano alla metà del totale (41,5 per cento contro il 57 per cento della media del totale degli immigrati). Precarietà che, in questo caso, non fa rima con flessibilità, tipica delle alte qualifiche, ma che si inserisce, secondo il rapporto, in ambiti occupazionali rifiutati dai lavoratori locali perché a basso contenuto tecnologico e innovativo, poco tutelati, segnati da un consistente carico di lavoro e mal pagati.

Edilizia (32,5%), lavoro domestico e assistenza alla persona (11 per cento e 8%) i principali comparti in cui sono impiegati i romeni in Italia. Il reddito medio dichiarato dagli intervistati si rivela al di sotto del livello di povertà stabilito dall’Istat: 979 euro mensili per una famiglia di tre persone rispetto ai 970,34 euro segnalati dall’istituto di statistica per una famiglia di due persone e in 1.290,55 per una di tre componenti. Un fardello economico che si aggrava con la il mantenimento di familiari in patria: il 55 per cento degli intervistati dichiara di inviare denaro mediamente per altri due componenti la famiglia, genitori, fratelli e figli, ai quali destina poco meno del 15 per cento del proprio reddito annuo da lavoro.

Ma per molti di loro sacrificio economico significa anche qualche frutto non di poco conto: l’11,5 per cento degli intervistati, infatti, è riuscito a comprare una casa, acquistata 7 volte su dieci attraverso un mutuo. Sono persone con un reddito superiore ai 1000 euro e in Italia da più di cinque anni. Tuttavia il 65% degli immigrati romeni vive in affitto, spendendo di media 509 euro per un appartamento, 394 per una stanza e 220 per un posto letto.

I due terzi dei romeni intervistati vivono sul territorio metropolitano di Roma (67%), concentrati nelle aree che si estendono a sud-est del centro cittadino lungo la via Casilina e la Prenestina e quelle di Tor di Quinto, Labaro e La Storta verso nord, mentre il terzo restante si distribuisce sul territorio provinciale con una certa predilezione per i Comuni del litorale a nord della città.