Inchiesta: Rom in Italia

Comunità romena: preziosa risorsa italiana, ma bersagliata dal pregiudizio

Immigrazione Paola Simonetti 14/07/2008
Titolo: Comunità romena a Roma
Fonte: www.baobabroma.org

Rappresentano uno dei principali motori del mercato del lavoro in Italia. Migliaia di onesti lavoratori che contribuiscono all’1,2 per cento del Pil nazionale. Sono i cittadini romeni presenti nel nostro Paese dagli anni ‘90. Una comunità di un milione di persone, che in meno di 20 anni  si è centuplicata diventando il primo gruppo di stranieri residente e la seconda, al livello numerico, forza lavoro nazionale, nonostante le paghe da fame nell’ambito di un’attività spesso svolta nel sommerso.

Partendo dalle cifre statistiche, una veritiera fotografia di questi nuovi cittadini italiani l’ha scattata un recente rapporto della Caritas italiana, “Romania. Immigrazione e lavoro in Italia. Statistiche, problemi e prospettive”, allo scopo di scalfire i mille pregiudizi culturali che perseguitano questo popolo nel nostro Paese e di smontare alcune delle distorsioni provocate dall’”emergenza sicurezza”, dilagata negli ultimi mesi, che hanno minato la valutazione del prezioso apporto che i romeni assicurano al “sistema Italia”.  Discriminazione che, tuttavia, non ha compromesso il buon giudizio che molti cittadini romeni hanno del nostro Paese:  lavoro, sanità e livello di vita i fattori maggiormente apprezzati, nonostante le paghe troppo basse e la dequalificazione professionale.

“Occorre lavorare per una immagine dei romeni nell’opinione pubblica italiana– ha dichiarato il direttore di Caritas Italiana, Vittorio Nozza –. Sono fondamentalmente dei grandi lavoratori, anche se non mancano individui e gruppi malavitorsi. Apprezzano la nostra lingua e la nostra cultura, con cui si sentono imparentati; leggono i nostri giornali; mandano con profitto i figli a scuola; sono soddisfatti del nostro sistema sanitario più ancora che della nostra cucina. Non importa se ortodossi o cattolici, rivelano un profondo sentimento religioso e con spirito di unità pregano nelle nostre chiese. Questi sono veramente i romeni: i nuovi cittadini da accogliere”.

LE PRESENZE. Nel 1990 erano appena 8mila, all’inizio del 2008 un milione. In 17 anni i cittadini romeni in Italia sono aumentati in maniera esponenziale, anche se, sottolineano i ricercatori, “le cifre non giustificano una “sindrome da invasione””. All’inizio del 2007, su un totale di 3.690.000 stranieri regolari i romeni sono risultati 556mila secondo la stima del Dossier Caritas/Migrantes, per il 53,4 per cento costituiti da donne. Aggiornata all’inizio del 2008, la stima, basata sull’utilizzo incrociato di tutti gli archivi disponibili, ipotizza la presenza di 1.016.000 romeni, il 73 per cento per motivi di lavoro e il 23,5 per motivi di famiglia. La prima regione di residenza con 200mila presenze è il Lazio (100mila solo nella provincia di Roma), seguita da Lombardia (160mila), da Piemonte (130mila), da Veneto (120mila), Emilia Romagna e Toscana (80mila). Più indietro Abruzzo, Campania, Puglia e Sicilia con 20mila presenze.

PREZIOSA RISORSA PER L’ITALIA. Il mercato del lavoro è segnato in modo importante in Italia dalla presenza romena: ogni 6 nuovi assunti stranieri uno è romeno. L’aumento degli occupati registrati dall’Inail tra il 2006 e il 2007 è stato eccezionale, passando da 263.200 a 557.000, anche se solo in parte si è trattato di nuovi venuti e in larga misura di persone già presenti in Italia ed emerse grazie alla normativa più favorevole derivante dall’adesione all’Unione Europea. Sono aumentati specialmente gli uomini (dal 51,7 al 54,1 per cento), avendo molti di loro (70mila) fruito delle misure di emersione nel settore edile (la legge 4 agosto 2006, n. 248, il cosiddetto “pacchetto Bersani in edilizia”); purtroppo – sottolinea il rapporto – contemporaneamente è diminuito il numero di ore lavorate e sono aumentati i rapporti part-time, spia della maggiore diffusione del lavoro “grigio”. Nonostante l’alto livello di preparazione, i romeni trovano sbocco nei posti meno garantiti e, perciò, sottoscrivono in media 1,5 contratti l’anno. L’inserimento avviene per un terzo nell’industria (notoriamente in edilizia), per la metà nel terziario (assistenza familiare, alberghi e ristoranti, informatica e servizi alle imprese) e per il 6,6 per cento in agricoltura.

IL "NODO" SICUREZZA.  L’equazione “romeno-delinquente”, spiega il Rapporto, è un’ aberrazione del pensare comune, non suffragata dalle stime reali. La frangia di coloro che delinquono è minoritaria rispetto ai grandi numeri della presenza romena in Italia. Tuttavia, è bene non nascondersi che i romeni, che sono stati il 12 per cento dei soggiornanti nel 2006, hanno inciso con una percentuale più alta in diversi reati (omicidi volontari consumati, violenze sessuali, furti di autovetture, furti con strappo, furti in abitazione, furti con destrezza, rapine in esercizi commerciali e rapine in pubblica via, estorsioni), ma sottolinea che non di rado le vittime sono state proprio rumene. Prime fra tutte le migliaia di ragazze reclutate con la forza in patria per essere avviate ala prostituzione in Italia: si tratterebbe di 18mila/35mila persone l’anno. E sono ricorrenti gli atti di violenza sessuale anche all’interno delle mura domestiche, a danno delle romene o di altre colf a servizio delle famiglie italiane.

PIU’ VITTIME CHE UNTORI. “Molti di loro confessano di non dire o di aver paura di dire la loro origine - ha spiegato Franco Pittau, uno degli autori del Rapporto Caritas-. Dire di essere romeno significa pregiudicare il rapporto con un cittadino italiano. Gli untori sono altrove. Spesso, troppo spesso sono proprio i romeni ad essere oggetto di violenza”. Una valutazione confermata dalle segnalazioni raccolte dall’Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali (Unar) in collaborazione con l’omologo romeno (Cncd) mancanza di informazione e assistenza, sfruttamento sul luogo di lavoro, soprattutto in campo edile, primato dei romeni negli infortuni mortali e molestie sessuali subite dalle donne durante i lavori di accadimento, atteggiamenti intimidatori della sicurezza pubblica, difficoltà burocratiche e ostilità tra gli operatori pubblici, impedimenti all’esercizio del diritto di voto nelle elezioni amministrative e soprattutto diffusione di un’informazione tendenziosa sui fatti in cui sono coinvolti i romeni, sono le principali segnalazioni di situazioni di discriminazione e disparità subite dalla comunità romena.

“In molte delle comunità romene italiane – ha concluso Pittau-, ci sono state iniziative forti di dissociazione da quei connazionali che commettono crimini e che danneggiano in modo drammatico l’esistenza di chi, ed è in maggioranza, vive e lavora onestamente”.

DOCUMENTI ALLEGATI
- Sintesi del Rapporto
- Caritas