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SLA: dalla ricerca italiana individuato un esame per la diagnosi precoce

Studiosi del Cnr hanno dimostrato la possibilità di individuare la malattia con un esame usato in genere nella medicina nucleare. Pubblicato su Neurology, questo risultato apre la strada allo sviluppo di nuove terapie dai tempi potenzialmente più brevi

» Ricerca in Medicina Redazione/GP - 25/08/2014

È conosciuta anche come Morbo di Gehrig, dal nome del giocatore di baseball degli New York Yankees che ne era affetto e che la portò per la prima vota all’attenzione dell’opinione pubblica nel 1939. Ma è anche quella che le migliaia di patologie resta ancora oggi un mistero scientifico difficile da risolvere. Della Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA), malattia neurodegenerativa progressiva delle cellule nervose cerebrali e del midollo spinale, che imprigiona chi ne soffre in un corpo via via immobile mantenendo però lucida e vigile la mente, non si conoscono le cause, non esistono diagnosi sicure, tantomeno cure certe. Eppure, tra le tante ricerche attualmente in campo ce n’è una che potrebbe permetterne l’identificazione precoce con un'accuratezza del 95 per cento. L’ha individuata l’Istituto di scienze e tecnologie della cognizione del Consiglio nazionale delle ricerche (Istc-Cnr) di Roma con un esame di ‘tomografia ad emissione di positroni’ (Pet) mediante un tracciante analogo al glucosio (18F-Fdg) utilizzato nella pratica clinica dai centri di medicina nucleare. 

Il risultato, pubblicato sulla rivista 'Neurology', “rappresenta un  passo importante per lo sviluppo nella diagnosi precoce della malattia”, ha spiegato Marco Pagani, primo autore dello studio e ricercatore dell’Istc-Cnr che è giunto a questo risultato in collaborazione con Angelina Cistaro, ricercatrice del Centro Pet Irmet di Torino e con Adriano Chiò, direttore del Centro SLA, Azienda ospedaliero universitaria Città della salute e della scienza e Dipartimento di neuroscienze dell’Università degli Studi di Torino. Fino ad oggi, infatti, la diagnosi della SLA richiedeva un lungo periodo di osservazione e “poteva essere diagnosticata esclusivamente attraverso l’indagine clinica – ha sottolineato Pagani - e con il supporto di metodiche neurofisiologiche e pertanto richiedeva un lungo periodo di osservazione”. “L’accelerazione e la maggiore accuratezza della diagnosi di SLA sono fondamentali oltre che per la certezza di reclutare nei trial clinici pazienti con diagnosi confermata anche per lo sviluppo di nuove terapie e per l’identificazione di possibili familiarità sulle quali intervenire precocemente”.

Dal punto di vista scientifico, la Fdg-Pet è una metodica diagnostica di medicina molecolare basata sulla somministrazione di un mezzo di contrasto radioattivo che permette di valutare il metabolismo in una certa regione per poi confrontarlo con lo stato di normalità. “Nella pratica clinica viene utilizzata nei tumori nei quali la captazione delle regioni colpite è aumentata e nelle malattie neurodegenerative nelle quali è tipicamente diminuita”, ha proseguito Pagani. Ciò ha permesso di individuare attraverso un algoritmo matematico, “le aree cerebrali che presentano nei pazienti SLA l’alterazione funzionale caratteristica che li differenzia rispetto ai controlli”. “Queste regioni corticali e sottocorticali – ha detto il ricercatore - presentano sia ipo che ipercaptazione e quest’ultima, presente nei fasci nervosi che intercorrono tra le aree motorie e il midollo spinale, è assolutamente specifica della SLA”.

Uno studio lungo e complesso in cui sono stati coinvolti 195 pazienti del Centro SLA di Torino e studiati al Centro Pet Irmet, che sono stati confrontati con 40 soggetti con assenza di patologie del sistema nervoso centrale. “La serie di pazienti osservati è di gran lunga la più numerosa di qualunque altro studio di neuroimmagini effettuato finora nella SLA e questo – ha concluso Pagani - rafforza l’affidabilità statistica e clinica dello studio”. Insomma, un risultato ed una notizia che richiederà il suo tempo di verifica e applicazione, ma che sicuramente rappresenta  fin da ora un passo in avanti nella ricerca e nella lotta contro una patologia che colpisce oggi circa 2/3 italiani su 100mila. Attualmente, infatti, sono circa 6mila i malati in Italia.

LINK
- Istituto di scienze e tecnologie della cognizione (Istc-Cnr)
- Centro Sclerosi laterale amiotrofica (SLA) Dipartimento Neuroscienze (Università di Torino)
- Centro Pet Irmet