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Luca Parmitano: "Una persona normale che ha avuto il privilegio di partecipare a cose straordinarie"

Ritratto inedito dell'astronauta italiano: "Amo la musica - ha raccontato a Sanremo -. Il sabato mentre facevo le pulizie nella stazione ascoltavo De Andrè e Dalla". E poi un messaggio di speranza: "Tutto quello che è pensabile è possibile"

» Spazio Redazione - 27/02/2014

"La bellezza commovente e azzurra della Terra vista dallo spazio": la racconta Luca Parmitano, astronauta dell'Agenzia Spaziale Europea (Esa) che, intervenuto come ospite al Festival di Sanremo ha detto: "Le immagini di tutto quello che ho visto lassù sono sempre nella mia testa, nei miei occhi e nel cuore". Il pilota dell'Aeronautica, che a bordo di una Soyuz ha raggiunto la Stazione Spaziale Internazionale in sole sei ore, è rientrato a novembre dopo sei mesi di intenso lavoro in orbita. Quarto italiano a salire sulla stazione, Parmitano è stato il primo ad aver affrontato la passeggiata spaziale: "Abbiamo fatto oltre 200 esperimenti – ha raccontato -, mentre l'esplorazione ci permetterà di andare ancora più lontano, di seguire la natura dell'uomo, di chiederci che cosa c'è oltre l'orizzonte e di toccarlo con mano”.

La bellezza della nostra Terra "è quella di un'oasi nel deserto più sterile, nello spazio profondo". Tutte le volte che guarda il cielo stellato prova "sensazioni che si rinnovano di giorno in giorno", ha aggiunto con gli occhi che si illuminano. Parmitano era il secondo dell'astronauta Chris Hadfield. "Lo seguivo negli addestramenti – ha spiegato -. Ero sempre dietro a lui. Ho visto che cosa sapeva fare con la chitarra, e mi sono detto: 'Anche io'". Ed è così che lo abbiamo sentito strimpellare e cantare 'Ciuri ciri' per Fiorello dallo Spazio durante una puntata di Edicola Fiore in diretta streaming.

E lei, la musica, lo ha accompagnato anche a spasso tra le stelle. "Il sabato, mentre facevo le pulizie nella stazione con l'aspirapolvere – ha raccontato -, avevo le cuffiette per ascoltare le canzoni italiane degli anni '70 -'80, i cantautori come Fabrizio de Andre', Lucio Dalla, Lucio Battisti, e poi i grandi del rock, i Beatles, la musica classica e il jazz". Ma il suo preferito? "Pat Metheny'' ha risposto prontamente l’astronauta. Da ragazzo, infatti, 'l'uomo delle stelle' suonava il basso e, da autodidatta, anche il pianoforte, ma già dall'età di tre anni aveva le idee chiare: voleva fare l'astronauta. Trent'anni dopo lo ha fatto. "Sono una persona normale – ha detto - che ha avuto il privilegio di partecipare a cose straordinarie. Tutto quello che è pensabile è possibile", ha ripetuto, alternando poesia, pillole di saggezza ("la paura fa parte dell'evoluzione, serve a reagire e a salvarsi la vita"), messaggi di speranza e di ottimismo.


[Una delle molte immagini dell'Italia scattate da Parmitano mentre era nello Spazio. ©Luca Parimitano]

"L'evoluzione tecnologica va in tantissime direzioni. Le applicazioni della ricerca di oggi – ha proseguito Parmitano - le vedremo concretizzarsi tra 10-15 anni. Ci sono già risultati che applicheremo a brevissimo sulla terra". Una missione così, oltre alla nostalgia, gli ha lasciato un unico rimpianto, quello di non riuscire a ricordare alla perfezione quello che ha visto. Ricorda bene invece l'attimo in cui, atterrando a Houston a mezzanotte, ha riabbracciato a casa le sue due figlie dopo sei mesi. "La più grande era sveglia e mi ha accolto con il sorriso più luminoso e straordinario mai visto, la piccola dormiva, l'ho svegliata e mi ha guardato incredula, come se stesse sognando. In quel momento – ha concluso l'astronauta italiano - non ero un astronauta o un pilota militare ma un papà che si comportava come tutti i papà".