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'La grande bellezza': Sorrentino, "in un film così la partita si gioca nello scegliere gli attori"

Il regista commentando il risultato di Cannes: "Siamo in compagnia di Polanski e Soderbergh che non hanno ricevuto premi". Verdone: "Per la prima volta si accendono scontri e dibattiti su un film, il che significa che avrà una lunga vita"

» Cinema: Protagonisti Emanuele Dorru - 30/05/2013
Titolo: Paolo Sorrentino
Fonte: ©Gianni Fiorito

Conclusa la 66/a edizione del Festival di Cannes, il 27 maggio scorso, che ha visto trionfare con l’ambita Palma d'oro il film 'La Vie d'Adele' del franco-tunisino Abdellatif Kechiche, c'è tempo per un’ultima riflessione che riguarda, nemmeno a dirlo, la bocca asciutta di premi da parte del cinema italiano. Ad affrontare la questione ci hanno pensato Paolo Sorrentino e Carlo Verdone durante l'incontro con pubblico e stampa, il 29 maggio, alla Feltrinelli di via Appia Nuova in occasione della presentazione della sceneggiatura di Paolo Sorrentino e Umberto Contarello de 'La grande bellezza'.

Così, alla domanda "siete delusi per come è andata a Cannes?", Sorrentino ha risposto di 'no' e pricisa: "Siamo in compagnia di Polanski e Soderbergh che non hanno ricevuto premi. Sono i giornali che restano delusi se il cinema italiano non ha premi, noi sappiamo che il margine di incognita è alto in una giuria di nove persone che si confrontano e si condizionano". "Essere entrati nella rosa dei film in concorso - ha proseguito Carlo Verdone - è già una cosa grandiosa", che pone poi l'accento su un aspetto specifico che dà valore aggiunto alla pellicola diretta da Sorrentino cui egli stesso prende parte: "Non vedo sconfitte ed anzi rilevo che, per la prima volta, si accendono scontri e dibattiti su un film, il che significa che avrà una lunga vita. Non sarà dimenticato".

Quella sulla kermesse cinematografica di Cannes, però, è solo una parentesi veloce in un pomeriggio dedicato, appunto, alla pubblicazione della sceneggiatura del film, del libro fotografico 'La grande bellezza - diario del film', di Sorrentino con le immagini di Gianni Fiorito edito da Feltrinelli e della colonna sonora del film edita dalla Emi. Un incontro informale dove da una parte l'ironia e la profondità di Verdone hanno offerto continue occasioni per ridere e riflettere, dall'altra l'autenticità di Paolo Sorrentino hanno permesso al pubblico di conoscere gli intenti e le scelte che hanno preceduto la realizzazione di una pellicola di questa portata.

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"Ho scelto Roma perché è una città che amo tanto ed è emblematica del presente del nostro Paese - ha spiegato il regista -. Dietro l'apparenza di personaggi decadenti c'è un'umanità sofferente verso la quale, se pure non appaia, il mio sguardo è tenero".  Resta comunque il fatto che tra tutti i film da lui realizzati, 'La Grande Bellezza' ha richiesto un impegno monumentale. "Un film così - ha spiegato Sorrentino - richiede molta precisione, concentrazione e un grande lavoro preparatorio. La partita si gioca quando si scelgono gli attori.  Devono essere giusti per il personaggio, intelligenti - così lavori meno e supplisci al poco tempo che c'è sul set - e simpatici". "A dire il vero - ha precisato poi - sono l'intelligenza e la simpatia a guidarmi, più di un provino andato male". Anche quando si tratta delle comparse: "Erano protagoniste e dovevano essere scelte una ad una". Quanto all'eccentrico personaggio di Serena Grandi, il regista ha raccontato che "non era prevista". "Un giorno - ha detto - è arrivata in ufficio ed era maestosa. Così alla fine abbiamo 'disegnato' un ruolo per lei e abbiamo scelto di inquadrarla sempre dal basso per come occupava tutto lo spazio". E a quanti lo paragonano a Federico Fellini, risponde: "Mi lusinga il paragone con lui, ma mi imbarazza anche perché è uno dei pochi geni che questo Paese ha avuto. Insomma, noi facciamo altro".

A questo punto arriva una domanda interessante, "Cos'ha in comune Paolo Sorrentino con il protagonista del suo film?". "Gli odi che Jep ha verso certe figure mi appartengono - risponde il regista -. Quando l'ipocrisia si fa sistema e diventa esibita io reagirei come il protagonista, ma lui ne ha il coraggio, io no". Mentre ad un ragazzo presente nel pubblico che si è detto "amareggiato" circa le difficoltà di fare cinema oggi, Sorrentino ha replicato: "È sempre stato difficile, anche in altri tempi e detesto chi dice che vanno avanti sempre gli stessi, piuttosto occorre perseverare in modo quasi ossessivo". E il ruolo di Carlo Verdone ? "Penso che per lui sia stata una passeggiata. Far ridere è molto più difficile", ha risposto il regista.

Ma poi, Carlo Verdone, cosa pensa di Paolo Sorrentino? "È il mio regista preferito - ha detto l'attore romano -. Un regista geometrico, impressionante. Tutto è perfettamente inquadrato e poi, improvvisamente, fa un volo pindarico e lì capisci che sei di fronte a un vero regista". "La Roma descritta da Paolo - dice Carlo - è molto metafisica ed è una Roma che mi ha fatto amare la mia città ancora di più. È una Roma in decadenza sì, ma in realtà lo è già dagli anni '80". "Io credo, senza voler essere presuntuoso - ha precisato verdone -, che in 'Un sacco bello' ci siano gli ultimi respiri di una Roma diversa. Ora servirebbe più manutenzione, ma saranno le nuove generazioni a capovolgere la situazione". Di cosa ci sarebbe davvero bisogno oggi? "Di persone autorevoli che vivono con stile, sacerdoti della bellezza", auspica l'attore romano che ha poi descritto la sua recitazione accanto a Beppe Servillo "una pacchia". "È stato come in una partita a tennis quando le palle arrivano perfette. I suoi tempi di recitazione sono perfetti".