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L'ANALISI - La fabbrica dei giornalisti, il lato emerso della professione

Ospitiamo una parte dell'indagine a cura di Pino Rea che, per la prima, volta mette in luce i molteplici squilibri della categoria. Un mondo che appare frammentato, con vari status economici e profonde differenze fra i tanti segmenti che lo compongono

» Professioni Pino Rea (*) - 25/01/2013

Mentre in gran parte dei paesi occidentali densità della professione giornalistica è in declino, in Italia giornalisti continuano ad aumentare sia nell'Ordine che nella professione; sono oltre 112mila in Italia, il triplo che in Francia, il doppio che in UK. Ma solo il 45 per cento sono attivi "ufficialmente" e solo 1 su 5 ha un contratto di lavoro dipendente (guadagnando però 5 volte più di un freelance e 6,4 volte più di un Co.co.co).

È questa l'mmagine che emerge dall'indagine 'Giornalismo, il lato emerso della professione' sulla condizione dei giornalisti italiani, condotta sulla base dei dati forniti da Inpgi (l'istituto di previdenza dei giornalisti italiani), Ordine e Fnsi (il sindacato unitario della categoria). L'Italia ha quasi il doppio di giornalisti di Usa e Uk e il loro numero aumenta costantemente. All'1 ottobre 2012 l'Ordine contava 103.036 iscritti (esclusi elenco speciale e stranieri) contro i 102.656 del 31 dicembre 2011 e i 100.487 dell'anno precedente. Per quanto riguarda la professione, gli iscritti all'Inpgi attivi erano 43.300 nel 2009, erano diventati 44.906 nel 2010 e sono arrivati a 46.243 alla fine del 2011.

Ma a crescere, come si vede dalla tabella, è solo l'area del lavoro autonomo e parasubordinato (Co.co.co), mentre quella del lavoro dipendente continua a restringersi. Solo il 19,1 per cento degli iscritti all'Ordine  ha un contratto di lavoro dipendente. Nonostante lo stato di crisi di tante testate, i prepensionamenti e il sostanziale blocco del turn over (i praticanti sono scesi da 1.306 del 2009 a 868, mentre dal 2007 al 2011 Solo nei tre maggiori gruppi, Rcs, Espresso e Mondadori, sono stati tagliati quasi 3300 posti, il 21 per cento circa del totale), globalmente quindi il bacino del giornalismo retribuito ufficiale (i giornalisti iscritti all'Inpgi e con una posizione "attiva") continua a lievitare. Il problema è che questo dato rappresenta tutti i titolari di  reddito da lavoro giornalistico ufficiale [tab.2].

IL DIVARIO DEI REDDITI. Il quadro è molto complesso e difficile da decifrare. Analizzando, attraverso i dati forniti da tutti gli Istituti della categoria, la situazione per il terzo anno consecutivo un altro tratto rilevante che emerge - dopo quello relativo al numero globale dei giornalisti - è il persistente e crescente gap nei redditi fra lavoro subordinato e lavoro autonomo. Infatti, mentre la media annua delle retribuzioni dei giornalisti dipendenti era pari a 62.228 euro, il reddito lordo medio degli autonomi nel 2011 era di 12.456 euro e quello dei parasubordinati (Co.co.co.) era di 9.703 euro. Il reddito medio dei giornalisti dipendenti era insomma maggiore di 5 volte rispetto a quello degli autonomi e di 6,4 volte rispetto a quello dei Co.co.co. Tra l'altro, quasi 8mila  dei 19.639 subordinati (7.812, il 40 per cento) hanno anche un reddito da lavoro autonomo, che non entra nel calcolo della media annua della sua retribuzione come dipendente. E quindi il divario Continua a crescere (anche se non è possibile dire di quanto). Infine, un lavoratore autonomo su 4 (il 24,4 per cento: 3.663 liberi professionisti e 2.568 Co.co.co) dichiarava redditi compresi fra lo zero e i 1500 euro.


[Tab.2]

SEGNALI DI "MIGLIORAMENTO"? Al di là del divario, comunque, nel 2011, si registravano dei segnali di miglioramento sul piano economico, almeno per il breve periodo. Nel campo del lavoro autonomo, dove, come si è visto, la situazione è ancora disastrosa, il 2011 registra gli andamenti espressi nella tabella 3. In ogni caso, resta il fatto che 14.800 giornalisti autonomi hanno dei redditi inferiori a 5mila euro annui lordi. Sul piano del lavoro subordinato, se i rapporti di lavoro diminuiscono in termini numerici e peggiorano sul piano del reddito nelle fasce più basse, registrano invece dei lievi miglioramenti quelli nelle fasce medio-alte. Tanto che la retribuzione media lorda nel settore - 62.228 euro ? in crescita sia sul 2009 (quando era pari a 61.620 euro) che sul 2010 (61.865 euro). Un elemento in parte confermato dai dati della Casagit sull'evoluzione del contributo medio, che mostrano un arresto nella tendenza alla diminuzione della massa salariale dei contrattualizzati e anzi un lieve aumento, pari a un più 0,8 per cento. Spiegabile soprattutto con gli effetti degli aumenti contrattuali.

 
[Tab.3]

DISOCCUPAZIONE STABILE, MA E' BOOM DI ALTRI AMMORTIZZATORI SOCIALI. Se intanto il livello della disoccupazione resta più o meno stabile (i giornalisti che percepivano l’assegno di disoccupazione erano 1514 contro i 1527 del 2010), il 2011 ha visto un aumento esponenziale del ricorso agli altri ammortizzatori sociali, tanto che l'anno scorso la spesa dell'Inpgi è cresciuta del 18,9 per cento rispetto al 2010: più 29 per cento per la solidarietà e più 144,7 per cento per la cassa integrazione straordinaria. Quest'anno, invece, secondo la previsione di bilancio per il 2013, la Cigs dovrebbe aumentare del 12,6 per cento, mentre la spesa per i contratti di solidarietà dovrebbe registrare un'aumento del 177 per cento.

GIÙ I CONTRATTUALIZZATI MENTRE "INVECCHIA" LA PROFESSIONE. Ma il dato preoccupante è il calo del numero dei rapporti di lavoro, in diminuzione costante dal 2008: dai 22.197 d quell'anno ai 21.069 del 2011, con una contrazione del 5,1 per cento (-0,94 per cento nel 2011). Una tendenza che viene temperata solo lievemente dalle misure di  sgravi contributivi per le aziende che assumano o trasformino rapporti di lavoro a termine o Co.Co.Co in contratti di lavoro a tempo indeterminato, che hanno visto ad esempio (fino ad ottobre scorso) l’instaurazione di soli 207 rapporti di lavoro. Il calo viene confermato dalla Casagit dove nello stesso periodo, vale a dire dal 2008 al 2011, complessivamente il calo dei soci attivi è stato di 1.350 unità. Di questi - spiega il presidente della Cassa, Daniele Cerrato - circa 750 sono soci contrattualizzati e 600 giornalisti professionisti e pubblicisti che esercitano autonomamente la professione e aderiscono alla Cassa in forma volontaria. In percentuale il peso dei due gruppi è molto diverso, basti pensare che i soci con contratto erano in origine 17.500 e sono passati a poco più di 16.800 (-4,2 per cento) e i volontari d 3.500 sono passati a 2.900 con una flessione percentuale superiore al 12 per cento.

Nell'ultimo anno d'analisi, nel 2011, i soci contrattualizzati in Casagit sono diminuiti di 150 unità, scendendo da 16.969 del 2010 a 16.819 del 2011, con una perdita dello 0,8 per cento (un calo molto meno marcato di quello dell'anno precedente, quando fu del 3 per cento). Tra l’altro, la maggiore contrazione dei rapporti di lavoro riguarda il settore dei contratti Fieg-Fnsi - quelli che producono la parte più consistente della massa retributiva ?, scesi a 14.951 rispetto ai 15.172 del 2010 (con una diminuzione dell'1,46 per cento). Erano nel 2010 il 71,3 per cento di tutti i rapporti di lavoro; nel 2011sono diventati il 70,1 per cento. 

La diminuzione del numero di rapporti, il sostanziale blocco del turn over, la progressione degli stati di crisi - sono stati trattati solo nel 2011 55 accordi, di cui una decina ancora aperti, relativi a una cinquantina di testate e ai maggiori gruppi editoriali italiani (in appendice l’elenco dei casi) - e il flusso costante di prepensionamenti produce un progressivo invecchiamento della professione e uno squilibrio nel rapporto fra attivi e pensionati che preoccupa non poco gli istituti di categoria. Fra il 2008 e il 2011, alla Casagit, i pensionati sono saliti di circa 1.200 unità, passando da 6.362 a 7.533, con un incremento del 18,4 per cento: oggi sono il 27 per cento dei soci, mentre solo nel 2008 erano il 22 per cento. E all'Inpgi, come ha sottolineato il presidente, Andre Camporese, il rapporto fra attivi e pensionati continua a scendere, passando da 2,58 del 2010 a 2,45 del 2011.

E I GIORNALISTI "INVISIBILI"? Sfugge invece, ancora, la natura di quei 48.206 giornalisti iscritti all'Ordine che, all'1 ottobre 2012, non avevano nessuna posizione Inpgi. Sitratta del 46,8 per cento di tutta la popolazione giornalistica italiana (escludendo sempre elenco speciale e stranieri).

MATERIALI
- L'indagine 'Giornalismo, il lato emerso della professione'
- Situazione al 2010
- Situazione al 2009

LINK
- LSDI, Libertà di stampa e Diritto all'Informazione

(*) Cronista e Consigliere nazionale dell'Ordine dei Giornalisti