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L'ESPERTO - Da malattia cutanea a patologia sistemica, ecco l'evoluzione della Psoriasi

Il professor Chimenti dell'Università Tor Vergata di Roma, spiega come il disturbo è associato a comorbidità diverse. E in questa nuova 'visione', il dermatologo assume sempre più un ruolo centrale nella corretta gestione del paziente

» Patologie Sergio Chimenti (*) - 05/12/2012

La psoriasi è una malattia infiammatoria cronica della pelle caratterizzata dalla presenza di lesioni arrossate (eritematose) ricoperte da squame biancastre. Si può localizzare su tutta la superficie corporea e può coinvolgere le articolazioni nel 20-30 per cento dei casi. L'incidenza di questa patologia nella popolazione italiana è stimabile in circa 2 milioni di persone, di queste il 10 per cento soffre di una forma di psoriasi grave.

Fino a qualche tempo fa la psoriasi veniva definita come la "malattia del sano", oggi, invece, si è passati dalla definizione come patologia di interesse esclusivamente cutaneo a quella di psoriasi come malattia sistemica. Questo cambiamento deriva dalla scoperta che alla base di questa patologia, soprattutto nelle forme gravi, ci sono comorbidità diverse. Sono numerose, infatti, le condizioni associate alla psoriasi: il morbo di Crohn, il diabete mellito di tipo 2, sindrome metabolica, problemi al colon, dilatazione dei vasi, sintomi depressivi e alcune neoplasie (tumori). In particolare è noto come il rischio di sviluppare un tumore cutaneo di tipo non melanoma sia aumentato da un eccessivo uso della fototerapia e può essere aggravato dall'assunzione in modo prolungato di alcune terapie.

Tra le tra le numerose comorbidità, inoltre, è crescente l'interesse in particolare per i disordini metabolici e psicologici. Relativamente ai disordini della sfera emotiva è da sottolineare, infatti, l'elevata incidenza di depressione ed idea di suicidio come conseguenza di una patologia cronica spesso invalidante e stigmatizzante come la psoriasi. Nel campo dei disordini metabolici, poi, sempre maggiore è la percentuale di pazienti psoriasici affetti da sovrappeso, obesità, insulino-resistenza, ipertensione arteriosa e dislipidemia. Quando sono presenti tre o più di queste condizioni si parla di sindrome metabolica. Per questo i disordini psichiatrici, così come quelli metabolici, devono essere attentamente valutati dal dermatologo nell'approccio terapeutico.



Da qui, per quanto le comorbidità nella psoriasi siano ancora oggetto di discussione e ricerca in campo scientifico, è evidente come, nell'approccio clinico al paziente, sia sempre più importante la considerazione di tutti i fattori di rischio e condizioni di comorbidità che il paziente può presentare: per la corretta scelta del farmaco, per il monitoraggio di eventuali effetti collaterali, e, infine, per la possibilità di intervento terapeutico contemporaneamente efficace sia sulla psoriasi che sulle patologie ad essa associate.



Ecco perché, oggi, la figura del Dermatologo sta assumendo un ruolo sempre più centrale e rafforzato nella gestione del paziente affetto da questa malattia, perché si pone di più al centro  dell'interazione con altre figure specialistiche come l'internista, lo psicologo, lo psichiatra, il reumatologo. È seguendo le indicazioni del dermatologo che ciascuno può intervenire meglio sulla persona che soffre di una patologia considerata, ormai, non più solo cutanea ma sistemica.

(*) Direttore della Clinica Dermatologica dell'Università Tor Vergata di Roma