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Dalla profezia di Gillmor al Rapporto Censis: "I media siamo noi"

Presentato il 10mo studio sulla comunicazione da cui emerge come web e connessioni mobili puntano alla centralità dell'individuo dando vita all'era biomediatica. Bene Internet e social network e radio, male la lettura di libri e quotidiani

» Editoria Francesca Nanni - 04/10/2012

"We the media", ovvero "I media siamo noi". Fu il giornalista americano Dan Gillmor il primo ad utilizzare nel 2004 questa espressione per descrive, già da allora, come le nuove tecnologie avrebbero cambiato il mondo dell'informazione. Ma soprattutto come Internet sarebbe divenuto in breve tempo, un'opportunità per giornalisti indipendenti e comuni cittadini per sfidare il consolidamento dei media tradizionali attraverso nuovi mezzi.

Così, ricordando un titolo allora sibilino divenuto poi realtà, il 3 ottobre il Censis ha pubblicato il decimo Rapporto sulla Comunicazione dal titolo 'I media siamo noi. L'inizio dell'era biomediatica' sottolineando in apertura proprio come il notevole sviluppo di Internet (sia del numero degli utenti, sia delle sue applicazioni, che ormai permeano ogni aspetto della nostra vita quotidiana), il web 2.0, i social network, la miniaturizzazione dei dispositivi hardware e la proliferazione delle connessioni mobili abbiano esaltato il primato del soggetto singolo nel doppio ruolo di produttore di contenuti e fruitore della comunicazione. Siamo noi stessi a realizzare contenuti digitali che, grazie a Internet, rendiamo disponibili in molti modi. Un'autoproduzione elettronica che privilegia in massima parte l'esibizione del sé: l'utente diventa quindi il contenuto. Un protagonismo dell'individuo nel sistema mediatico che inaugura una fase nuova che il Censis chiama "biomediatica", in cui diventano centrali la trascrizione virtuale e la condivisione telematica delle biografie personali.

L'EVOLUZIONE DEI CONSUMI MEDIATICI AL 2012. I "VECCHI" MEDIA SI INTEGRANO ALLA RETE. Secondo i dati sull'andamento dei consumi mediatici nel 2012 raccolti dal Rapporto Censis/Ucsi, confermano che gli unici mezzi che riscuotono un successo crescente e incrementano la loro utenza sono quelli che integrano le funzioni dei vecchi media nell'ambiente di Internet, come gli smartphone (telefono e web) e i tablet (schermo della tv, lettura di libri e giornali, pc, web). Così la televisione continua ad avere un pubblico di telespettatori che coincide sostanzialmente con la totalità della popolazione (il 98,3 per cento: +0,9 per cento di utenza complessiva rispetto al 2011), con aggiustamenti che dipendono dalla progressiva sostituzione del segnale analogico con quello digitale, dal successo consolidato delle tv satellitari (+1,6 per cento), dalla maggiore diffusione della web tv (+1,2 per cento) e della mobile tv (+1,6 per cento). Oggi un quarto degli italiani collegati a Internet (24,2 per cento) ha l'abitudine di guardare i programmi dai siti web delle emittenti televisive e il 42,4 per cento li cerca su YouTube per costruirsi i propri palinsesti su misura. Queste percentuali, già considerevoli, aumentano quando si prende in considerazione la popolazione più giovane, salendo rispettivamente al 35,3 per cento e al 56,6 per cento tra gli internauti 14-29enni, che sono i soggetti che più degli altri incarnano le nuove tendenze.

RADIO, CELLUALRI E TABLET I MEZZI DI DIFFUSIONE DI MASSA. Come la televisione, anche la radio resta un mezzo a larghissima diffusione di massa (la ascolta l'83,9 per cento della popolazione: +3,7 per cento in un anno). Ma anche in questo caso si accresce l'importanza delle forme di radio che si determinano all'intersezione con l'ambiente di Internet: la radio ascoltata via web tramite il pc (+2,3 per cento) e per mezzo dei telefoni cellulari (+1,4 per cento), che stanno soppiantando un mezzo digitale di prima generazione come il lettore portatile di file mp3 (-1,7 per cento). Proprio i telefoni cellulari (utilizzati ormai da 8 italiani su 10) aumentano ancora la loro utenza complessiva (+2,3 per cento), anche grazie agli smartphone (+10 per cento in un solo anno), la cui diffusione è passata tra il 2009 e il 2012 dal 15 per cento al 27,7 per cento della popolazione e oggi si trovano tra le mani di più della metà dei giovani di 14-29 anni (54,8 per cento). E questi ultimi utilizzano il tablet (13,1 per cento) più della media (7,8 per cento). Nel corso dell’ultimo anno, il 37,5 per cento di chi usa lo smartphone o il tablet ha scaricato applicazioni e il 16,4 per cento ha dichiarato di averlo fatto spesso.

INTERNET E SOCIAL NETWORK, I MEDIA CHE NON CONOSCONO MAI CRISI. La penetrazione di Internet ha guadagnato 9 punti percentuali nell'ultimo anno è il medium con il massimo tasso di incremento tra il 2011 e il 2012. Se lo scorso anno si poteva festeggiare il superamento della soglia del 50 per cento, oggi l'utenza si attesta al 62,1 per cento degli italiani (che erano il 27,8 per cento solo dieci anni fa, nel 2002). Il dato sale nettamente nel caso dei giovani (90,8 per cento), delle persone più istruite, diplomate o laureate (84,1 per cento), e dei residenti delle grandi città, con più di 500mila abitanti (74,4 per cento). E continua la forte diffusione dei social network, con una tendenziale sovrapposizione tra Internet e Facebook: non c'è istituzione, associazione, azienda, personaggio pubblico che possa permettersi di non essere presente sul social network più popolare. È iscritto a Facebook il 66,6 per cento delle persone che hanno accesso a Internet (erano il 49 per cento lo scorso anno), che corrispondono al 41,3 per cento dell'intera popolazione e al 79,7 per cento dei giovani. YouTube, che nel 2011 raggiungeva il 54,5 per cento di utenti tra le persone con accesso a Internet, arriva ora al 61,7 per cento (pari al 38,3 per cento della popolazione complessiva).

IL MONDO IN TASCA CON LE APP. Nel corso dell'ultimo anno, il 37,5 per cento di chi usa lo smartphone ha scaricato applicazioni e il 16,4 per cento lo fa spesso. Soprattutto giochi, ricercati dal 63,8 per cento di chi scarica app, meteo (33,3 per cento), mappe (32,5 per cento), social network (27,4 per cento), news (25,8 per cento) e sistemi di comunicazione (messaggistica istantanea e telefonate tramite Internet: 23,2 per cento). 

MATERIALI
- Slide estratte dal Rapporto Comunicazione Censis/Ucsi