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Intercettazioni: "Definire criteri di sicurezza e tracciabilità per limitarne l'abuso, poi la riforma"

Così il presidente dell'Eurispes Fara, sui dati secondo cui sono 181 mln ogni anno le registrazioni, il 22,6% in più rispetto al 2006, per circa 284 mln di euro solo 2010. "Definire costi-standard di spesa - dice - per risparmiare risorse pubbliche"

» Giustizia e criminalita' Redazione/TB - 22/08/2012

Mentre divampa la polemica che alimentata dalle parole del premier Mario Monti che aveva parlato di "abusi" in relazione alle intercettazioni che hanno coinvolto il Quirinale nell'ambito dell'inchiesta della procura di Palermo sulla presunta trattativa Stato-mafia, L'istituto Eurispes e il ministero della Giustizia-Direzione Generale di Statistica cercano di fare il punto sull'argomento con uno studio dal quale emerge che ogni anno in Italia si eseguono circa 181 milioni di intercettazioni.

INTERCETTAZIONI: UNA VISIONE DI INSIEME.
Considerando che nel 2010 le utenze telefoniche intercettate sono state oltre 139mila[1], con una media di 26 eventi telefonici giornalieri per utenza, e che la durata di ogni singola intercettazione è pari ad una media di 50 giorni, gli "eventi telefonici" registrati ogni anno possono essere stimati a 181 milioni 183mila 453. Un fenomeno che, ad osservare meglio il numero dei bersagli/utenze intercettati ogni anno, è cresciuto del 22,6 per cento dal 2006 grazie anche alle sofisticate tecnologie messe in campo. Un incremento particolarmente significativo in un arco di tempo di soli 5 anni e che ha interessato tutte le diverse tipologie di intercettazione. E se aumentano le intercettazioni, aumenta anche la spesa che tra il 2008 e il 2010 è cresciuta del 6,8 per cento, passando da 266 milioni 165mila 056 a 284 milioni 449mila 782 di euro.

MEGLIO PARLARE DI "EVENTI" TELEFONICI.
Nell'elaborazione dello studio, l'Eurispes precisa tuttavia che non si sta parlando unicamente di conversazioni, ma più in generale di "eventi" telefonici: chiamate in entrata, chiamate in uscita, chiamate senza risposta, messaggistica e localizzazioni. Una serie di informazioni considerate dai cittadini ugualmente sensibili. Sempre secondo i dati forniti dall'Ufficio Statistico del ministero della Giustizia, infatti, tra le diverse tipologie di intercettazione quelle telefoniche rappresentano il 90 per cento del totale (125.150), quelle ambientali l'8,4 per cento (11.729), e, infine, quelle informatiche e telematiche solo l'1,6 per cento (2.172).

I "BERSAGLI" INTERCETTATI PER SINGOLI DISTRETTI GIUDIZIARI. Secondo lo studio Eurispes e ministero della Giustuizia, tra i distretti giudiziari più intercettati al primo posto c'è Napoli con 21.427 bersagli intercettati, seguito, con un notevole divario, da Milano (15.467), Roma (11.396), Reggio Calabria (9.358), e, al quinto posto, Palermo (8.979). Seguono Firenze, Torino, Bologna. Se si osservano le variazioni percentuali intercorse nel triennio 2008-2010, a fronte di un complessivo aumento del numero dei bersagli intercettati, i distretti nei quali si registrano gli incrementi più significativi sono Napoli, Firenze, Bari, Venezia, Genova, Reggio Calabria. A Napoli, in particolare, tra il 2008 e il 2010 i bersagli intercettati sono aumentati del 21,7 per cento. Al contrario, si segnalano per una diminuzione dei bersagli di intercettazione i distretti di Milano (-20,6 per cento, pari a 4mila bersagli in meno), Trento, Trieste, Palermo, Bologna, Perugia, Torino, Ancona, Messina, e, sia pure con lievi flessioni, Catania, L'Aquila, Potenza, Cagliari e Catanzaro.

INTERCETTAZIONI: UNA SPESA DA 284 MILIONI DI EURO. Per le intercettazioni nel 2010 si sono spesi in totale 284 milioni 449mila 782 euro, una cifra che, sebbene in calo rispetto all'anno precedente (306 milioni 071mila 096 euro), ha registrato un aumento del 6,8 per cento tra il 2008 e il 2010. Tra i distretti dove più alta è la spesa per le intercettazioni telefoniche, al primo posto troviamo Milano, dove nel 2010 gli uffici giudiziari hanno liquidato 39 milioni 670mila 400 euro per questa tipologia di spese. Segue Palermo (34 milioni 746mila 180), Reggio Calabria (31 milioni 288mila 886), Napoli (25 milioni 122mila 030) e Catania (17 milioni 942mila 562). Al contrario, tra i distretti giudiziari dove la spesa per intercettazioni risulta essere più contenuta troviamo Campobasso (374mila 359 euro), Potenza (1 milione 988 di euro) e Salerno (1 milione 527mila 466 di euro).

Tabella - Importi (al netto dell'Iva) liquidati dagli uffici giudiziari per le intercettazioni in base al distretto giudiziario (valori assoluti in euro)




I COSTI MAGGIORI NEL TRIENNIO 2008-2010. Lo studio Eurispes si concentra poi sul triennio 2008-2010, la maggior parte dei distretti giudiziari presenta un andamento altalenante per questa voce di spesa. Nel caso di Milano le spese registrano un incremento significativo e costante, pari al 75,5 per cento, passando dai 22 milioni 599mila 643 euro del 2008 ai 39 milioni 670mila 400 del 2010. Al contrario di Reggio Calabria (67,7 per cento), dove si passa da 18 milioni 660mila 763 euro nel 2008 a 42 milioni 560mila 745 nel 2009, per poi scendere a 31 milioni 288mila 886 nel 2010, una dinamica simile a quella registrata dal distretto di Napoli (32 per cento). Al contrario, tra i distretti giudiziari più virtuosi si trovano Palermo (-33,7 per cento), Torino (-32,6 per cento), Cagliari (-34,1 per cento) e Messina (-30,8 per cento), che fanno registrare una decisa flessione degli importi liquidati dopo il 2008. Più contenuto in valori assoluti, ma rilevante in termini di variazione percentuale, il calo del distretto di Potenza (-49 per cento).

"DEFINIRE CRITERI DI SICUREZZA E TRACCIABILITÀ PER EVITARE L'ABUSO". "In considerazione dell'enorme archivio che si è andato costituendo negli anni, prima ancora di una legge di riforma delle intercettazioni - ha spiegato il professor Gian Maria Fara, Presidente dell'Eurispes -, sarebbe quantomeno auspicabile un intervento amministrativo volto alla definizione di criteri di sicurezza informatica e alla tracciabilità digitale delle singole intercettazioni, al fine di limitarne al massimo ogni abuso anche attraverso una riorganizzazione del 'Registro unico delle intercettazioni' adeguandolo alle nuove tecnologie". Da questo punto di vista, infatti, è fondamentale riuscire ad adeguare gli strumenti investigativi alla nuova frontiera che si è aperta con l'utilizzo di sistemi di comunicazione particolarmente innovativi come i Social network o i servizi VoIP (Skype e Viber), strumenti sempre più utilizzati da chi delinque e che per questo cerca continuamente nuove modalità per sfuggire ai controlli. "Più che continuare ad operare tagli indiscriminati sulle intercettazioni - ha aggiunto Fara -, bisognerebbe, anche in questo caso, arrivare alla definizione di un costo-standard, consentendo così una maggiore uniformità tra le spese dei diversi distretti giudiziari e un conseguente risparmio di risorse pubbliche". 
 

NOTE
[1]
Quando si prende in esame l'utilizzo delle intercettazioni in Italia solitamente ci si sofferma sul dato degli oltre 139mila bersagli, che se non spiegato può trarre in inganno l'opinione pubblica. Occorre infatti precisare che quando si parla di "bersagli" si tratta di singole utenze, ed è necessario tenere conto del fatto che ad ogni soggetto intercettato corrispondono mediamente 6 utenze. Gli eventi telefonici, che rappresentano il 90 per cento del totale delle intercettazioni, comprendono le chiamate (in entrata, in uscita e a vuoto), che costituiscono un terzo degli eventi, la messaggistica, un altro terzo, e le localizzazioni, l'ultimo terzo. Nell'osservazione delle diverse esperienze sul territorio, quella della Procura di Torino, oltre ad essere rappresentativa della situazione nazionale - per numero di bersagli intercettati e penetrazione criminale nel tessuto economico-imprenditoriale - si contraddistingue come modello virtuoso grazie ad una razionalizzazione nell'utilizzo dello strumento investigativo, sia in termini di costi, sia nella durata media dell'intercettazione. Per ultimo, ma non ultimo, il fatto che la Procura abbia reso del tutto trasparente e disponibili alla pubblica opinione i dati e le analisi relative all'utilizzo dello strumento investigativo.