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Jet lag: "Più fusi orari si cambiano, più tempo ci vorrà per resettare il pace-maker interno"

Il direttore dell'Istituto di Neurologia del Policlinico Gemelli parla dei disturbi causati dal cambiamento repentino degli ore. E spiega: "Spesso il fai-da-te nel trattamento causa un involontario spostamento dell'orologio biologico nel verso sbagliato"

» Cronaca Viaggi e Turismo Aura De Luca - 11/07/2012

Viaggiare spesso, magari a più riprese soprattutto nei mesi estivi, in paesi con fusi orari diversi, può causare spesso qualche disagio al meritato riposo dei viaggiatori. I disturbi da jet lag, infatti, non "affliggono" tutte le persone allo stesso modo, per questo possono manifestarsi sotto forma di stanchezza, insonnia alternata a ipersonnia, labilità emotiva e anche disturbi gastrointestinali. Questo perché il jet lag, è un vero e proprio sfasamento dell'orologio interno rispetto all'alternarsi di giorno a notte che si verifica in seguito a viaggi in aereo molto lunghi, che attraversano rapidamente, appunto, più fusi orari. Spesso, però, per qualcuno i disturbi sono tali da compromettere addirittura l'intera vacanza. Di contro, prima di partire, e con la giusta "preparazione", è possibile minimizzarne gli effetti.

"Il jet lag è un disordine del ritmo circadiano del sonno - spiega Paolo Maria Rossini, direttore dell'Istituto di Neurologia del Policlinico Gemelli di Roma, risultato di una desincronizzazione tra l'orologio interno dell'organismo e l'alternanza naturale tra giorno e notte. I sintomi tipicamente presenti includono l'insonnia durante la notte e l'ipersonnia nelle ore del giorno". Il ritmo circadiano intrinseco agli esseri umani, infatti, è lievemente più lungo di 24 ore, "ma è sincronizzato sulla durata delle giornate da vari fattori ambientali il più importante dei quali - aggiunge l'esperto - è l'esposizione alla luce solare che regola la produzione della melatonina da parte dell'epifisi, la ghiandola posta al centro del cervello".

Tra l'altro il neurologo del Policlinico Gemelli sottolinea che "il fenomeno del jet lag è legato ai voli aerei a lungo raggio, per lo più intercontinentali, ma non solo. Nei lunghi viaggi via mare o via terra del passato - precisa -, i fusi orari venivano attraversati molto lentamente rispetto a quanto avviene oggi in volo e l'organismo aveva il tempo di 'abituarsi' ai tempi di giorno e notte". Quanto ai viaggi, quelli verso Ovest sembrano essere più tollerati dall'organismo rispetto quelli verso Est, "poiché - aggiunge Rossini - l'orologio interno deve resettarsi in avanti piuttosto che indietro e poiché il nostro periodo circadiano tende ad eccedere le 24 ore. L'orologio interno può essere spostato senza particolari problemi in avanti di circa due ore per giorno, mentre all'indietro solo di circa un'ora". "Ovviamente - ricorda - più fusi orari vengono attraversati, più tempo sarà necessario per resettare il pace-maker interno".

Non tutti i viaggiatori, però, risentono del jat lag nello stesso modo, e non è ancora noto se l'età influenzi o meno la severità dei sintomi. Sicuramente ne soffre di più chi ha già problemi di regolarità del sonno, mentre i bambini tendono a mantenere per un lungo periodo il fuso di partenza. "Inoltre - aggiunge Rossini - ci sono fattori che possono aggravare la sindrome del jet lag come, ad esempio, la deprivazione di sonno, un viaggio poco confortevole, l'eccessivo uso di alcolici o di caffeina". "Altresì dannoso può essere ricorrere a farmaci su consiglio di parenti o amici. Spesso, infatti, il fai-da-te in ambito di trattamento - conclude Rossini - determina un involontario spostamento dell'orologio biologico nel verso sbagliato".

E poi qualche consiglio: un metodo naturale per alleviare i disturbi, se il viaggiatore intende restare a destinazione sufficientemente a lungo, è quello di utilizzare una strategia di esposizione controllata alla luce del sole, agendo d'anticipo nel resettare l'orologio interno. Sotto guida medica esistono appositi schemi a seconda del numero di fusi orari da attraversare e della direzione del viaggio. Inoltre, molto utile può essere la somministrazione di melatonina, per migliorare la qualità del sonno e alleviare i sintomi, ma sempre sotto consiglio del medico. Infine, una volta arrivati a destinazione, cercare di sopportare un po' di insonnia e tirare più a lungo possibile per non cedere al sonno. Dopo tutto, qualche compromesso in vacanza si può anche accettare.