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Origine della vita: dal Diluvio Universale alle terre emerse, la profezia degli Anunnaki

Dal passo della Bibbia alle terre emerse: ecco il castigo degli déi secondo Zecharia Sitchin per la troppa libertà dei loro sottoposti. "Letti sotto questa luce - scrive lo studioso - i versi del 6° capitolo della Genesi assumono un chiaro significato"

» Cronaca Scienze Massimo Rossini - 18/04/2012

Dopo la cacciata dal giardino dell'Eden, Adamo ed Eva iniziano il percorso della loro vita su strade apparentemente diverse da quelle dei loro creatori, ma in realtà secondo Zecharia Sitchin, il giogo che li lega agli dèi rimane molto stretto. Continua, soprattutto, la dualità del trattamento tra i principali artefici dell'esistenza umana e la contrapposizione tra Enki e il comandante della missione Anunnaki e cioè Enlil. Sorvolando sul prosieguo delle vicende che portano alla suddivisione di incarichi operativi tra Ab-el e ka-in, ed il loro diverso compito di pastore ed allevatore delle greggi animali, che porterà ad una contrapposizione litigiosa mortale, pur di soddisfare i propri dei, il compito principale dell'uomo sulla terra resta quello di procreare e di incrementare il numero di lavoratori. Una cosa su tutte desta sicuramente curiosità, tralasciando anche la distribuzione degli esseri umani sulla terra e su come questo genere umano non temeva assolutamente lo scorrere del tempo, nella Bibbia viene menzionato il numero di anni che visse Adamo e tutti i suoi discendenti patriarchi con record di anzianità per noi incredibili, ma con una spiegazione genetica descritta.

L'AVVERTIMENTO DEGLI ANUNNAKI SU UN CATACLISMA IMMINENTE. Se da una parte, infatti, Enki utilizza questo essere in tutti i modi, approfittandone anche per soddisfare le sue necessità sessuali, dall'altra si dimostra insofferente nei confronti di questo chiassoso, sempre più numeroso popolatore della terra, con l'ulteriore aggravante della commistione tra le razze a lui non gradita. Conseguenza di questa contrapposizione, alimentata dalla faida mai sopita della successione al trono di Nibiru, è la decisione intransigente di non avvertire, e quindi di non salvare, il genere umano da una catastrofe ormai imminente e prevista dagli Anunnaki: uno scivolamento della crosta terrestre, conseguente ad uno spostamento del nord magnetico, che come conseguenza porta successivamente all'improvviso slittamento della banchina ghiacciata del polo sud nel l'Oceano Indiano.

LE MAPPE DI REIS, IN ANTICIPO DI 400 ANNI SULLA GEOGRAFIA CONTEMPORANEA. Quanto dice Zecharia Sitchin è descritto nelle tavolette sumeriche, e scritto nei suoi libri nel 1976, senza conoscere le scoperte scientifiche che nel periodo successivo, in particolare dal 2000 in poi, danno sempre più credito a quanto dato come possibile ipotesi. Di fatto ora sappiamo che circa nel 10.500 a.c. effettivamente c'è  stato un evento catastrofico che ha portato all'innalzamento del livello del mare, allo scioglimento dei ghiacci ai poli. La scienza, inoltre, ora sa che in passato più volte ci sono stati dei repentini cambiamenti di inclinazione dell'asse magnetico e del conseguente congelamento di terre  precedentemente con clima temperato. Un esempio esplicativo è dato dalle mappe descrittive di un continente, pubblicate nel 1513 ad opera di un cartografo/navigatore turco di nome Piri Reis, che mostravano quello che solo dopo la seconda guerra mondiale tramite le osservazioni da satellite artificiale, si avrebbe avuto modo di identificare come il territorio sottostante l'Antartide,.


[Mappa descrittiva di un continente pubblicate nel 1513 ad opera del cartografo e navigatore turco Piri Reis]

IL DILUVIO UNIVERSALE NELLE CREDENZE E CULTURE DEL MONDO. In questa ottica si incastonano non solo le descrizioni della Bibbia di un cataclisma durato 40 giorni e denominato 'Diluvio Universale', ma una serie di credenze presenti in tutte le culture delle popolazioni umane, anche le più distanti tra loro: il "mito" del Diluvio è conosciuto nelle Americhe dove il Lago Titicaca è stato il luogo che per primo emerse dalle onde. In Polinesia, tutte le isole dei pescatori ricordano lo stesso evento che ha portato all'emersione di piccole isole dal precedente continente che vedeva tutta l'Indonesia unita all'Indocina, ma le stesse storie sono raccontate in Africa da popolazioni che nulla dovrebbero avere a che fare con il mare, ed in Cina dove ci sono delle mappe del diluvio su pergamene antiche. Il racconto degli uomini malvagi puniti con il diluvio ricorre in innumerevoli tradizioni, non solo nell'area eurasiatica. In alcuni la casi la figura accostabile a Noè ha un nome molto simile: c'è l'hawaiano Nu-u, il cinese Nuwah, l'amazzonico Noa, e via dicendo. Eppure ancora oggi religione e scienza, bollano come 'mitologia', la descrizione del Diluvio Universale fatto nella Bibbia.

GLI UMANI SFUGGONO AGLI DÈI. Tornando alla storia descritta nelle tavolette cuneiformi dei sumeri da dove tutto è partito, ad un certo punto Enlil decide di punire il genere umano perché non riescono a stare lontani dalle tentazioni. Scrive Zecharia Sitchin ne 'Il Pianeta degli Dei': "Letti  sotto  questa  luce,  gli strani versi che aprono il sesto capitolo della Genesi acquistano un chiaro significato: 'E avvenne che, quando gli uomini cominciarono a moltiplicarsi sulla faccia della terra e diedero alla luce delle figlie, i figli degli dèi videro le figlie dei terrestri e videro che erano compatibili. E presero per mogli quelle che piacquero loro più di tutte'. Come  dimostrano  questi  versi,  fu  proprio  quando  i  figli degli dèi iniziarono ad avere rapporti sessuali con la progenie dei terrestri che la Divinità gridò: "Adesso basta!"". 

UN'ARCA PER LA SALVEZZA DELLA SPECIE. Enki, presente al Consiglio dove viene presa questa decisione, dopo essersi battuto per evitarla, ma sottostando all'autorità di Enlil, cerca di trovare una soluzione al problema poiché è molto vicino agli uomini, è uno scienziato. Lui deve avvertire anche una sola delle sue creature, prepararla al salvataggio, aiutarla in questo compito e creare i presupposti per la continuazione della vita sul pianeta. "Con la precisazione che Noè, invece, continuava a essere geneticamente puro, il racconto biblico giustifica la contraddizione della Divinità: risoluto a spazzar via ogni forma di vita dalla Terra, Dio decise poi di salvare Noè e i suoi discendenti e "ogni animale puro", "per mantenere vivo il seme sulla faccia di tutta la Terra" [da 'Il Pianeta degli Dei' di Z. Sitchin]. Il piano di Dio, che modifica il precedente proposito di annientamento totale della vita sulla Terra, è quello di avvertire  Noè dell'imminente catastrofe  e di esortarlo  a costruire un'arca che, galleggiando sull'acqua del Diluvio, avrebbe trasportato tutte le creature destinate alla salvezza. Noè aveva solo sette giorni a disposizione, ma riuscì ugualmente a costruire  l'arca, renderla impermeabile, radunare tutte le creature e farle salire sull'arca insieme alla sua famiglia". Come mai questi propositi duali menzionati nella Bibbia? Perché la Bibbia è il libro del Dio monoteista per eccellenza, ed è il riassunto di precedenti documenti dai quali prende spunto: in questo caso, i contrapposti intenti di Enlil ed Enki, sono sommati e definiti come opera della divinità. 

Scrive Zecharia Sitchin ne 'Il Pianeta degli Dei': "Come in altre circostanze, nel suo intento monoteistico la Bibbia non ha fatto che comprimere in un'unica divinità i ruoli che nelle altre versioni erano svolti da divinità diverse, che non sempre erano in accordo l'una con l'altra. Finché gli archeologi non scoprirono tracce delle civiltà mesopotamiche e non decifrarono la letteratura accadica e sumerica, il racconto biblico restò l'unica fonte sull'episodio del Diluvio, confortato solo da sparsi e primitivi riferimenti mitologici. La scoperta dell'accadica Epica di Gilgamesh mise invece il Diluvio biblico in buona compagnia, collocandolo in una prospettiva molto più antica, accanto ad altri testi e frammenti dell'originale sumerico.

Il protagonista mesopotamico del Diluvio era 'Ziusudra' nella versione sumerica  ('Utnapishtim' in quella  accadica): dopo il Diluvio egli venne portato nella Dimora Celeste degli dèi e là visse per sempre felice. Quando, nella sua ricerca dell'immortalità, Gilgamesh arrivò alla Dimora Celeste, chiese consiglio a Utnapishtim a proposito della vita e della morte. Questi rivelò a Gilgamesh - e attraverso di lui a tutta l'umanità che venne dopo il Diluvio - il segreto della sua sopravvivenza, "una faccenda occulta, un segreto degli dèi": la vera storia, forse, del Diluvio universale.

Il segreto di cui parlava Utnapishtim era che prima che il Diluvio si riversasse sulla Terra in tutta la sua violenza, gli dèi tennero  una  riunione  in  cui  votarono  la  distruzione dell'umanità. Il voto e la decisione vennero tenuti segreti. Enki, tuttavia, chiamò Utnapishtim, re di Shuruppak, e lo informò della catastrofe che stava per abbattersi sulla Terra. Dovendo parlare di nascosto agli altri dèi, Enki si rivolse a Utnapishtim da dietro un paravento di canne. Il re dapprima non capì le sue parole, ma poi queste si fecero sempre più chiare: 

Uomo di Shuruppak, figlio di Ubar-Tutu:
distruggi la tua casa e costruisci una nave!
Rinuncia a tutto ciò che possiedi, pensa solo alla vita! Lascia tutti i tuoi averi e metti in salvo l'anima.
A bordo della nave metti il seme di ogni essere vivente. Questa è la nave che devi costruire;
grande abbastanza da contenere ciò che ti ho detto  

Il parallelismo con il racconto biblico è più che evidente: in entrambe le versioni sta per arrivare un Diluvio; un solo uomo viene preavvertito; egli deve salvarsi preparando un'apposita imbarcazione, e deve prendere con sé "il seme di ogni cosa vivente"". 
Quando si parla del seme degli animali, dunque, si intende il "seme genetico"” e non la presenza di tutte le specie di animali presenti sulla terra, e per questo si ricorda la natura scientifica di Enki e di suo figlio Nin-Gish-Zid-Da che gli egizi adoravano come Toth. Furono loro che aiutarono Ziusudra/Noè in questa impresa salvatrice del genere umano.