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Le nuove forme del libro: quando la trama 'prende vita'

L'ultimo incontro della rassegna organizzata a Frascati, 'Diversità, Speranza, Irriverenza', ha focalizzato l'attenzione su testi classici, animati ed elettronici e sulle sperimentazioni di lettura condotte da insegnanti e ricercatori.

» Cronaca Libri Tatiana Battini - 19/03/2012

L'incontro conclusivo di 'Diversità, Speranza, Irriverenza', la sesta edizione della kermesse culturale per ragazzi organizzata a Frascati, lo scorso lunedì 12 marzo ha visto riuniti ricercatori, giovani insegnanti, docenti universitari e bibliotecari per dialogare su 'Le nuove forme del libro, libro animato, e-book, ricerca educativa'. "Da anni si dibatte sul libro tradizionale contrapposto all'e-book - ha spiegato il professor Giovanni Moretti, docente di Didattica della lettura presso l'Università di Roma Tre, tra gli organizzatori della rassegna per ragazzi -, considerando il primo noioso e vedendo nel secondo una forma di lettura più stimolante. Ma è davvero così?".

L'interrogativo lanciato dal professor Moretti ha trovato una risposta dalle fondamenta piuttosto solide: quelle della sperimentazione empirica. Per verificare se il libro tradizionale sia davvero obsoleto e privo di stimolo, una giovane ricercatrice (Ilaria Bevilacqua) e un'insegnante (Adele Urso) hanno portato avanti separatamente due ricerche svolte su gruppi di alunni di diverse età, facendo lavorare i bambini sia sul formato classico che sul formato animato ed elettronico del testo scelto per l'esperimento. 

LIBRO TRADIZIONALE VS LIBRO ANIMATO.  Per verificare la tesi che vede nel libro per bambini in formato animato (ovvero un testo provvisto di figure colorate e a rilievo) una distrazione nella comprensione della trama, l'educatrice e ricercatrice Ilaria Bevilacqua ha lavorato su due gruppi di dieci bimbi ciascuno, tutti di quattro anni di età. "Ho sottoposto al gruppo A il libro in formato tradizionale e al gruppo B il libro animato - ha puntualizzato la ricercatrice - ovviamente la storia era la stessa". Dopo una prima lettura generale da parte dell'operatrice è seguita una discussione di gruppo sul contenuto del testo, in seguito i bambini hanno disegnato un personaggio che li aveva particolarmente colpiti, dopodiché c'è stata una seconda lettura del libro, questa volta individualmente, e infine l'educatrice ha posto delle domande a ciascun bambino sul testo in esame". 

VINCE IL LIBRO TRADIZIONALE, MA... Chi ha vinto la sfida tra i due formati? Il testo tradizionale, a giudicare dal risultato. "Durante la fase della lettura collettiva e relativa discussione - ha detto l'educatrice - così come durante la fase dei disegni, il gruppo B (che aveva il libro animato) ha mostrato una vivacità e una partecipazione maggiore del gruppo A, che comunque si è mostrato attento, ma meno coinvolto". Durante la lettura individuale e le relative domande, invece, i due gruppi hanno mostrato lo stesso livello di partecipazione. 



"Per quanto riguarda la comprensione del libro, perno dell'intera ricerca - ha proseguito l'educatrice -, ho suddiviso le domande in base alla recezione degli elementi superficiali, secondari e impliciti, ed è emerso con chiarezza che i bambini del gruppo B (libro animato) hanno mostrato una capacità maggiore di cogliere gli elementi superficiali della trama, ma per quanto riguarda gli elementi secondari e quelli impliciti il primato è passato al gruppo A, che aveva il libro in formato tradizionale". Il libro animato, quindi, può essere fonte di distrazione e impedire di accedere a livelli di comprensione più profondi. Ma occorre fare una precisazione importante.

...IL LIBRO ANIMATO È COMUNQUE NECESSARIO. Non tutti i bambini apprendono allo stesso modo. Ogni classe è composta da alunni 'modello' e da alunni meno attenti, ed è su questi ultimi che il libro animato compie un ottimo lavoro di recupero dell'attenzione. "Nel gruppo del libro animato mi ha particolarmente colpito il comportamento di una bambina. Per tutta la durata dell'esperimento si è tenuta in disparte e non è mai intervenuta nel dibattito come gli altri, mostrando un apparente difficoltà di apprendimento rispetto al gruppo classe. Eppure, durante la fase della discussione di gruppo, alla domanda: 'quale elemento della storia ti è piaciuto di più?', alla quale tutti hanno risposto: 'la farfalla' (perché è il disegno in rilievo più colorato ed evidente di tutti), lei ha risposto: 'a me è piaciuto quando il bruco ha mangiato tante cose ed è diventato grande'. 

Trovo interessante - ha proseguito la ricercatrice - che una bambina schiva e poco incline all'interazione sia addirittura uscita fuori dal gruppo dicendo una cosa diversa da quella di tutti gli altri. Non solo: al momento della lettura individuale, quando le ho chiesto se voleva rileggere con me la storia ha risposto: 'no, perché altrimenti mi fai fare un nuovo disegno', dimostrando un certo spirito. Una volta rassicurata ha accettato di rileggere il testo e poi ha voluto che io lo rileggessi una terza volta, più piano, in maniera che lei potesse correggere e integrare le risposte che mi aveva precedentemente fornito. Credo che il testo animato sia stata la chiave giusta per la sua personalità".



TRADIZIONE- INNOVAZIONE, PORTE APERTE A ENTRAMBE. Se è vero che il libro animato può sviare l'attenzione di qualcuno, sicuramente cattura l'attenzione di altri. Di solito si tratta di bambini intelligenti, ma estremamente distratti o che tendono all'isolamento. Perché lasciarli andare alla deriva? "Ogni classe dovrebbe lavorare su entrambi i formati - ha suggerito la Bevilacqua -. Il testo animato presenta tuttavia delle problematiche: è delicato, le parti in rilievo si rompono facilmente e ha un prezzo maggiore rispetto al volume tradizionale", e questo è un ostacolo concreto sia per le realtà scolastiche che per le biblioteche, "ma ripeto - ha concluso la ricercatrice, dovendo operare una strategia didattica non rinuncerei al valore aggiunto del libro animato".

LIBRO TRADIZIONALE VS LIBRO DIGITALE. "Dovendo preparare i miei ragazzi di seconda elementare alle prove Invalsi - ha spiegato Adele Urso, insegnante -, ho pensato di far lavorare gli alunni su un classico della letteratura per bambini, 'L'albero', di Shel Silverstein". Per lavorare con i ragazzi su entrambi i formati, classico e digitale, la Urso ha creato una versione video del libro, scannerizzando ogni pagina del testo e montandole su un supporto digitale. Al momento delle prove Invalsi, a seguito della lettura condivisa e della fruizione del video la classe ha risposto correttamente nel 73,68 per cento dei casi, contro il 54 per cento dell'anno precedente, a dimostrazione che la nuova forma di lettura-video ha stimolato ampiamente i bambini.

I NOSTRI FIGLI E NIPOTI NON SONO COME NOI. "Questa nuova forma di lettura non si contrappone a quella cartacea - ha spiegato Adele Urso - è un arricchimento. La nostra generazione è cresciuta senza alternative, per noi esisteva solo il libro di carta, per questo lo amiamo tanto, ma i nostri figli e i nostri nipoti non sono come noi. Accanto al libro (che avrà sempre una profonda funzione attraente), hanno altri strumenti utili, ed è sciocco non tenerne conto. Ciò che suggerisco agli insegnanti, quando lavorano su di un testo con la classe, è di proporre prima la versione cartacea e poi quella video, e di organizzare sempre letture collettive. Quello del video-libro è un modo salutare per far nascere nel bambino il piacere della lettura, mostrandogli alternative possibili alla televisione e ai videogames".