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Pompei: solo macerie, ecco ciò che resta del patrimonio culturale italiano

L'ennesimo crollo, stavolta nella Casa della Venere in Conchiglia, riapre le polemiche sulla tutela della ricchezza storica e artistica del Bel Paese. De Feo (Pdl): "Il sito si sta sfaldando". Irlando: "Per un crollo ce ne sono altri nove sconosciuti"

» Cronaca Arte Francesca Nanni - 28/02/2012
Fonte: Immagine dal web

Sei novembre 2010, crolla la Domus dei Gladiatori; 22 ottobre 2011, crolla un muro romano realizzato con la tecnica 'Opus incertum' a Porta di Nola; 25 ottobre 2011, cedono due mura lungo la via dei Sepolcri; 27 ottobre 2011, vengono segnalati cedimenti presso la Domus di Diomede sulla via Consolare; 27 febbraio 2012, crolla una parte di intonaco colorato del famoso 'rosso pompeiano' nell'atrio della Venere in Conchiglia.

Il sito archeologico di Pompei, con tutto il suo prezioso patrimonio storico e culturale, si gretola come sabbia al sole, vittima della noncuranza e dell’incapacità di prevenire pur sapendo. L'Unione europea ammonisce e condanna, mentre le istituzioni italiane frugano nelle loro tasche logore; ma quello che è rimasto non è molto, anzi nulla in confronto a quanto servirebbe per prendersi cura di ciò che ci appartiene e che ci ha resi famosi nel mondo. Quello stesso mondo di cui oggi, suo malgrado, l'Italia rischia di essere lo zimbello.

"Il problema sono i tagli", sottolinea qualcuno, "di sicuro nei settori sbagliati" aggiunge qualcun'altro. Certo è che "negli ultimi cinque anni - sottolinea Riccardo Iacona nella puntata del 26 febbraio 2012 di Presa Diretta - i fondi del ministero per i Beni Culturali sono passati da 1 miliardo e 649 milioni di euro nel 2008 a 579 milioni di euro nel 2012. Circa tre volte meno". Tutto ciò è impensabile per un Paese che, secondo il dossier 2009 dell'istituto di ricerca Pricewaterhouse Coopers, "possiede il più ampio patrimonio culturale a livello mondiale con oltre 3.400 musei, circa 2.100 aree e parchi archeologici e 43 siti Unesco". Eppure, qualcosa non torna lo stesso, tanto che lo stesso Rapporto evidenzia come con solo la metà dei siti rispetto all'Italia, gli Stati Uniti abbiano, ad esempio, un ritorno commerciale pari a 16 volte quello del Bel Paese. Così come il ritorno dei Beni Culturali della Francia e del Regno Unito è tra 4 e 7 volte quello della Penisola.  


[Pompei - Domus dei Gladiatori]

Insieme al settore turismo, il patrimonio storico e culturale italiano è la fonte preziosa e primaria dalla quale ripartire per rimettere in moto l'economia stagna di un intero Paese per cercare di uscire dalla crisi incrementando il Pil. Ma come si vede spesso, "molte realtà pur avendo enormi potenzialità di crescita, non sono valorizzate", o almeno non come dovrebbero. Se secondo le stime di PwC è vero che i due settori insieme "contribuiscono ad accrescere il prodotto interno lordo dei principali Paesi europei in media del 14% annuo, ma l'Italia con il 13%, circa 203 miliardi di euro, è ben lontana dal 21% ottenuto, ad esempio, dalla Spagna (pari a 225 miliardi di euro)". Male anche i ricavi derivanti dai bookshop dai musei statali italiani che, si legge nel dossier, "sono pari al 38% del solo Metropolitan Museum, di dimensioni simili al solo Louvre (poco più di 20 milioni di euro annui)".



"Pompei non è in emergenza, si sta sfaldando", ha commentato Diana De Feo (Pdl) poco dopo aver appreso la notizia del nuovo crollo a Pompei, citando quanto affermato il 25 febbraio dall'architetto Antonio Irlando dell'Osservatorio per patrimonio culturale: "La 'situazione gravissima perché per un crollo reso noto, ce ne sono altri nove di cui non si viene a sapere, uno per ogni 'Regio' della città". I lavori di restauro sono iniziati grazie al finanziamento dall'Unesco che, per il 'Piano Pompei', ha già stanziato 105 milioni di euro. Altri 20 milioni di euro sono sempre dall'Unesco insieme a partner francesi, ai quali si aggiungono 40 milioni di euro che, a quanto pare, giacevano in cassa  in attesa di essere impiegati in qualche modo. Un tesoretto per utilizzare il quale, ha annunciato la De Feo chederà "un'interrogazione parlamentare al ministro dei Beni Cultiurali Ornaghi per capire bene quali sono i lavori e come sono impegnati questi 40 milioni da un anno a questa parte".

A scanso di inutili equivoci, invece, qualora ce ne fosse bisogno, il ministero per i Beni Culturali nella persona del segretario generale Antonia Pasqua Recchia, fa sapere che "tutti i 105 milioni di euro" stanziati dall'Unesco verranno spesi per il restauro del sito archeologico di Pompei. "Nemmeno un euro - ha detto il segretario - sarà destinato ad altre cose".